Don Marco Ceccarelli Commento DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)

Domenica 29 Marzo (DOMENICA – Rosso)
DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)
Is 50,4-7   Sal 21   Fil 2,6-11   Mt 26,14- 27,66

di Don Marco Ceccarelli🏠home

Testi di riferimento: Es 24,8; Sal 40,7-9; 69,20; Lam 3,30; Is 42,1; 49,7-8; 52,14; 53,2-12; Ger
1,18; Ez 3,8-9; Mi 4,14; Dn 9,26; Zc 9,9; Mt 5,39; 20,19.22.28; Mc 9,12; Gv 6,51-53; 8,29; 10,18;
14,31; 16,33; At 8,33; Rm 15,3; 1Cor 10,16; 11,23-26; Gal 3,13; 2Cor 8,9; Col 1,24; 1Tm 6,13; Eb
5,8; 10,5-9; 12,1-2; 13,6; 1Pt 2,21-24; 4,1.16

  1. La settimana santa ha inizio la domenica della palme «della passione del Signore» che unisce insieme il trionfo regale di Cristo e l’annunzio della passione. Nella celebrazione e nella catechesi di questo giorno venga messo in luce l’uno e l’altro aspetto del mistero pasquale (Congregazione per il culto divino, Preparazione e celebrazione delle feste pasquali, n. 28). I due aspetti presenti nella liturgia della Domenica delle Palme vanno dunque esposti entrambi anche, e soprattutto, nell’omelia, dato che essa non si deve omettere (ibid. n. 34), nonostante la lunga lettura della passione. Eppure tali aspetti non sembrano associarsi molto spontaneamente. Infatti, che ha a che fare il trionfo regale di Gesù con la sua morte ignominiosa sulla croce? Nondimeno Gesù è effettivamente il re messianico che entra in Gerusalemme per essere intronizzato sulla croce come “il re dei giudei”.
  2. Nella prima domenica di quaresima abbiamo visto Cristo, tentato dal demonio di scegliere la via della gloria umana (Mt 4,8-9) piuttosto che la via della croce preparata dal Padre. Alla fine della Quaresima ci troviamo con Gesù, alla fine del suo ministero, davanti alla tentazione di assumere lo status di re voluto dalla folla. In cambio della gioia che gli era posta innanzi (dal demonio?), si sottopone alla croce e si è seduto alla destra di Dio (Eb 12,2). La domenica delle Palme è la festa della regalità di Cristo, quella regalità che si compie morendo sulla croce. È sulla croce che Cristo regna, perché lì ha vinto il demonio, la paura della morte e l’attrattiva del mondo. Sulla croce Cristo regna sul demonio, sul peccato, sulla morte, sul mondo.
  3. La domanda chiave: cosa ha di speciale la passione di Cristo?
  • Partiamo da un dato evidente. I racconti della passione sono il cuore di ognuno dei quattro vangeli. Come qualcuno ha detto, i vangeli non sono altro che il racconto della passione di Gesù preceduti da una ampia introduzione. Questa affermazione non è esagerata se pensiamo che anche il vangelo di Matteo, che consta di 28 capitoli per tutta la vita terrena di Cristo, ne dedica ben due (quelli della liturgia odierna) per descrivere avvenimenti che coprono l’arco di tempo di nemmeno ventiquattro ore. È chiaro che l’interesse principale di tutti gli evangelisti va ai fatti della passione. Dobbiamo ritenere che questo interesse non sia soltanto degli evangelisti, ma rifletta quello della primitiva comunità cristiana. La Chiesa apostolica ha considerato la passione di Cristo l’evento centrale della propria predicazione. Ciò non è per nulla scontato, dato che per gli apostoli – come è anche per noi – la morte in croce del loro maestro, era stata senza dubbio qualcosa di estremamente scandaloso e vergognoso. Come mai allora non sorvolare un po’ sul racconto della passione e dare magari più spazio agli episodi che descrivono Gesù risorto? Il cambio di prospettiva mostrato dagli apostoli nei confronti della croce, dopo che ne erano rimasti profondamente scandalizzati, ci fa capire come essi debbano avere ricevuto una enorme illuminazione (la Pentecoste); fatto questo che si può constatare anche nell’esperienza di san Paolo. Hanno ricevuto quella “sapienza della croce” che ha permesso loro di capire come Dio si era manifestato attraverso la passione del suo servo Gesù. Ma cosa hanno capito gli apostoli della passione di Cristo? Che cosa lo Spirito Santo ha mostrato loro riguardo quest’uomo crocifisso? Che cosa cioè ha di speciale la croce di Cristo?
