Domenica 5 Aprile (SOLENNITA’ – Bianco)
DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO A)
At 10,34a.37-43 Sal 117 Col 3,1-4 Gv 20,1-9
di Eduard Patrascu🏠home
Sappiamo tutto che la domenica di Pasqua è la domenica di riferimento per l’intero anno liturgico. Infatti, ogni domenica è chiamata “pasqua della settimana”. Ebbene, in questa domenica di Pasqua, la chiesa propone un brano evangelico dove non solo Gesù non dice alcuna parola, ma addirittura Gesù è del tutto assente. Conferma quest’assenza sia la Maddalena, la quale, quando era ancora buio, va al sepolcro e non trova la salma del crocifisso, e lei, la quale era stata presente al momento della sepoltura, conosceva bene che quel sepolcro era di Gesù di Nazaret.
Per l’autore del vangelo però non poteva bastare la conferma di una donna. Ed ecco che, avvisati dalla Maddalena, Pietro e un altro discepolo, chiamato “quello che Gesù amava”, vanno anche loro al sepolcro e costatano che manca la salma di colui che loro sapevano fosse stato crocifisso, il suo cadavere dovrebbe essere là, dove lo avevano deposto Giuseppe di Arimatea, Nicodemo e le altre persone presente al momento della sepoltura. Invece quella tomba, da quella mattina in poi, era diventata vuota: il Crocifisso non era più là. Dunque, il vangelo della domenica di pasqua anziché rallegrarci della presenza, ci propone di affrontare l’assenza. Anche se non potrebbe piacerci, è fondamentale per la nostra fede quest’assenza: cosa infatti sarebbe stata la storia dell’umanità se il corpo di Gesù fosse rimasto in quella tomba come avviene con tutti i morti? Sicuramente oggi non avremmo avuto la pasqua, perché il cristianesimo non sarebbe comparso nella storia. Invece, noi esistiamo perché fondati su quest’assenza. Perché quest’assenza è la garanzia che quel crocifisso è risorto e se è risorto, quell’assenza diventa garanzia della sua presenza: una presenza invisibile con gli occhi corporali, ma, mediata dai segni lasciati dar risorto, tanto reale agli occhi del cuore e della mente.
La tomba di quell’assenza però non era completamente spoglia: il risorto ha lasciato dei segni che i due discepoli, o perlomeno uno di loro, capisce o forse meglio intuisce: l’assenza della salma non tradisce un trafugamento (o furto) della corpo che era stato deposto là, ma è indice di una presenza che ora va colta in maniera diversa, non più con gli occhi, ma con la mente e con il cuore. Si tratta innanzitutto quindi di notare ed essere attenti ai segni, ai dettagli, per poter poi capire che non tutte le assenze indicano un vuoto, una mancanza, bensì diventano segni fondamentali per presenze molto più intense, molto più consistenti.
Vale la pena, a questo punto, ricordare la famosa frase del libretto di Saint-Exupéry: “non si vede bene che con il cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”. Ecco allora quanto il vangelo della domenica centrale dell’anno liturgico, la Pasqua, diventa un bello specchio della vita di ogni persona che vuole credere: “la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono”(Ebrei 11,1). L’assenza dell’essenziale diventa presenza mediante la fede. In questo cammino arduo della vita di fede, Giobbe si dimostra un ottimo guida ed esempio, potendo farci nostre le sue parole: “Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro”. Così come anche il discepolo entrato nella tomba dell’assenza ha fatto: “Ha visto e ha creduto”.
Ringraziamo, dunque Dio, oggi, domenica di Pasqua, per quest’assenza e diciamo con tutto il cuore e con tutta la gioia, così come si suol dire dalle nostre parti in tutto il tempo pasquale: “Cristo è risorto. É veramente risorto”.




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