Domenica 29 Marzo (DOMENICA – Rosso)
DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)
Is 50,4-7 Sal 21 Fil 2,6-11 Mt 26,14- 27,66
di Don Paolo Zamengo
In questa domenica prende inizio la grande Settimana. Celebriamo i giorni decisivi della nostra salvezza a cominciare dall’ingresso di Gesù in Gerusalemme, acclamato come Messia dalla folla. Oggi nelle chiese si proclama il vangelo della Passione per sottolineare il significato di questa domenica di gloria e di sofferenza, che manifesta pienamente il mistero pasquale. Gesù è un maestro di strada. Non ha una pietra e un luogo dove posare il capo. Aveva più volte avvertito i suoi: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte». Ma i discepoli non lo compresero. Non potevano comprendere la «necessità» della passione e restava loro ancora più incomprensibile la parola misteriosa della risurrezione. Quando furono vicini a Gerusalemme accade anche l’inverosimile: la madre dei figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, si era prostrata davanti a Gesù con l’ardente desiderio di assicurare ai figli un posto di primo piano nel regno che Gesù sarebbe andato a inaugurare a Gerusalemme. Tutti gli altri discepoli si erano sdegnati al sentire quelle indecenti parole. Ma non era uno sdegno evangelico: pensavano solo a una concorrenza sleale. Gesù invece aveva dovuto ribadire colui che avesse desiderato essere il primo, doveva farsi schiavo di tutti e mettersi al servizio di tutti. Discorso difficile da capire e da accettare, ieri e anche oggi, e forse sempre. Sulla strada Gesù aveva incontrato anche due ciechi e li aveva guariti. Stavano seduti appena fuori della città di Gerico e sentendo che Gesù passava avevano incominciato a gridare forte: «Signore, figlio di Davide, abbi pietà di noi!» C’era fastidio tra la folla e i rimproveri di quelli che camminavano con Gesù si erano mescolati con le grida sempre più insistenti dei due ciechi. «Che cosa volete che io faccia per voi?». Forse volevano anche loro il privilegio di un posto, di una raccomandazione come invalidi, un intervento di favore? Volevano molto di più. Chiedono di vedere Gesù, di comprendere la sua missione, di riconoscerlo come Messia, dopo averne udito la voce. Udire e vedere sono i verbi della fede. Ed è solo per la fede che anche noi possiamo diventare discepoli e seguire Gesù e accompagnarlo fino alla città santa. Solo nella fede potremo partecipare ai santi misteri della settimana santa e godere della gioia della Risurrezione del Signore. Poi Gesù mandò due discepoli dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte e subito troverete un’asina, legata e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me». Tutto questo appare straordinario: come può Gesù aver visto tutto questo prima? L’entrata di Gesù in Gerusalemme sarebbe venuta dal monte degli Ulivi, acclamato da una folla inverosimile. L’acclamazione «Osanna», ripresa dal salmo 118, si recitava e si cantava quando le processioni entravano nel tempio: ora è rivolta a Gesù, salvatore dei poveri e degli afflitti. Gesù è il vero rappresentante di Dio, rivestito della sua autorità. La folla stese i mantelli sulla strada con rami degli ulivi. L’evangelista descrive un’accoglienza festosa e corale del re-messia, sottolineando l’eccezionalità di ciò che stava accadendo. Inizia il corteo che porterà all’intronizzazione di Gesù, così come avvenne un tempo per il re Salomone (1Re 1,38-40). Gesù è il Signore. Entra come Messia nella sua città per prenderne possesso. Anche se la città, come accadde alla sua nascita, verrà presa da agitazione alla venuta del profeta Gesù, da Nazareth di Galilea. Questo Messia «giusto e vittorioso» è un Messia «mite e umile», per nulla paragonabile a coloro che, in ogni tempo, detengono il potere spesso molto distante anche da coloro che, nella comunità dei discepoli del Signore, hanno il compito di rappresentarlo.
Saremo capaci di entrare nella grande Settimana Santa con la stessa mitezza e umiltà di Gesù? Dobbiamo avviarci verso la Pasqua con la stessa gioia dei due ciechi di Gerico, guariti da un Messia che sale a Gerusalemme non con i segni del potere umano, ma con la potenza dell’unico segno che può portare salvezza: l’amore misericordioso e compassionevole; quell’amore che Dio ci manifesta in Gesù; un amore che si dona, che solamente si dona totalmente. Solo allora potremo cantare anche noi: «Osanna al Figlio di Davide!».




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