Domenica 12 Aprile (DOMENICA – Bianco)
II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO A)
At 2,42-47 Sal 117 1Pt 1,3-9 Gv 20,19-31
di Don Marco Ceccarelli🏠home
Testi di riferimento: Gen 2,7; Sap 16,13-14; Is 11,2; 61,1; Ez 37-9; Mt 6,12; 9,2; 14,33; 18,18;
28,19-20; Lc 1,45; 24,25.36.39-41.47-49.52; Gv 7,13.38-39; 14,16.27; 15,26; 16,5-7.19-22.33;
19,34.37; At 1,8; 2,38; 10,40-41; 20,7; Rm 6,4; 8,9.11; 1Cor 5,7; 15,5.45; 2Cor 5,.716; Gal 3,2-5;
Eb 11,1; 1Gv 1,1-3; 5,6; 1Pt 1,8; 3,19; 4,6; Ap 1,7
- Il tempo delle apparizioni.
- Il tempo di Pasqua iniziato con la domenica di Risurrezione dura fino a Pentecoste. In questo periodo di cinquanta giorni ci sono quaranta giorni che sottolineano il tempo delle apparizioni di Gesù ai discepoli. Le apparizioni sono importanti per la testimonianza che gli apostoli dovranno rendere, poiché Gesù non appare a tutti «ma a testimoni prescelti da Dio» (At 10,40-41). Perché non appare a Pilato e ai sommi sacerdoti? Celso schernisce la fede nella risurrezione; infatti, Gesù non ha voluto apparire a tutti. Sebbene possa sembrare strano, non è vedere un morto risuscitato che cambia la vita di una persona (Lc 16,31). Dopo la resurrezione di Lazzaro, il sinedrio decide di far morire Gesù. Non è stato vedere Gesù risorto a cambiare la vita degli apostoli; ciascuno di loro è tornato “alle sue cose” (Gv 16,31), ovvero alla vita di prima. Ciò che ha cambiato le loro vite è stata la partecipazione alla risurrezione, ricevendo in loro la risurrezione di Cristo attraverso lo Spirito Santo. Essi devono “ricevere potere con la venuta dello Spirito Santo ed essere testimoni” (At 1,8); solo dopo Pentecoste saranno testimoni, anche se già da tempo avevano visto Gesù risorto. Essere testimoni di Cristo significa testimoniare che Cristo risorto vive in loro, e la prova è che la loro vita è stata trasformata. Non c’è alcun vantaggio per chi ha visto Cristo nella carne rispetto alle generazioni future (2Cor 5,16), poiché tutti possiamo ricevere Cristo risorto in noi attraverso l’effusione dello Spirito. Come si riceve lo Spirito? Attraverso la fede nella predicazione. Beati quelli che non avendo visto crederanno (Gv 20,29). Quando Pietro annuncia la buona notizia alla famiglia di Cornelio, lo Spirito Santo scende sopra di loro (At 10,44).
- Cristo appare, cioè si fa vedere, in funzione di un annuncio. Se Maria dice “ho visto il Signore” (Gv 20,18) e così pure gli apostoli a Tommaso (Gv 20,25), ciò è in funzione di suscitare la fede in chi ascolta; è la “parola” da essi annunziata che ha potere di realizzare la Risurrezione in chi ascolta e crede. La visione è importante; senza visione non c’è annuncio. Ma quello che più conta non è la visione di qualcosa esterno a me, ma ciò che ho visto realizzarsi in me. Quando la parola annunciata è accolta, ha il potere di cambiare la propria vita, di trasmettere una vita nuova (1Pt 1,23). Per questo beati quelli che crederanno alla testimonianza di chi ha visto Cristo risorto. La vita nuova viene data per mezzo della parola, che comunica lo Spirito (Ez 37,10). Lo Spirito che dà la vita, che trasmette la Risurrezione, viene dato attraverso la parola profetica, la Parola di Dio (Gv 6,63).
- Il Vangelo.
- Nel primo episodio del brano di Vangelo odierno ci troviamo nel primo giorno della settimana, lo stesso giorno in cui Gesù non è stato ritrovato nel sepolcro ed è apparso a Maria di Magdala. Gesù appare in questo giorno e riapparirà nello stesso giorno dopo una settimana. Qui abbiamo il fondamento della domenica. Sappiamo che gli ebrei celebravano il settimo giorno della settimana. Ma da questo momento, da questa esperienza che gli apostoli hanno fatto dell’apparizione di Gesù risorto in mezzo a loro, cominceranno a riunirsi in quello che sarà chiamata domenica.
