Domenica 3 Maggio (DOMENICA – Bianco)
V DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
At 6,1-7 Sal 32 1Pt 2,4-9 Gv 14,1-12
di Suor Miriam Monastero di Lovere🏠home
Il Vangelo di questa V domenica del tempo pasquale ci riporta nel clima dell’ultima cena di Gesù e dei suoi discepoli, appartiene ai cosiddetti discorsi di addio. Gesù, dopo aver più volte e in diversi modi annunciato l’epilogo della sua missione, invita i suoi discepoli a non temere, ad avere fede in lui. Questa esortazione è una sorta di filo conduttore di tutta questa pericope. La prima parte dei discorsi di addio, che include il vangelo proclamato in questa domenica, è strutturata su delle domande poste dai discepoli a Gesù, così come nel rito della cena pasquale i figli interpellano il capofamiglia. Simon Pietro, Tommaso, Filippo e Giuda non l’Iscariota interrogano Gesù ed egli ogni volta risponde in modo evasivo ma rilanciando il discorso.
Qualche versetto prima del nostro brano Simon Pietro aveva chiesto a Gesù: «Signore, dove vai?» (Gv 13,36) Gesù aveva risposto: «Dove io vado tu per ora non puoi seguirmi» (Gv 13,36) adesso invece risponde dicendo di andare per preparare un posto. Quando, riguardo al posto, Gesù afferma che i discepoli conoscono la via, interviene Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai, come ne possiamo conoscere la via?» (Gv 14,5) Gesù allora proclama solennemente: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» al che incalza Filippo chiedendo: «Mostraci il Padre e ci basta». Un posto, Gesù come via verità, vita, Il Padre. Questi si potrebbero considerare i temi attorno a cui si sviluppa questa prima parte del discorso di Gesù.
Qual è questo posto che Gesù va a preparare per i suoi discepoli? Un luogo nella casa del Padre, che lui guadagnerà con la sua passione d’amore o anche una nuova condizione, resa possibile dal dono dello Spirito effuso nella sua Pasqua?
Se ci attende una dimora nel regno dei cieli non è forse già stata aperta per noi una strada, spalancata una porta: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui», (Gv 14,23) dirà Gesù più avanti nel suo discorso. A noi, dunque, è già dato di dimorare in Dio nell’ attesa di stabilirci per sempre in lui dopo il passaggio della nostra morte. E ciò in forza della fede in Gesù, dell’accoglienza della sua Parola, del suo amore donato nello Spirito.
Io sono la via, la verità, la vita. Questa luminosa autorivelazione di Gesù posta al centro del Vangelo di oggi ci fa pensare che il fulcro di tutta questa pagina evangelica sia qui. Gesù va a prepararci un posto ma Gesù è lui stesso il luogo in cui stare, la via sulla quale camminare per poter accedere al Padre, sorgente della vita. Gesù è il Figlio nel quale siamo rivelati nella nostra verità di figli e fratelli, sorelle tra di noi. Il Padre ha affidato a Gesù la missione di far conoscere lui, il suo amore, di custodirci. Credendo in Gesù già da ora respiriamo, viviamo nell’eternità e possiamo compiere l’opera di Dio che ci è stata rivelata: «che crediate in colui che egli ha mandato». (Gv 6,29) Dove il credere non è tanto adesione della mente a una serie di dottrine o di precetti ma è affidamento alla sua Presenza che ci viene incontro e che ci coinvolge in una storia di salvezza, in una alleanza che si rinnova nello Spirito.
Scrive santa Chiara nel suo Testamento: «Per noi il Figlio di Dio si è fatto via, e questa ci mostrò e insegnò con la parola e con l’esempio il beatissimo padre nostro Francesco, vero amante e imitatore di lui». FF 2824
A questo siamo chiamati anche noi discepoli di oggi gli uni per gli altri, nella forza e nella gioia dello Spirito del crocifisso risorto.




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