Domenica 17 Maggio (SOLENNITA’ – Bianco)
ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO A)
At 1,1-11 Sal 46 Ef 1,17-23 Mt 28,16-20
di Paolo Matarrese🏠home
Il racconto dell’ascensione si pone come una cerniera tra due tempi: da una parte, la ritroviamo al termine dei racconti dei vangeli, come chiusura del tempo terreno di Gesù con l’entrata definitiva della sua umanità alla destra del Padre e, contemporaneamente la ritroviamo all’inizio del libro degli atti degli apostoli (I lettura di oggi), che apre e inaugura il tempo della Chiesa sospinta dallo Spirito Santo.
E’ curioso perché spesso diciamo, per certi versi anche giustamente, che il tempo della Chiesa inizia dalla Pentecoste, ma per comprendere meglio quello che succede nella Pentecoste, per comprendere meglio la missione della Chiesa, abbiamo bisogno di iniziare dall’ascensione.
Nei racconti dell’ascensione infatti è come se venissero consegnate alcune caratteristiche della Chiesa nascente, che saranno poi sostenute dall’azione dello Spirito Santo donato a Pentecoste.
Cosa ci dicono allora i racconti dell’ascensione sulla missione della chiesa? Mi piace riprendere la definizione di un autore che dice che, nell’ascensione, la chiesa nasce per sottrazione, potremmo dire per “difetto” infatti, apparentemente, l’ascensione ci racconta la sottrazione di Gesù agli occhi dei discepoli, e ci parla della sottrazione dello stesso gruppo dei discepoli che, quando Gesù ascende al cielo, rimane in undici: manca Giuda.
Eppure in questa apparente sottrazione, diminuzione, possiamo trovare, in filigrana, alcune caratteristiche fondamentali per la missione della Chiesa:
1. Nell’ascensione il Cristo umiliato, che ha assunto la condizione di servo, viene esaltato e glorificato dal Padre. Come dice San Paolo nella lettera agli Efesini (2,7-9): “Cristo spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome”. L’ascensione quindi illumina la missione della chiesa, corpo di Cristo, della consapevolezza che l’unica gloria, che la Chiesa cerca e manifesta nella sua missione, è quella del suo Maestro, che si rivela nella logica dell’abbassamento e del servizio.
La forma dell’amore e del servizio di Cristo capo, è la forma dell’amore e del servizio della Chiesa suo corpo. La chiesa quindi manifesta una gloria, un innalzamento, non secondo la gloria, l’innalzamento del mondo (ancora oggi, da qualche parte si parla, in maniera distorta, di Chiesa trionfante…) ma secondo la logica di Cristo, che non a caso un giorno ai suoi discepoli ha detto: “Ricordate (cioè fissate nel cuore, cioè attenzione che è la prima cosa che rischiate di scordarvi) chi si esalta sarà abbassato; chi invece si abbassa sarà innalzato!». (Lc 14,11)
2. Nell’ascensione, la missione della chiesa, ha a che fare con l’attesa e l’incompiutezza. L’apparente sottrazione e assenza di Cristo, assume la forma dell’attesa, perché nell’ascensione ci viene rivelata la meta, il compimento della nostra umanità che, in Cristo, è quella di vivere “in cielo” cioè nella piena comunione con Dio e con il suo amore. Questa è la speranza che l’ascensione dona alla chiesa nascente, la quale, vivendo dentro le vicende della storia, le vive riconoscendo in esse la logica dell’incompiutezza, che è la logica di chi sa che in tutto, anche nelle vicende più drammatiche della storia e nei cuori più induriti degli uomini, il Signore continua ad operare perché, tutto e tutti, siano indirizzati al vero compimento dell’umanità, “perché Dio sia tutto in tutti” (1 cor 15,28). In questo senso la chiesa non si ferma e non si rassegna di fronte il male presente nel mondo e nel cuore degli uomini, ma guarda tutto questo con pazienza e speranza, collaborando concretamente al compimento verso cui lo Spirito Santo spinge l’umanità.
3. Nell’ascensione la missione della Chiesa nasce dal riconoscersi imperfetta. Come già dicevamo, nel vangelo di questa domenica, Gesù risorto consegna il mandato, la missione, ai suoi discepoli rimasti in undici. Consegna il suo mandato ad un gruppo dei discepoli segnato e ferito dal tradimento, un gruppo che è chiamato a riconoscersi imperfetto. La chiesa dall’ascensione riceve allora il mandato, non di essere una chiesa perfetta, ma il mandato di raccontare come il Signore ci ama, ci salva e ci perdona dentro le nostre storie imperfette, fragili, fatte anche di fallimenti, di peccati. La chiesa dell’ascensione allora è una chiesa che fonda la sua missione sulla consapevolezza di essere fatta di uomini e donne non perfette ma tutti peccatori perdonati e salvati dall’incontro con Cristo!
4. Nell’ascensione la missione della chiesa nasce nel sentirsi sempre incompleta, perché manca sempre un fratello. Alla chiesa che nasce dall’ascensione manca uno, manca Giuda. Il gruppo dei discepoli vive un’incompletezza che diventa missione: cercare il fratello e la sorella che manca, che si è perso. La chiesa ha sempre la porta aperta perché sa che manca sempre un fratello, una sorella da raggiungere e accogliere, la Chiesa sarà sempre incompleta! Nell’antico testamento il patriarca Giuseppe è mandato dal padre Giacobbe a cercare i fratelli e a chi gli chiedeva sulla via cosa “cosa cerchi?” lui rispondeva “cerco i miei fratelli” che ritroverà pienamente nell’esperienza del perdono. E così la chiesa che, dall’ascensione in poi, cerca sempre i suoi fratelli, in particolare quelli che si sono persi e si sono allontanati dall’amore del Padre.
Certamente a vedere tutte queste caratteristiche della chiesa, che nasce dall’ascensione, uno può pensare: ma come riusciamo a vivere questo? ecco allora la festa vicina di Pentecoste che ci ricorda il dono dello Spirito Santo che accompagna la missione della chiesa compiendo la promessa del risorto, non teme “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.



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