Lila Azam Zanganeh”Già qui”

Domenica 19 Aprile (DOMENICA – Bianco)
III DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
At 2,14.22-33   Sal 15   1Pt 1,17-21   Lc 24,13-35

di Lila Azam Zanganeh🏠home

«Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro», dice Cristo in Matteo. Questo versetto mi ha colpito: parole che chiedono presenza. Simili a ciò che Kafka dirà nei suoi diari, in un diverso registro, duemila anni dopo. «È senz’altro pensabile che lo splendore della vita circondi sempre e in pienezza ognuno, ma che esso sia velato nel profondo, invisibile, molto lontano. Però esso sta lì, non ostile, non riluttante, non sordo. Se lo si chiama con la parola giusta, con il nome giusto, allora viene. Questa è l’essenza della magia, che non crea ma chiama». Ciò che Kafka definisce magia è, in realtà, il regno dello spirito, della presenza ultraterrena. Similmente, nel testo di Luca relativo ai discepoli di Emmaus, la presenza di Gesù, di fatto, si manifesta proprio mentre parlano di lui.

L’episodio mi tocca in modo particolare. Due discepoli stanno camminando insieme verso un villaggio chiamato Emmaus, distante undici chilometri da Gerusalemme; il dettaglio colpisce, ci catapulta dentro la scena. «E conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto»; e noi sappiamo che ciò che era accaduto è il sepolcro vuoto trovato dalle donne. Allora accade: presenza; la sua presenza tra loro. «Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo».

Mi piace l’intimità di quel camminare, anche se la sua presenza è nascosta ai discepoli. Come spesso accade, lui è in mezzo a noi e noi non siamo capaci di vederlo. Ed ecco questo meraviglioso colpo di scena narrativo. I discepoli di Gesù gli dicono: solo tu sei forestiero, cioè non sei al corrente di tutto quello che accade a Gerusalemme! Lo rimproverano: come fai a non sapere che cosa è accaduto qui proprio in questi giorni? Allora Gesù chiede, con finta innocenza: che cosa è successo? Assume il ruolo del mitico imbroglione. Viene per metterli alla prova, per sondare le loro parole e i loro cuori. «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno», rispondono i discepoli, «che fu profeta potente in opere e in parole». Ci viene ricordato il suo potere, l’essenza della luce. I discepoli informano Gesù stesso, inconsapevolmente (e con drammatica ironia), che è stato crocifisso tre giorni prima. E gli raccontano della loro speranza svanita. È una scena di grande impatto: Gesù è tornato tra loro, il suo corpo cosmico è già con loro, ma non possono riconoscerlo. Come nella Bhagavad Gita, il testo sacro induista: prima che la guerra riprenda, quando Krishna mostra la sua spalla, il suo vero corpo luminoso, nessuno può vederlo senza che i suoi occhi brucino.

I discepoli dicono a Gesù: «Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo». È quindi alle donne che gli angeli sussurrano per prime. E anche questo è il nocciolo della questione; tutto è qui, già raccontato due volte (prima a Cristo dai discepoli, poi a noi da Luca, come in una sorta di incastro). In questo straordinario episodio dei discepoli, Cristo è raffigurato come un’ombra luminosa di se stesso, proprio mentre gli viene raccontato ciò che gli è accaduto.

Ma adesso è Cristo a rimproverare i discepoli, come “lenti di cuore” perché non credono pienamente a ciò che hanno detto i profeti. Egli propone un’esegesi dell’Antico Testamento, a partire dalle parole di Mosè sul Messia. Così, quando sta per andarsene, i discepoli lo esortano: «Resta con noi, perché si fa sera». E Cristo entra con loro nel villaggio e, una volta a tavola, spezza il pane, lo benedice e lo dà loro. In quel momento i loro occhi si aprono e lo vedono. Ma lui subito scompare. «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via?». Ritornano a Gerusalemme e trovano gli undici e altri che sono con loro: «“Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!”. Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane».

Così le visioni si sono ogni volta verificate, ovunque, per Simone e per i due discepoli, forse contemporaneamente, proprio come la luce si propaga in più direzioni. 


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