Don Paolo Zamengo”Ricordati che puoi risorgere”

Domenica 22 Marzo (DOMENICA – Viola)
V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Ez 37,12-14   Sal 129   Rm 8,8-11   Gv 11,1-45

di Don Paolo Zamengo

Nel Vangelo di Giovanni assistiamo a quello che forse è il miracolo più
grande di Gesù: la resurrezione di Lazzaro. Viene richiamato alla vita un
uomo che da quattro giorni era nel sepolcro. A Betania la morte ha un
odore acre: è l’odore della pietra chiusa, del pianto che riempie la
casa, della speranza che sembra arrivare troppo tardi. 
Tutto il racconto si muove dentro questo stretto spazio segnato dal lutto:
una famiglia ferita, due sorelle che vegliano un’assenza, un amico che non

c’è più e un sepolcro che sembra avere avuto l’ultima parola. La morte, del resto, non ha bisogno di essere creduta: si impone con una evidenza brutale, attraversa le cronache quotidiane, abita i conflitti e le guerre, si affaccia sulle strade dove la violenza spezza tante. Eppure, proprio quando vediamo morte dovunque, impariamo anche a rimuoverla, a dire che non ci riguarda, come se la distanza potesse proteggerci dalla sua domanda radicale. Il Vangelo di Giovanni ci obbliga a fermarci davanti al sepolcro, non ci consente una fuga e sostiamo in quel luogo scomodo dove il dolore non può essere addolcito né spiegato. Ci fa intuire che vivere è un continuo tentativo di uscire dalla morte: da situazioni che ci chiudono, da relazioni che si spengono, da paure che ci rendono immobili. Ma quando ogni porta sembra sbarrata, quando la pietra è ormai sigillata che cosa resta? Resta l’amicizia, ed è forse questa la luce più sorprendente. Gesù ama Lazzaro, ama Marta e Maria; ama Betania che è per lui una casa, un rifugio, un luogo dove deporre la stanchezza accumulata lungo le strade del mondo e ritrovare il gusto delle relazioni gratuite. “Lazzaro, vieni fuori!” e il morto uscì. Gesù premia la fede di Marta, sorella di Lazzaro, che fermamente crede nella resurrezione dell’ultimo giorno, nella vita eterna che ci attende. Lazzaro torna nel tempo, unico uomo nella storia a ricominciare la sua vita in mezzo agli altri uomini mortali, unico ad avere una seconda possibilità. Gesù sa che restituire la vita a Lazzaro gli costerà la sua, e infatti dopo Betania la sua sorte è segnata. L’amico vive perché un amico accetta di perdere la sua vita. È una legge dura, ma profondamente vera: l’amore autentico non è mai senza ferite, non è mai senza prezzo. E davanti alla tomba Gesù piange. Piange senza trattenersi, senza difendersi, come piangono gli amici quando la morte spezza un legame irrinunciabile. Non è un pianto rassegnato, ma un pianto che protesta, che si ribella, che dice un “no” radicale alla logica implacabile della morte. Le lacrime di Gesù ci ricordano che la fede non elimina il dolore e non chiede di mascherarlo, ma lo attraversa fino in fondo E allora, ascoltando questo Vangelo così reale eppure così simbolico, riceviamo un insegnamento importante e decisivo: la nostra vita può ricominciare. Spesso ci sentiamo incastrati in un’esistenza triste, arida, infelice, obbligati a ripetere la stessa giornata, incapaci di sterzare per un’altra strada e per un’altra vita, perché ormi è andata come è andata e c’è poco o niente da fare, e ci sentiamo costretti a obbedire a un destino amaro. «Io sono la Risurrezione e la vita», dice Gesù, parlando non al futuro ma al presente. La Risurrezione non è rimandata all’ultimo giorno: accade già ora, ogni volta che una pietra viene tolta, ogni volta che qualcuno trova il coraggio di uscire dal proprio sepolcro interiore. Gesù ci chiama per nome e quella voce può raggiungerci da ogni parte, da ogni persona, da un amico che ci vuole bene, da una frase ascoltata per caso, dalle righe di un libro aperto nelle nostre mani, da un incontro che ci sorprende. E d’improvviso tutto si capovolge. Nuove energie e nuove speranze danzano dentro di noi, un passo, un altro passo e siamo sulla strada della vita nuova e ci sentiamo veri, vivi, lontani chilometri dal sepolcro delle nostre spente abitudini. La resurrezione può accadere in ogni istante della nostra storia e può rinnovarla e illuminarla inaspettatamente. La Risurrezione finale non sarà altro che il compimento di queste piccole, faticose

risurrezioni quotidiane. La memoria non è «ricordati che devi morire», ma un’altra più esigente e più luminosa: «Ricordati che puoi risorgere». Gesù ci aspetta dove nemmeno immaginiamo, ci dice poche parole vere, parole semplici e folgoranti, e tutto può cambiare, in un attimo possiamo risorgere a una vita d’amore, a una vita che mai avremmo pensato così beata e così nuova. Ricordati che puoi risorgere.


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