Rosalba Manes “Il soffio della misericordia”

Domenica 12 Aprile (DOMENICA – Bianco)
II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO A)
At 2,42-47   Sal 117   1Pt 1,3-9   Gv 20,19-31

di Rosalba Manes 🏠home

Nella II domenica di Pasqua, consacrata alla Divina Misericordia, siamo invitati a gustare la grazia del primo giorno della settimana che non si esaurisce al tramonto del dì, ma si estende alla settimana successiva e fino alla fine dei tempi.

Dopo averci raccontato gli eventi del mattino di Pasqua, Giovanni descrive quanto accade a sera. I discepoli si trovano insieme, ma le porte della casa sono sprangate. Il sentimento che regna all’interno è la paura, «la paura dei Giudei» che, avendo eliminato il Maestro, rappresentano una minaccia per la loro stessa vita. In quella dimora satura di paura ma anche della memoria del Maestro, Gesù si fa presente: vi entra in un modo insolito, «a porte chiuse», si pone in mezzo ai suoi e augura loro lo shalom, la pace, il godimento dei doni di Dio, l’abbandono in Lui.

Dopo la risurrezione, Gesù ci viene presentato con una modalità di presenza nuova: un corpo che è in continuità con quello della sua esistenza terrena e della sua passione – tant’è che ne porta ancora i segni! –, ma che è anche nuovo perché sfida le leggi della fisica. Il pastore ferito non è scomparso. È vivo e offre ai suoi la testimonianza delle umiliazioni subìte: le mani forate e il fianco squarciato. Queste ferite nella carne sono i segni distintivi che permettono ai discepoli il riconoscimento. Riconoscere il Signore nell’offerta totale di sé è per loro esperienza che procura fede e gioia e scaccia la paura perché «il dono di sé, consumato fino alla fine in obbedienza al Padre, è la difficile ma liberante risposta della fede alla paura» (B. Costacurta). E in quell’atmosfera di fede gioiosa il Signore risorto consegna ai discepoli una missione nuova con un gesto che richiama l’atto creativo del Padre: alita sui discepoli il suo Spirito. Come Dio, da esperto artigiano, aveva plasmato l’essere umano dalla terra e aveva soffiato nelle sue narici per trasmettergli la vita, ora il Risorto, figlio amato del Padre, estrae i suoi discepoli dalla polvere della paura e soffia su di loro il suo alito vitale, infondendo loro lo Spirito santo e rendendoli dispensatori del perdono divino. Questi discepoli timorosi e impauriti sono abilitati a riversare sugli uomini e le donne di tutti i tempi la misericordia del Padre, autentica «chiave del Cielo» (Papa Francesco).

Ma tra i discepoli, oltre al «figlio della perdizione», Giuda, manca all’appello anche Tommaso che, quando rientra a casa con gli altri, si mostra scettico dinanzi al racconto della visita di Gesù Risorto. Non avendolo visto, non riesce a credere. Gli servono prove e la vista e il tatto sono il suo unico accesso alla verità. La settimana dopo, Gesù – che ha accolto la sfida di Tommaso – torna e lo invita a fare le sue verifiche: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Tommaso vede ma non tocca. In quelle ferite di dolore scopre i segni dell’amore e getta la spugna: «Mio Signore e mio Dio!». La confessione di fede sgorga da un cuore che si scioglie dinanzi alla presenza di un Dio vivo che non si sottrae alla relazione, non condanna chi fa fatica a credere, ma gli dà appuntamento e lo aspetta. Tommaso ha visto, ma noi, discepoli di oggi, non vediamo. Leggere la vita con la Scrittura e la Scrittura con la vita ci permette di abbracciare la fede e la vita vera, ci permette di vedere il Risorto nell’Eucaristia, nei volti e negli eventi di ogni giorno.

La misericordia, che come nardo si è effusa dal corpo di Gesù, ha espanso una fragranza che ha profumato la vita dei discepoli – Tommaso compreso – e ora profuma anche la nostra vita. A noi, «beati» nel riconoscere il Risorto con gli occhi della fede, è proposta la gioia di collaborare perché la fragranza dell’amore misericordioso impregni il mondo al nostro passaggio.


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