Sorelle Clarisse Monastero di Bergamo Lectio V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Domenica 22 Marzo (DOMENICA – Viola)
V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Ez 37,12-14   Sal 129   Rm 8,8-11   Gv 11,1-45

di Sorelle Clarisse Monastero di Bergamo🏠home

Gesù si reca a Betania, luogo a lui familiare, nella casa dell’amicizia dove sovente nel suo pellegrinare, ha trovato ristoro, calore umano, solidarietà. Di Lazzaro non sappiamo nulla se non che era amico di Gesù. È questa la sua identità: colui che Gesù amava molto. Di Lazzaro sappiamo anche tutte le lacrime versate per la sua morte: piangono Marta e Maria, i giudei, Gesù stesso. Le lacrime sono l’annuncio che l’amore è sempre minacciato, che la felicità è fragile, perché troppe cose sfuggono al nostro controllo: il mio corpo, il mio cuore e il cuore degli altri, il loro corpo, gli accadimenti della storia e la natura. Gesù ama Lazzaro, fino alle lacrime: io sono Lazzaro, Gesù ama me. È questa la salvezza: il pianto di Dio. Io non morirò per sempre, e questo per il suo amore che non accetta di finire. Ognuno di noi è Lazzaro, malato e amato. Sono io l’amico che Egli non accetta di veder finire nel nulla della morte. Se amico è un nome di Dio, il mio nome è amato per sempre. Quante volte sono morto! Quante volte rimango avvolto dalle bende che mi procuro e che mi tolgono la bellezza del vivere, dell’amare e del gioire? Ci sono morti fisiche, ma ancor più ci sono morti “spirituali”, vivi che sono morti perché hanno perso il senso del vivere e annaspano come automi dietro alle sirene che il mondo propone: moda, potere, successo, sesso…C’è la morte dell’umanità che ha perso il centro della vita, la profondità del vivere, perché ha perso la profondità del pensare e la bellezza del cercare. Occorre togliere le pietre dei sepolcri nei quali dormiamo per risvegliarci ed essere dei viventi. Non pensiamo che questo sia rivolto solo ad altri, abbiamo il coraggio di entrare nei nostri sepolcri e di dare voce alle nostre piccole o grandi morti, alle nostre piccole o grandi oscurità dell’anima che ci soffocano o ci fanno dormire. Anche l’iper-attività può nascondere una pietra che appesantisce l’uomo interiore che anela a risorgere! Abbiamo bisogno di qualcosa che ci tiri fuori da ciò che stiamo vivendo e che faccia ripartire l’esistenza: non può essere un semplice ragionamento, ma proprio l’esperienza della Risurrezione. La vita eterna non è semplicemente la vita dell’aldilà, ma ha a che fare con tutti i tempi della nostra vita, con il presente che viviamo. La resurrezione è possibile per tutti perché è costata le lacrime di Dio, perché il suo amore per noi, suoi amici, non finisce mai, è eterno, perché Lui prova continuamente dolore per il mondo. Quando le nostre lacrime scorrono e pesano, lui è con noi come resurrezione nella morte. Chi si coinvolge con Gesù, crede in lui e cerca di vivere la vita di Gesù, abita l’amore che rimane anche attraverso la morte. Il passaggio dell’amato Lazzaro dalla morte alla vita, anticipa ciò che Gesù farà di lì a poco quando, avendo amato i suoi, li amerà fino alla fine (Gv 13,1), consegnandosi a quella morte che non potrà trattenerlo perché la potenza dell’amore scioglie i legami degli inferi.


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