Domenica 22 Marzo (DOMENICA – Viola)
V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Ez 37,12-14 Sal 129 Rm 8,8-11 Gv 11,1-45
di Alessandro Cortesi o.p.🏠home
Morte e vita, nel loro opporsi vengono a costituire il contrasto presentato nelle letture di oggi. La visione di Ezechiele presenta la desolazione di un panorama di morte a fianco dello stupore per il risvegliarsi della vita: il popolo d’Israele è raffigurato come una distesa di ossa inarticolate in una valle deserta, metafora a significare la situazione di dispersione e disorientamento. Ad essa si oppone la forza di vita portata dallo Spirito di Dio. Lo sguardo del profeta vede un futuro in cui queste ossa trovano articolazione, possibilità di riunione e movimento di vita. Il dono dello Spirito porta a nuova vita. La metafora delle ossa aride è utilizzata qui per descrivere il rialzarsi del popolo al ritorno dall’esilio in terra di Babilonia (dopo il 538 a.C.), il riprendere vita generato dallo Spirito di Dio. La risurrezione di cui parla Ezechiele è innanzitutto un fatto spirituale e collettivo. Poco prima aveva infatti annunciato: ‘Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo…’ (Ez 36,26).
Nella seconda lettura Paolo presenta la condizione del cristiano come di chi vive nella risurrezione, avendo sconfitto la morte: morto al peccato vive l’esperienza dello spirito come vita nuova. Il Padre, che ha risuscitato Gesù Cristo dalla morte, darà vita anche ai corpi mortali per mezzo dello Spirito. E’ una presentazione del significato del battesimo quale percorso di trasfigurazione della vita del credente. La vita nuova coinvolge tutta la persona, anche la corporeità, inserita nel gemito di tutta la creazione, chiamata a partecipare ad una storia di vita. In questo sospiro Paolo vede il divenire uomini e donne nuove in Cristo nuovo Adamo.
Nel capitolo 11 del IV vangelo il ‘segno’ della vita, dell’uscita dal buio del sepolcro, segue gli altri segni. Gesù dice a Marta. ‘tuo fratello risusciterà’. Ciò costituisce una conferma della fede di Marta che gli risponde: ‘So che risusciterà nell’ultimo giorno’. Ma Gesù propone un annuncio inaudito: ‘Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore vivrà: chiunque vive e crede in me non morrà in eterno’. Ogni segno nel IV vangelo è orientato a condurre all’unico grande segno in cui Dio rivela la sua gloria, la sua vita, il segno dell’amore fino alla fine, la morte di Gesù sulla croce quale momento di rivelazione del volto di Dio come amore. Gesù propone a Marta non solo di vivere la fede nella risurrezione nell’ultimo giorno, ma di incontrare sin d’ora la presenza di lui come vita: nell’incontro con Gesù, nel rispondere a lui, per Marta – e per ognuno di noi – sta già la possibilità di una vita nuova, sta già l’esperienza della risurrezione. Gesù guida Marta ad aprirsi non solo al superamento di una mentalità che vede la vita chiudersi con la morte ma la invita anche ad uscire fuori, come grida a Lazzaro ‘Vieni fuori’. Uscire fuori è apertura a scorgere che la morte non è fine ma inizio. In Gesù la morte è stata vinta e il dono della risurrezione, dono dell’incontro con lui è realtà già in atto nella nostra esistenza.
Paradossalmente con il segno di Betania Gesù genera un inasprimento dell’opposizione contro di lui: proprio in quei gesti di vita si viene a preparare la sua morte. Betania è così luogo di morte e di vita. Di fronte alla morte Gesù è turbato e reagisce opponendosi a tutto quello che essa comporta. Negli elementi che si dispiegano nel ritorno alla vita di Lazzaro il IV vangelo vede già in filigrana l’annuncio della risurrezione di Gesù: le lacrime di chi piange alla tomba, il sepolcro e la pietra, le fasce, l’invito a ‘lasciar andare’. Il segno di Lazzaro rinvia così al segno definitivo, la morte di Gesù sulla croce come momento di rivelazione della gloria. Lì sulla croce si rende visibile il volto di Dio: con il suo dono Gesù ha sconfitto la morte e ha proclamato la vita. Da qui la promessa che anche la nostra vita non è passaggio dalla vita alla morte ma cammino di inizio in inizio, di vita in vita nuova.




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