Rocco Pezzimenti Meditazione II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia

Domenica 12 Aprile (DOMENICA – Bianco)
II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO A)
At 2,42-47   Sal 117   1Pt 1,3-9   Gv 20,19-31

di Rocco Pezzimenti🏠home

1. Questo è veramente un brano del Vangelo che ci riguarda, tutti, da vicino. I suoi più intimi seguaci erano riuniti per paura a porte chiuse non sapendo che fare. Gesù si presenta dicendo loro: “Pace a voi!”. Non era forse questo quello che cercavano? Certamente, la pace interiore. Erano turbati, e chi non lo sarebbe stato? Ripete: “Pace a voi!”. Ora, forse, avendoli tranquillizzati un po’, può aggiungere: “Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi”. Giovanni sembra riprendere il discorso dell’ultima Cena nel quale già aveva identificato i predicatori del Vangelo con il Figlio e con il Padre. Il cerchio si chiude. La storia della salvezza ha la sua chiave di lettura.

2. Non a caso, nella storia, abbiamo visto come attaccare la Chiesa nei suoi discepoli ha significato, prima o poi, attaccare la divinità del Cristo e poi, persino, l’esistenza del Padre. C’è poi un altro aspetto di questo brano che ci riguarda da vicino: l’assenza di Tommaso, detto Didimo. Quando gli altri gli dissero di aver visto il Signore, la sua risposta fu inequivocabile: “Se non vedo nelle sue mani l’impronta dei chiodi … non crederò”. La seconda volta che Gesù venne a porte chiuse, c’era anche Tommaso. Conosciamo tutti la storia, ma quello che è importante è la Beatitudine che il Signore lascia per i secoli futuri: “Beati quelli che credono senza aver visto!”, cioè noi.

3. Giovanni esplicita il senso di tutto ciò che riferisce, anche qui in modo inequivocabile: “queste cose sono state scritte affinché crediate che Gesù è il Messia e il figlio di Dio e affinché, credendo, abbiate la vita nel nome di Lui”. la vita che non passa che è la vita che desideriamo e che vogliamo e che soltanto il Cristo, “via, verità e vita”, può darci. Non siate increduli, ci dice per mezzo di Tommaso che, certo, era provvidenzialmente assente la prima volta, perché rappresentava tutti quegli assenti a quella scena che, nel corso dei secoli, sarebbero stati chiamati a confrontarsi con quel mistero e dare la loro ineludibile risposta.

4. Ringraziamo Dio, come ci ricorda oggi san Pietro nella sua lettera, per averci dato questa “vivente speranza” per aver resuscitato il Cristo. La chiama eredità “incorruttibile” ed “immarcescibile”, ma, quello che più conta, “riservata nei cieli per voi … salvezza ormai pronta per essere rivelata nell’ultimo tempo”. Le prove del tempo presente sono nulla rispetto a quello che ci è riservato nel futuro: “Trasalite di gioia” voi – e si riferisce ancora a noi – voi che “lo amate senza averlo conosciuto … sicuri come siete di conseguire il fine della vostra fede.

5. Come ci ricorda la lettura degli Atti, sempre Pietro, coadiuvato dagli altri, istruiva gli altri “nella comunanza fraterna, nell’eucarestia e nella preghiera”. Questo loro atteggiamento gioioso li faceva godere della “simpatia di tutta la gente”. Si trattava di una testimonianza senza prevaricazione basata sulla carità. Avevano occhi attenti verso i bisogni del prossimo e facevano di tutto per soddisfarli nel convincimento di riconoscere negli altri il Signore risorto.


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