Domenica 12 Aprile (DOMENICA – Bianco)
II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO A)
At 2,42-47 Sal 117 1Pt 1,3-9 Gv 20,19-31
di Alessandro Cortesi o.p.🏠home
Gli Atti degli apostoli indicano che il tempo è segnato definitivamente dallo spartiacque della morte e risurrezione di Gesù. Da Gerusalemme il vangelo della risurrezione è annunciato aprendo un percorso senza confini. Luca indica alcuni tratti della vita delle comunità.
La comunità innanzitutto è fedele all’insegnamento degli apostoli: si tratta della didachè, la memoria consegnata agli apostoli della vita di Gesù, delle sue parole e gesti, da conservare non come ricordo del passato ma come memoria creativa e pericolosa in quanto non assoggettabile dai poteri umani.
Il secondo tratto è la frazione del pane: la comunità trae vita dal rinnovare il gesto che racchiude tutta la vita di Gesù. Spezzare il pane è fare memoria del suo dono per tutti, indicazione di uno stile di condivisione, segno, nello stare alla medesima tavola, di accoglienza e benedizione per ogni persona.
Il terzo tratto è la preghiera, ricordo del primato di Dio nell’esistenza. La prima comunità saliva al tempio, casa di preghiera e rinvio alla presenza di Dio. Ed era anche consapevole che nessun tempio può rinchiudere la presenza di Dio, che si fa incontro nei volti e nella storia. Preghiera è far propria l’invocazione dei salmi e rileggere le Scritture memoria della storia della salvezza.
Il quarto tratto è la ‘comunione fraterna’. La comunione ha la sua sorgente nella relazione in Dio, del Padre, del Figlio e dello Spirito. Comunione è anche scoperta della struttura profonda del nostro essere: proveniamo da un dono e siamo costituiti responsabili per donare. E’ chiamata a condividere e ad entrare nell’incontro in cui farsi prossimi. La comunione implica scelte di condivisione concreta di beni, imparare a distribuire a ciascuno secondo il bisogno, fare giustizia e rispondere alle richieste di pace e equa distribuzione delle risorse. Alla logica dell’accaparramento è urgente sostituire la legge della cura e dell’ospitalità. La comunione come dono e responsabilità è progetto da ricominciare ogni giorno a costruire .
“Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo: nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva”
La benedizione che apre la 1 lettera di Pietro suggerisce temi fondamentali della fede cristiana: al centro sta l’opera di Dio, il Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Egli ha pronunciato l’ultima parola sulla vita di Gesù, ha risollevato la vita del crocifisso e gli ha dato un ‘nome al di sopra di ogni altro nome’: nella risurrezione il Padre ha costituito Gesù signore e ha posto nella sua gloria il condannato della croce. Il Padre ha pronunciato il suo sì definitivo alla vita e alla morte di Gesù vissute nello ‘spendersi fino alla fine’, nell’amore fino al segno supremo.
Al centro della fede di chi segue Gesù sta quest’opera del Padre, azione potente anche in noi. Gesù Cristo nella sua incarnazione e nella sua morte e risurrezione ha unito a sé per sempre in modo a noi difficilmente comprensibile ogni uomo e donna (cfr. GS 22). Nel ‘rialzare’ il Cristo dalla morte il Padre ha operato un dono di vita nuova, una rigenerazione che coinvolge l’intera umanità. Nell’evento della risurrezione si apre l’esperienza di un dono e di vita nuova al cuore della nostra esistenza. E’ essere nuovamente generati, opera non nostra ma del Padre, per mezzo della risurrezione di Cristo. In questo si fonda la speranza dei credenti: è una eredità di relazione, di incontro, di amore con il Padre e con Gesù Cristo risorto che diventa modo nuovo di intendere i rapporti.
La prima lettera di Pietro invita a guardare la vita umana non nell’orizzonte buio privo di speranza e futuro, ma come vita rigenerata, nella custodia da parte di Dio che agisce vincendo tutte le forze di male. La nostra eredità è un incontro che non viene meno, ed è conservata nei cieli, per chi ‘dalla potenza di Dio è custodito mediante la fede’. La nostra vita e la nostra morte acquistano un senso nuovo dalla parola/azione definitiva della risurrezione. Da qui ha origine una speranza che permette di vivere in un modo nuovo.
Nela pagina del vangelo compare una beatitudine: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. Il percorso del credere può aprirsi ad un incontro che non pretende di vedere ma che impara a lasciarsi coinvolgere e a seguire le tracce e i segni della presenza del Risorto nella vita.




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