Domenica 15 Marzo (DOMENICA – Viola o Rosaceo)
IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO A)
1Sam 16,1.4.6-7.10-13 Sal 22 Ef 5,8-14 Gv 9,1-41
di Caterina Bruno🏠home
Ho chiuso gli occhi ed è giunta la luce.
Dareen Tatour
Sono tante le mani che si sovrappongono e mi chiudono gli occhi. Mi trattengono come catene. È un gioco malsano, quello di stanare il cattivo nelle storie che ci raccontiamo. Mi tiene ancorata a una mentalità da vittima. Sto davvero scontando le colpe dei miei? Mi racconto che non so cosa voglia dire riconoscersi, darsi spazio, accogliersi. Mi ripeto il male che mi è stato fatto e che ho causato, ma in questa logica non c’è via d’uscita, non c’è spazio per l’azione di Dio. A che servono queste parole d’accusa?
Ora non capisco bene cosa stia succedendo, so solo che quest’uomo ha preso il mio viso sporco tra le sue mani. Sono come all’inizio della creazione, nient’altro che assetata polvere del suolo. Ma la mia terra è baciata. Le mie lacrime si mescolano con l’odore di terra bagnata sulle palpebre. Sono fango. Sono come argilla nelle mani di un vasaio. Lo sento lo sguardo di quest’uomo su di me: le cose possono cambiare. È lui, l’Inviato per me? Mi fido, faccio ciò che mi dice. Procedo a tentoni verso la fonte. Mi chino e lascio che quest’acqua lavi via tutto. Apro gli occhi. Sono alla luce. E subito, dentro e fuori di me, gli equilibri saltano. C’è chi mi vorrebbe ancora cieca, c’è chi inizia a dubitare che lo sia mai stata, c’è l’indifferenza dei miei stessi genitori. Questo nuovo sguardo sulla realtà divide. Rivela altri tipi di cecità, come il rifiuto di ascoltare. Una cecità che caccia il fratello. Racconto la verità, la guarigione, ma nessuno mi crede. Per loro resto una peccatrice. A tutti interessa solo trovare un colpevole. Solo Gesù vede l’uomo. Mi aiuta a vedere l’uomo. Gli occhi si abituano piano alla luce, distinguo prima l’uomo che è, poi il profeta, e infine, da ritrovata, da raggiunta, vedo che è il Signore. È colui che parla con noi: ascoltarlo è vederlo, è vedere.
Immagino
Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Rifletto sulle domande
Cosa o chi mi tiene chiusi gli occhi e quale rumore o parola o gesto mi raggiunge?
Che cosa vedo?
Cosa mi fa dire “credo”?



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