Domenica 29 Marzo (DOMENICA – Rosso)
DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)
Is 50,4-7 Sal 21 Fil 2,6-11 Mt 26,14- 27,66
di P. Andrea Fulco🏠home
Andiamo anche noi verso Gerusalemme, dove in questi giorni scenari di sangue e di guerra non ci fanno pensare alla pace. Riprendiamo in mano il ramo di ulivo o la palma per salutare il Re dei re, il Figlio di Davide che entra trionfante su una mula come i Messia. “Ti auguro di essere un asino” non è proprio dispregiativo, se questo può voler dire essere capaci di portare Gesù, il Figlio di Davide che entra osannato: benedetto colui che viene nel nome del Signore, osanna al Figlio di Davide. Ma non ci entusiasmiamo troppo nel cantare osanna, che ben presto diventa “Crucifige!”. È la cruda realtà: quando siamo sconvenienti e diciamo qualcosa di vero che non piace, non siamo più degni di stima e di acclamazione, ma al contrario diventiamo il bersaglio di chi ci condanna e ci vuole crocifissi.
In questo scenario di passione ritroviamo le passioni quotidiane di chi fatica per andare avanti in questa guerra di sopravvivenza economica e sociale: ci sono i Pilato di turno che si lavano le mani e non vorrebbero prendere posizione per difendere la poltrona del potere. C’è il volto trasfigurato dalle beffe di chi si diverte a umiliare con diverse forme di flagello: odio, indifferenza e il nostro edonismo inchiodano gli innocenti sui moderni patiboli di oggi.
Una Passione di Cristo rivista e aggiornata ci aiuta a riflettere sul nostro cammino quotidiano verso la Pasqua. Questa Domenica delle Palme, chiamata anche di Passione, ci aiuta a sentire la passione dell’amore che si dona in un gesto libero e gratuito di offerta. La salvezza è sempre un atto di Dio che, in Cristo, si offre senza riserve: nel prefazio meditiamo: “Si offrì liberamente alla passione, stese le braccia sulla croce e, morendo, distrusse la morte e, risorgendo, apre a noi la vita”. Sulla croce abbiamo la piena manifestazione di Dio Amore per l’uomo.
Cristo ha a cuore la sorte dei viventi, il traboccamento dell’amore di Dio, come lo definisce un grande teologo tedesco, von Balthasar, che dice che sulla croce contempliamo l’amore estatico di Cristo. Per Hans Urs von Balthasar, l’amore estatico della croce è il cuore della rivelazione cristiana, dove Dio si dona totalmente nel Figlio. Non è un semplice dolore, ma l’uscita da sé (estasi) dell’amore divino, che si espone alla sofferenza estrema e alla morte per risorgere, rivelando la sua essenza trinitaria e salvifica nel dono totale di sé. Solo quando ci si annulla così si ama veramente.
In questa ottica comprendiamo che il gesto supremo di Cristo è superaltruistico: va oltre l’autoreferenzialità dell’egoismo umano per lanciarsi sugli altri. In questa prospettiva il dramma diventa speranza per l’umanità: la croce, scuola di amore, come direbbe anche S. Agostino, omelia 119: “C’è qui un insegnamento morale. Egli stesso fa ciò che ordina di fare e, come maestro buono, col suo esempio insegna ai suoi che ogni buon figlio deve aver cura dei suoi genitori. Il legno della croce, al quale erano state confitte le membra del morente, diventò la cattedra del maestro che insegna”.
Rimettiamoci sui banchi e impariamo questa lezione dolorosa di amore, che diventi per tutti motivo per crescere nella fede, nella speranza e nella carità.



Lascia un commento