  • Come sappiamo, Dio non ha risuscitato uno qualsiasi, ma proprio “quel Gesù che voi avete crocifisso” (At 2,23-24.36; 3,14-15; 4,10; 5,30; 10,39-40; 13,28-30). Ciò significa che Cristo non è uno dei tanti crocifissi della storia dell’umanità; se Dio ha risuscitato proprio questo crocifisso (e non un altro!) ciò significa che la passione di Gesù ha qualcosa di speciale. Poniamoci seriamente la domanda: come mai Dio ha risuscitato proprio Gesù e non un altro? La domanda può sembrare bizzarra e ridicola. A noi ci verrebbe subito da rispondere: ma è ovvio, egli era Dio; e questo è senz’altro vero. Tuttavia ciò che rende speciale la croce di Cristo non è soltanto il fatto che egli era Dio. Egli era anche veramente uomo e in quanto veramente uomo egli ha compiuto la missione che il Padre gli ha dato morendo in croce. La sua passione è stata una vera passione, di un uomo che ha sofferto veramente (la fede cattolica ha sempre condannato chi sosteneva che “nella passione della croce era Dio a soffrire, e non la carne con l’anima che il Figlio di Dio Cristo aveva rivestito”: Denzinger 166). Ciò significa che anche per quanto riguarda l’uomo Gesù la sua croce ha qualcosa di speciale. Questo è quanto i racconti della passione vogliono trasmetterci e spiegarci.
  • Ciò che ha di unico il mistero pasquale di Cristo non è soltanto il finale glorioso, ma anche il modo con cui si è svolta la stessa passione. La chiave alla passione di Cristo va trovata nella figura misteriosa del “Servo di Jahvè” descritta nella prima lettura odierna e in altri passi del libro di Isaia (42,1-7; 49,1-9; 52,13-53,12). Ciò che ha di speciale la croce di Cristo è il fatto che egli nella sua passione e morte incarna perfettamente la figura del Servo di Jahvè, quanto di lui era stato profeticamente annunciato in relazione alla salvezza dei “molti”. Gesù stesso prima di andare incontro alla sua passione rivela ai discepoli questa realtà, facendo riferimento esplicito alla figura del Servo (Lc 22,37; Mt 26,52-56). Pur sapendo che lo stanno per arrestare, pur conoscendo ciò a cui andrà incontro, pur avendo pieno potere di sfuggire a quella sorte, egli si consegna volontariamente alla morte, senza difendersi, esattamente come descritto per il Servo che in tal modo doveva caricarsi dei peccati del popolo e dei molti perché essi fossero salvati. Gesù poteva benissimo evitare di farsi arrestare e di subire la passione. Poteva nascondersi, lasciare che i suoi discepoli lo difendessero (Mt 26,51), chiedere al Padre dodici legioni di angeli (26,53). Invece Gesù rinuncia a difendersi, sia nel momento dell’arresto, sia in seguito davanti alle accuse e alla condanna a morte. La sua passione non è una disgraziata conclusione della sua attività di profeta; egli non è semplicemente uno dei tanti innocenti vittime della malvagità umana. Chiunque di quelle vittime avrebbe volentieri evitato la fine che ha fatto se solo avesse potuto. Cristo no. Il punto chiave della passione di Gesù, la sua “specialità”, è che egli non si difende davanti al male, ma si offre spontaneamente per subirlo. E fa questo affinché si adempissero le Scritture relative al Servo.
  • La sua non resistenza al male permette a Gesù di caricarsi dei peccati dell’umanità. Non difendendosi davanti al male ingiusto che subisce, Gesù si carica dei peccati, di quelle “malattie” che erano non sue, ma del popolo (Is 53,4-5; Mt 8,17), degli uomini, perché noi tutti potessimo ricevere, per la fede in lui, la guarigione e la salvezza.
  1. L’unico crocifisso voluto da Dio è Cristo (cfr. Is 53,10). L’unico crocifisso che salva è Cristo.
    Eppure ciascun cristiano può dire con san Paolo: «Completo nella mia carne quello che manca alla passione di Cristo in favore del suo corpo che è la chiesa» (Col 1,24). Se siamo cristiani, se siamo
    cioè parte del corpo di Cristo, le nostre sofferenze sono le sue sofferenze, quelle sofferenze che salvano. Ma salvano appunto se e in quanto sono le sue sofferenze. La chiesa ha il compito di “completare” la missione di salvezza di Cristo caricandosi del male del mondo per annullarlo.

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