Figlie della Chiesa Lectio VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

White dove flying over a small stone chapel on a hill with sun rays shining through clouds

Domenica 10 Maggio (DOMENICA – Bianco)
VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
At 8,5-8.14-17   Sal 65   1Pt 3,15-18   Gv 14,15-21

di Figlie della Chiesa🏠home

La liturgia di questa domenica ci conduce al cuore della promessa pasquale: la presenza dello Spirito Santo come dono permanente di Cristo risorto. Le letture intrecciano tre fili fondamentali: l’annuncio missionario, la testimonianza nella sofferenza e la promessa del Paràclito.

  1. La missione di Filippo (At 8,5-8.14-17)

La prima lettura ci mostra Filippo, costretto a lasciare Gerusalemme a causa della persecuzione, ma trasformato in evangelizzatore. La sua predicazione in Samaria non è frutto di un piano strategico, bensì opera dello Spirito che lo guida. I segni di guarigione e liberazione accompagnano la Parola, suscitando gioia nella città. Pietro e Giovanni confermano questa esperienza con l’imposizione delle mani, attraverso cui i battezzati ricevono lo Spirito Santo. La fede, dunque, non è solo adesione intellettuale o emozione momentanea, ma diventa vita nuova grazie alla preghiera e al dono dello Spirito. Senza la preghiera, la luce della fede rischia di spegnersi; con essa, invece, la comunità diventa luogo della presenza di Cristo.

  1. La speranza che resiste (1Pt 3,15-18)

Nella seconda lettura San Pietro invita i cristiani perseguitati a rendere ragione della speranza che è in loro, con dolcezza e rispetto. La fede non elimina la sofferenza, ma la trasforma: è meglio soffrire facendo il bene che compiendo il male. Cristo stesso, giusto per gli ingiusti, ha sofferto per ricondurre tutti a Dio. La sua morte non è sconfitta, ma passaggio alla vita nello Spirito. La testimonianza cristiana, quindi, non si fonda sulla forza o sull’imposizione, ma sulla coerenza e sulla mitezza, segni concreti di una speranza che non delude.

  1. La promessa del Paràclito (Gv 14,15-21)

Infine, il Vangelo ci porta nell’intimità dell’ultima cena. Gesù lega l’amore a lui all’osservanza dei comandamenti, in particolare quello dell’amore fraterno. Egli promette ai discepoli un “altro Paràclito”, lo Spirito della verità, che rimarrà con loro per sempre. Non saranno orfani: la sua presenza continuerà nella comunità attraverso lo Spirito. Questo dono non è temporaneo, ma eterno, segno dell’amore gratuito di Dio. Lo Spirito abita nei credenti e li rende capaci di vivere la comunione con il Padre e con il Figlio. La fede non è solo vedere con gli occhi, ma riconoscere con il cuore la presenza del Risorto che dona vita nuova.

Possiamo vedere nella struttura del brano un “circolo di amore”: chi osserva i comandamenti ama Cristo, chi ama Cristo è amato dal Padre, e Cristo stesso si manifesta a lui. La vita cristiana è dunque relazione, appartenenza, comunione: “voi in me e io in voi”.

Qual è la Buona Notizia per noi? La liturgia di questa domenica ci ricorda che la Pasqua non è un evento del passato, ma una realtà viva che si rinnova nella Chiesa. Lo Spirito Santo è il dono che trasforma la fede in esperienza di gioia, la sofferenza in testimonianza, l’amore in comunione. La missione nasce dalla prova, la speranza resiste nella persecuzione, e la presenza del Paràclito garantisce che non siamo soli.

La Pasqua ci invita a vivere -tutti, nessuno escluso- come strumenti dello Spirito, capaci di rendere visibile l’amore di Dio attraverso gesti concreti di carità e di riconciliazione. Non si tratta di un ideale astratto, ma di una vita che si fa dono, come Cristo ha fatto di sé stesso.

Domande per la riflessione

  • In quali situazioni di prova posso riconoscere un’occasione per testimoniare la fede, come Filippo in Samaria?
  • Come posso rendere ragione della speranza che è in me con dolcezza e rispetto?
  • Quali segni concreti mostrano che lo Spirito Santo abita nella mia vita e nella mia comunità?
  • L’amore per Cristo si traduce davvero nell’osservanza del comandamento dell’amore fraterno?

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