Domenica 29 Marzo (DOMENICA – Rosso)
DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)
Is 50,4-7 Sal 21 Fil 2,6-11 Mt 26,14- 27,66
di Figlie della Chiesa🏠home
La Liturgia della Parola di questa domenica ci introduce nella Settimana Santa, la settimana per eccellenza del cristiano, dove si concentrano gli eventi fondamentali della vita di Gesù: la sua Passione, Morte e Resurrezione. Dostoevskij in una delle sue opere dice: “La bellezza salverà il mondo” e quando fa questa affermazione ha in mente l’immagine della Pietà: Cristo sofferente e morente è l’immagine della bellezza vera e autentica. La corona di spine e la canna tra le mani di Gesù sono l’immagine di un mondo che deride ciò che non comprende.
Scrive M. Previato: “Quegli oggetti di scherno rivelano la vera regalità di Gesù, che si realizza pienamente nel mistero della croce; una regalità diversa, simbolo della forza che nasce dall’amore, della bellezza che fiorisce nella ferita”. La croce ci offre la possibilità di avere uno sguardo diverso sul mondo: ci consente di riconoscere in ogni volto, anche nel più ferito, un riflesso della bellezza di Dio. Cristo, con una corona di spine e con lo scettro di una canna ridicola, ci rivela la verità più grande: l’amore è la sola regalità che non passa.
Il brano della lettera ai Filippesi (2,6-11) che precede la lettura della Passione secondo Matteo, ci presenta lo “svuotamento” del Cristo, che dalla sua gloriosa divinità scende fino al livello infimo dell’umanità: la morte di croce, il patibolo che Roma destinava agli schiavi e ai terroristi.
Matteo ci propone una trama degli avvenimenti che sembra stia a rappresentare la strada che i discepoli del maestro devono seguire. Simone di Cirene, le donne, non sono spettatori o testimoni neutri; possiamo considerarli quasi dei modelli della sequela di Gesù, anche nell’istante ultimo e decisivo.
La passione con le sue sofferenze e la morte è il momento più profondo della vicinanza che Dio, in Gesù, esprime verso l’uomo che soffre e muore. Dio entra nelle nostre coordinate tragiche e quotidiane, modeste e terribili, per seminare la scintilla dell’infinito e della salvezza.
Un altro elemento che emerge dal racconto della Passione è la particolare atmosfera che accompagna la via della sofferenza di Gesù. Essa si rivela come un viaggio nella solitudine più insopportabile. Tutti lo abbandonano: da Giuda che lo tradisce a Pietro che lo rinnega, fino a tutti gli altri discepoli; dai membri più qualificati del suo popolo fino alla folla più povera e semplice.
Ma il vertice è in quel misterioso silenzio del Padre, sperimentato da tutti i sofferenti della terra, ma unico e sconvolgente in Cristo, il Figlio. L’odio degli uomini si scatena, la paura degli amici prevale, il silenzio di Dio sconcerta. In Gesù troviamo, quindi, tutta la vicenda del dolore umano. Egli raccoglie in sé tutte le lacrime e tutte le lacerazioni fisiche ed interiori per portarle a Dio e dar loro un senso che solo Dio può rivelare.
Uno studioso tedesco, Martin Kahler, ha definito i Vangeli “una narrazione della Passione con un’estesa introduzione”. Senza la morte e la resurrezione la storia di Gesù sarebbe al massimo quella di un personaggio di alto livello morale e spirituale. La croce pertanto proietta la sua luce su tutta la vicenda evangelica, la interpreta e ne svela il significato ultimo. La Passione e la Morte di Gesù sono sicuramente il segno più evidente della sua umanità e, quindi, della sua fraternità con noi. Soffrire e morire sono l’indizio per eccellenza del nostro limite, della nostra “finitudine”, della nostra debolezza: sono un po’ la nostra carta d’identità di esseri umani.
Il racconto evangelico di Matteo insiste molto sulla sofferenza e sulla cruda realtà delle ultime ore di Gesù. Viene proposto un elenco di testimoni che attestano gli eventi nella loro realtà amara e storica. Al Getsemani sono Pietro e i figli di Zebedeo che assistono alla paura e all’angoscia del Cristo. Sulla “via crucis” è di scena Simone di Cirene. Al Calvario, sono presenti tre donne: Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe e la madre dei figli di Zebedeo. Alla sepoltura è presente Giuseppe d’Arimatea e vengono coinvolti il centurione e persino Pilato.
La vicenda di Cristo non è un’idea o un mito, non è una semplice espressione di fede, ma riguarda una persona concreta, entrata nel nostro tempo e nel nostro spazio, sottoposta ad esperienze che continuamente si ripetono nella storia dell’umanità (tradimento degli amici, oppressione del potere, processi e persecuzioni, tortura e sofferenza… morte).
Sul Calvario, davanti al Cristo morto ma anche di fronte a segni straordinari: il velo del tempio squarciato in due, la terra che trema, le rocce che si spezzano, i sepolcri che si aprono e molti corpi di santi, che erano morti, che risuscitano… un pagano, il centurione romano e quelli che con lui facevano la guardia, proclamano la perfetta definizione di Gesù: “Davvero costui era Figlio di Dio!” (27,54).
Nella morte in croce di Gesù, senza fraintendimenti, si svela in pienezza il suo segreto: egli non è un messia politico, un trionfatore, ma il Figlio di Dio che donandosi salva. L’evangelista sembra dirci che solo accettando la miseria del Gesù uomo e il paradosso della croce, potremo scoprire il Figlio di Dio. Solo conoscendo la solitudine di Gesù e il suo silenzio sofferente, riusciremo a vederne il vero volto luminoso. Facendo eco a un’immagine che Lui stesso ha usato: è la via stretta che alla fine ci conduce alla porta spalancata del Regno, è la fedeltà quotidiana nella giustizia e nella povertà che ci introduce all’alba del nuovo giorno.
Per la riflessione
- “I Vangeli sono una narrazione della passione con un’estesa introduzione”: quanto la centralità della passione-morte-resurrezione di Gesù incide nella nostra vita spirituale e nel nostro rapporto con Dio?
- Gli avvenimenti della passione sembra stiano a rappresentare la strada che i discepoli di Gesù devono percorrere: quanto siamo convinti che questo mondo, dove Dio ci ha messi, è il luogo della nostra santità, la strada da percorrere per essere, in ogni istante, gli inviati di Dio nel mondo?
- La croce ci permette di scoprire la bellezza nascosta in ogni volto, anche il più ferito e martoriato, perché esso è un riflesso di Dio: quanto siamo disposti a lasciarci cambiare dallo sguardo di Cristo che, con una corona di spine e una canna ridicola, rivela che l’amore è l’unica regalità che non passa?



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