don Marco Pozza”Puzzle a Gerusalemme”

Domenica 29 Marzo (DOMENICA – Rosso)
DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)
Is 50,4-7   Sal 21   Fil 2,6-11   Mt 26,14- 27,66

di don Marco Pozza🏠home

Continuò a fare quello che aveva sempre fatto e fino all’ultimo continuò a farlo. Che cos’altro avrebbe dovuto fare se non seguitare fino in fondo nella sua missione ch’era quella di salvare il mondo? “Perchè cambiare il mio stile proprio all’ultimo?” avrà risposto a chi, consigliandogli prudenza, avrebbe voluto che Lui evitasse ciò che gli stava per accadere. Niente da fare: siccome era l’Amore – e poco gl’importava che il mondo non gli accreditasse il credito meritato -, decise che bisognava insistere fino alla fine nel dipendere dalle scelte di chi s’intestardì ad amare. Andò, dunque, a Gerusalemme come chi sa d’andare incontro al suo destino: andare incontro alla morte inconsapevoli d’andarci è da compatimento. Andarci sapendo bene a cosa si va incontro (e non retrocedere di un millimetro) è da santi. In vita prese tutto in prestito dagli uomini: mica era uno di quelli che perdono la testa per la materia, confondendola con l’eterno. A dirla tutta, prese in prestito perchè, fatti bene i conti, era tutto suo: l’uomo era solo l’usufruttuario di questa generosità. Si fa presto a fare quattro conti: da un pescatore prese in prestito la barca per farla diventare il palcoscenico della predicazione; da uno di quelli poco più che fanciulli prese in prestito pani e pesci in modo da sfamare la moltitudine che lo assediava. Oggi, per entrare nella città, prende in prestito un asinello: un puledro, figlio d’asina. Fra qualche giorno si troverà prestato un sepolcro nuovo, scavato nella roccia, dal quale risorgerà dopo settantadue ore di prognosi riservata. Dio può tutto, è padrone del tutto: certi giorni, però, Dio ha bisogno di ciò che l’uomo possiede, anche se è stato Lui a donarglielo. È strano come sovrano: è tutto suo ma avendolo donato all’uomo si troverà costretto, quando ci sarà bisogno, di chiederlo in prestito. Nato ricchissimo, si fece povero perchè l’uomo diventasse ricco lui: è d’allora che, nel bisogno e nell’urgenza, Cristo dovrà chiedere in prestito le cose. Chiedere permesso alla libertà umana.

A Gerusalemme hanno appeso le bandierine, hanno messo i tappeti rossi per strada, le catechiste hanno riempito i cestini di petali di rosa. La città è tutta in festa: molto più di Catania a sant’Agata, Pamplona a san Firmino, Padova a Sant’Antonio. Qui, se solo si credesse, c’è più di Agata, Firmino e Antonio con tutti i loro colleghi e colleghe dell’agiografia. Qui, a Gerusalemme, c’è la ragione che fece grandissimi questi ultimi: c’è Cristo in persona che sta transitando per la città. M’immagino Pilato, asserragliato nel suo fortino dorato, mentre sbircia e vede il suo potenziale antagonista seduto non su un carro alato, su un prototipo preistorico di ferrari, a bordo di un jet privato ma sul dorso di un puledro: “Dove vuole andare uno così” avrà mugugnato tra sé. Eppure, se trovò del tempo per sbirciare dalla finestra e interessarsi di lui, un qualcosa doveva avergli lasciato in dote quella storia, quella pretesa, quell’uomo così fragile da accattivarsi tutto il mondo. Parola dei farisei: «Ecco, tutto il mondo gli è andato dietro» (Gv 2,19). Come si poteva supporre, senz’apparire dei dilettanti, che uno così si vantasse d’essere un misero rivale di Cesare, uno dei tanti candidati al potere o anche un solo arrampicatore sociale? Fino all’ultimo, Cristo cercò di convincere gli avversi del fatto che il suo regno non era di questo mondo. Non ci riuscì, ma ci provò fin che lo lasciarono libero di provarci: in amore anche i tentativi fanno curriculum.

Gerusalemme è una scatola di puzzle: un’infinità di tessere, accavallate su se stesse. Nei prossimi giorni ognuna troverà la sua giusta collocazione: Pilato, Veronica, Simone, l’uomo con la brocca, Giuda, Barabba, Anna, Caifa, la serva del pretorio, i soldati. Le prostitute, i briganti, i masnadieri. Oggi è l’ultimo giorno in cui ci si potrà camuffare, confondendo gli intenti. Quando l’Osanna! diventerà Crucifige! sarà tutto chiaro. Nel frattempo Cristo continua a mostrarsi bisognoso di tutto: dell’asino, dell’affetto, dell’amore. Mai, finora, s’era visto un pretendente al trono che non bastasse a se stesso. Che chiedesse dei prestiti all’uomo.


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