don Lucio D’abbraccio”La pietra ribaltata e la logica della Risurrezione”

Domenica 5 Aprile (SOLENNITA’ – Bianco)
DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO A)
At 10,34a.37-43   Sal 117   Col 3,1-4   Gv 20,1-9

di don Lucio D’abbraccio🏠home

Maria di Màgdala va al sepolcro «quand’era ancora buio». È un dettaglio che non va smussato: la fede cristiana nasce nel buio, non nella chiarezza. È il buio che conosciamo quando una casa si svuota dopo un lutto, quando un medico pronuncia parole che ci tolgono il respiro, quando un figlio si allontana e non riusciamo più a parlargli. In quei momenti il cuore diventa un sepolcro chiuso, e la speranza sembra un lusso per altri.

​Eppure, mentre Maria cammina nella notte, la pietra è già stata ribaltata. Dio agisce prima che noi lo vediamo, prima che noi lo capiamo. Pietro e il discepolo amato corrono, e trovano non disordine, ma un ordine che parla: «i teli posati là» e il sudario «avvolto in un luogo a parte». San Giovanni Crisostomo nota che nessun ladro avrebbe mai ripiegato con cura le bende: il Risorto non lascia caos, lascia segni. Segni sobri, ma eloquenti, per chi ha occhi capaci di amare.

​Il discepolo «vide e credette». Non vide Gesù: vide dei segni. Anche noi crediamo così. Una coppia che, dopo anni di silenzi, ritrova il coraggio di parlarsi; un uomo che, dopo aver toccato il fondo, trova la forza di chiedere aiuto; una persona che, dopo mesi di ansia, sente finalmente una pace che non sa spiegare. Sono i «teli ripiegati» che Dio dissemina nelle nostre giornate, indizi di una presenza che non si impone ma si rivela.

​Il Salmo canta che la pietra scartata è diventata testata d’angolo. Quante volte ci sentiamo scarti: quando il lavoro crolla, quando la salute vacilla, quando ci sembra di non valere più nulla. Ma la Risurrezione proclama che ciò che il mondo scarta, Dio lo trasforma in fondamento. Sant’Agostino lo dice con forza lapidaria: «Resurrectio Domini spes nostra est». Non un’idea consolatoria, ma una certezza che cambia la postura del cuore.

​Negli Atti, Pietro annuncia che Gesù «passò beneficando e sanando» e che «Dio lo ha risuscitato». Non parla da teorico, ma da uomo che ha mangiato con il Vivente. La fede cristiana non nasce da un ragionamento: nasce da un incontro che trasfigura.

La Pasqua ci chiede di uscire dai nostri sepolcri interiori. Di lasciarci sorprendere da un Dio che ribalta pietre che noi credevamo immovibili. Di imparare, come Giovanni, a leggere i segni. Perché il sepolcro è vuoto, e la vita — oggi — ricomincia davvero. «Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo», perché Cristo è veramente risorto. Amen. Alleluia!


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