Domenica 29 Marzo (DOMENICA – Rosso)
DOMENICA DELLE PALME (ANNO A)
Is 50,4-7 Sal 21 Fil 2,6-11 Mt 26,14- 27,66
di don Lucio D’abbraccio🏠home
La liturgia della Domenica delle Palme ci consegna un paradosso che taglia in profondità: l’esultanza della folla che acclama «Osanna al figlio di Davide!» convive con l’ombra del grido opposto: «Sia crocifisso!». In questa frattura si riflette la fragilità del cuore umano, capace di ardori sinceri e di repentine fughe.
Gesù entra a Gerusalemme adempiendo la profezia: «Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina». Non avanza come un conquistatore, non impone il suo dominio. È un Re disarmato, e proprio per questo irresistibile. Sant’Agostino ricorda che l’umiltà di Cristo è la medicina che guarisce la nostra superbia: Egli vince non schiacciando, ma consegnando se stesso.
Questa pagina evangelica non chiede un’emozione passeggera, ma una decisione. È facile lodare il Signore quando il cammino è agevole; più arduo è restargli accanto quando la vita si fa ruvida. Accade nelle tensioni familiari che ci logorano, nelle incomprensioni sul lavoro, nelle fatiche che nessuno vede. È lì che si misura la verità della nostra sequela. San Giovanni Crisostomo ammonisce che è inutile stendere i mantelli davanti a Cristo se poi non gli apriamo lo spazio interiore. E Ilario di Poitiers interpreta quei mantelli come il segno di un dono totale, non di un gesto ornamentale.
Pensiamo a quante volte la mitezza ci appare una via perdente: quando vorremmo rispondere con durezza a un torto; quando la tentazione di prevalere sembra più efficace della pazienza; quando il sacrificio quotidiano pesa come una pietra. Eppure, proprio lì il Re mite ci precede.
I rami che oggi stringiamo non sono un ricordo folcloristico, ma un impegno. Sono la dichiarazione che scegliamo questo Re e il suo stile. Chiediamo la grazia di non arretrare nell’ora della prova, di non fuggire quando il silenzio si fa pesante, di seguirlo fino al Calvario. Perché la via della croce non è un vicolo cieco: è la porta che conduce allo splendore senza tramonto della Risurrezione. Amen!



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