Francesco Botta Commento V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Domenica 22 Marzo (DOMENICA – Viola)
V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Ez 37,12-14   Sal 129   Rm 8,8-11   Gv 11,1-45

di Francesco Botta🏠home

Siamo nella quinta domenica di quaresima e oggi la liturgia ci fa già pregustare il profumo della risurrezione, della vita nuova, quella che proviene da Cristo. Anche nell’orazione colletta ci rivolgiamo al Padre chiamandolo “Dio dei viventi”, ovvero di coloro che sono vivi.

Vivere non è solo respirare, ma molto di più… ha a che fare con l’amore. Gesù ce lo trasmette pienamente, come leggiamo anche nel Vangelo di oggi, in cui per tre volte lo vediamo piangere, lacrimare: espressione che indica la manifestazione di un dolore che nasce da un amore grande per un amico. Non è da sottovalutare questo particolare. Il pianto esprime qui il cuore di Gesù, un cuore che batte, un cuore che ama. È da questo cuore che sgorga la potenza della vita, che è potenza d’amore.

Il Vangelo richiama un contesto di morte, nel quale Marta e Maria rischiano di mettere la loro residenza. Non credono nella vita, non si considerano più sorelle di Lazzaro, ma sorelle di un morto, come il brano del Vangelo dimostra attraverso la ricorrenza di questa espressione.

Marta e Maria ci mettono una pietra sopra, in tutti i sensi. È in questo contesto che Gesù interviene con un’indicazione molto chiara: “togliete la pietra!”. Proprio voi che l’avete messa, toglietela! Di fronte a un contesto di morte, Gesù assume un tono imperativo; la morte non può avere l’ultima parola, anche nei nostri pensieri e nei nostri ragionamenti. Cristo non può permettere che i suoi si lascino vincere dalle tenebre. Per questo motivo Gesù assume un tono imperativo e comanda che la pietra venga tolta, soprattutto dal loro cuore.

A questo punto il morto viene fuori con le mani e i piedi legati. Questa in effetti non era la maniera di seppellire i morti da parte dei Giudei, eppure qui il morto ha le mani e i piedi legati, a indicare un pensiero imprigionato nella morte. Forse sono proprio loro che lo hanno reso prigioniero della morte. È quello che capita spesso anche a noi con i nostri cari… siamo noi che li rendiamo prigionieri della morte e non li lasciamo vivere davvero, non li riconosciamo vivi per quello che sono. Per questo motivo Gesù chiede di scioglierlo e di lasciarlo andare, ovvero di lasciarlo vivere. È quello che ci capita con la nostra vita: la imprigioniamo in logiche che invece di dare vita, la tolgono, la soffocano. Lo facciamo anche con le nostre relazioni, spesso anche in nome di un presunto amore. Si tratta di una logica mortifera, che non permette alla vita di venir fuori.

Quante volte anche noi mettiamo una pietra sopra su tante situazioni, su tante relazioni, anche su quelle con coloro che già vivono la dimensione divina. Gesù ci chiede un cambio di prospettiva: ci chiede di credere in lui, autore della vita. In lui tutti vivono e tutto vive. Siamo inseriti in un’esistenza che è chiamata a portare il profumo della risurrezione. La morte porta cattivo odore, come leggiamo anche nel brano. La risurrezione profuma, perché l’amore profuma, come si legge all’inizio del brano, quando si fa riferimento a Maria come colei che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli. Solo l’amore di Cristo rende eterna la nostra esistenza.


Lascia un commento