- Il farsi presente di Gesù in persona è il fattore decisivo. Gesù si mostra vivo, dopo essere morto. Questo farsi presente è qualcosa di veramente reale. Non possiamo capirlo come una specie di evocazione, di ricordo. Se fosse così non ci sarebbe alcuna gioia perché, al contrario, si accentuerebbe ulteriormente la realtà della assenza. Il fatto è che Gesù è veramente presente, anche nel momento in cui non fosse visibile con gli occhi. È come per i discepoli di Emmaus i quali, nel momento in cui Gesù non è più visibile, essi sono pieni di gioia (Lc 24,31-32). E questa “visione” di Cristo è il fattore determinante della nostra fede. Noi possiamo pensare che dobbiamo credere che Gesù è vivo per il fatto che egli è risorto. Ma è piuttosto il contrario. Noi crediamo che Cristo è risorto perché lo abbiamo visto vivo, benché fosse morto. Nessuno ha visto Gesù risuscitare, nemmeno gli apostoli. Ma essi lo hanno visto vivo – realmente vivo, non un fantasma – dopo la sua morte. Questa è la prova che egli è risorto. E non solo. Il fatto che egli continui a farsi presente nel corso del tempo, significa che ormai la morte non ha più potere su di lui. È questa presenza di Cristo in mezzo a noi il fondamento della nostra fede.
- “Pace a voi” (vv. 19.21.26). Ovviamente non è soltanto un saluto. È la pienezza, la totalità dei beni messianici che vengono offerti agli apostoli. È il perdono dei peccati che Gesù ha ottenuto con la sua morte in croce e di cui i primi beneficiari sono quelle stesse persone che lo avevano abbandonato. Gesù ricomincia con gli stessi, ed essi ricominciano con l’esperienza del perdono. Questo perdono dovranno poi portarlo agli uomini. La pace che Gesù dà è la gioia che nessuno può togliere (Gv 16,22).
- Gesù mostra le mani e il costato. Questo gesto è importantissimo perché lega indissolubilmente la risurrezione con l’evento della croce. Innanzitutto egli è veramente il Gesù che quegli uomini hanno
seguito dalla Galilea e che hanno visto morire in croce, non qualcun altro. In secondo luogo quelle piaghe, sono un marchio indelebile di quanto lui ha compiuto. Il Gesù che appare non è soltanto il
Risorto, ma il morto-e-risorto. Questo può sembrare bizzarro, ma è essenziale. Gesù porta in eterno i segni del suo sacrificio in croce, della sua morte per i nostri peccati, dell’agnello sgozzato che si è
caricato del peccato del mondo. In ogni eucarestia celebriamo questo sacrificio, e «ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo di questo calice noi annunciamo la sua morte» (1Cor 11,26).
Quelle piaghe sono il segno dell’amore eterno che Dio ha avuto per noi. In terzo luogo quei segni rimandano all’annuncio dell’effusione dello Spirito prefigurato nel colpo di lancia sulla croce. Mentre Lc dice che Gesù mostrò le mani e i piedi (24,39-40), Gv dice “mani e costato”. Il costato è quello trafitto dalla lancia e da cui erano usciti sangue ed acqua (Gv 19,34). Grazie al dono della vita di Cristo ci è dato accesso allo Spirito Santo e al perdono dei peccati. Per questo ora i discepoli
possono riceverlo e con Esso rimettere i peccati degli uomini. - “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (Benedetto XVI, Deus caritas est 1). È l’incontro con Cristo risorto il fondamento della fede e quindi della vita eterna che con essa si riceve. È proprio perché si tratta di un incontro con una persona che allora alla fede corrisponde l’amore per tale persona (seconda lettura). A tale incontro si giunge attraverso l’annuncio della Chiesa. Tommaso rappresenta la Chiesa del dopo Pentecoste, che è chiamata a credere e a toccare Cristo, ad avere una esperienza di lui non attraverso la visione diretta, ma attraverso la fede nella predicazione. Il “segno” ultimo e definitivo che Cristo lascia in mezzo agli uomini affinché essi possano credere e avere la vita (Gv 20,30-31) è la Chiesa.
Cristo rimane vivo e presente nella Chiesa e gli uomini potranno conoscerlo e incontrarlo e ricevere lo stesso Spirito e la vita eterna riconoscendo e credendo alla testimonianza di coloro che hanno
udito, visto, contemplato e toccato con mano (Gv 19,35; 1Gv 1,1ss.).



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