Domenica 17 Maggio (SOLENNITA’ – Bianco)
ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)
At 1,1-11 Sal 46 Ef 1,17-23 Mt 28,16-20
di Alessandro Cortesi O.P.🏠home
“Gesù fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo”. Ascensione: una festa tra la terra e il cielo che esprime un aspetto della Pasqua. Gesù ‘fu elevato in alto’, vive un passaggio da questo mondo alla vita di Dio. Nella risurrezione Gesù è infatti ‘innalzato’: nella condizione di risorto vive per sempre presso il Padre oltre il limite della morte. La presenza del Padre è evocata dall’immagine della ‘nube’ che lo sottrae allo sguardo. La nube nell’esodo era segno della presenza nascosta di Dio inafferrabile ma vicino (cfr. Es 13,21-22; 24,15-18). La nube ora sta ora ad indicare che l’umanità di Gesù è in una comunione nuova, che non si vede ma è vicina. Nella sua vita ha vissuto come uomo per gli altri. Ucciso dagli uomini ma confermato dal Padre che l’ha risuscitato: la risurrezione è conferma del Padre. E’ ora preso dal Padre e portato nella condizione di ‘Signore’. La prima comunità a partire dalla Pasqua riflette sull’identità di Gesù: il movimento della salita fino alla destra di Dio richiama l’ascesa al trono evocata nel salmo: “applaudite popoli tutti… ascende Dio tra le acclamazioni…Dio è re di tutta la terra… Dio siede sul suo trono santo” (Sal 46). Dio attua un disegno di unificazione dei popoli e di pace. L’innalzamento di Gesù è così visto quale momento del compiersi del regno di Dio. Guardando alla sua esperienza si riflette anche sul movimento di discesa. L’intero percorso della sua vita si pone nella linea del discendere, nel farsi servo. Nel suo scendere si rende visibile il volto di Dio come amore.
Nel suo salire al cielo Gesù si manifesta come ‘Signore’ della storia: nella sua identità di risorto, il medesimo crocifisso e umiliato. Gesù richiama i suoi a non lasciarsi prendere da vane curiosità sui tempi e sui momenti in cui si costituirà il ‘regno di Israele’. Piuttosto chiede loro ‘di non allontanarsi da Gerusalemme’, ma di attendere il compimento della promessa del Padre. Offre un riferimento: Gerusalemme, luogo della sua croce e della risurrezione. Li invita ad orientarsi nella linea della testimonianza: ‘mi sarete testimoni, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra’. Richiama così alla responsabilità della comunità dei discepoli nel tempo.
L’ascensione rinvia al tempo della storia della comunità, che deve incontrare in modo nuovo d’ora in avanti il suo Signore: è il tempo dell’attesa e di un’assenza – lui è sottratto a noi – ma è il tempo anche di una presenza nuova da incontrare accogliendo lo Spirito ‘forza che li investe dall’alto’.
Nel vangelo di Matteo compare il motivo del monte dove Gesù raduna i suoi. Davanti a lui si prostrano ma alcuni però dubitavano: ai discepoli ancora dubbiosi nella loro debolezza Gesù affida la sua promessa che si riassume nell’andare, nell’uscire e nel condividere la gioia dell’incontro con lui, nel testimoniare il suo insegnamento e nel riproporre i suoi gesti. Battezzare significa rendere partecipi di una comunione accolta con il Padre il Figlio e lo Spirito: si apre un movimento di testimonianza, di comunicazione e di incontro. La promessa di Gesù è una vicinanza nuova: ‘ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo’.




Lascia un commento