Sabato 23 Maggio (SOLENNITA’ – Rosso)
DOMENICA DI PENTECOSTE – MESSA DELLA VIGILIA
Gen 11,1-9 Sal 32 Rm 8,22-27 Gv 7,37-39
di Don Paolo Zamengo
La Pentecoste pare una festa misteriosa e sconosciuta. Passati i cinquanta giorni dopo la Pasqua, era per gli Ebrei una grande festa che celebrava il dono del grano, simbolo di un Dio che si prende cura dell’uomo e delle sue vicende sulla terra. Ma celebrava soprattutto un’alleanza, il patto di amicizia tra Dio e il suo popolo, avvenuta sul monte Sinai. A Mosè Dio aveva consegnato la legge perché, osservandola, potesse instaurare un autentico rapporto d’amore con il popolo. Ma la legge non crea rapporti d’amore: a volte non ne capiamo il senso, altre volte la legge diventa pesante. Gesù lo sa e invia e dona lo Spirito santo, che è una presenza liberante. Liberante anzitutto perché è una presenza amica. Si trovavano tutti insieme e lo Spirito riempì la casa. E’ un’immagine calda e bellissima, perché è la fine di un modo di intendere la presenza di Dio circoscritta in certi luoghi che chiamiamo sacri. Invece ora sacra diventa la casa, la vita, la nostra interiorità, la nostra vicenda umana. Ed è là, in quella intimità, dove le persone si amano, lavorano, soffrono e sperano che lo Spirito scende a fare memoria di Gesù. E’ là che si spezza il pane, è là che come ai discepoli di Emmaus Gesù si fa riconoscere risorto. E’ nella famiglia, nel mutuo affetto e nell’orazione fatta a Dio insieme che si costruisce la chiesa, e si testimonia nella concretezza l’azione di un Dio che ci accoglie, ci perdona e ci accompagna, in ogni momento attraverso le cure amorose di una mamma, di un papà e dei figli. E’ in quei rapporti, in quell’agire insieme, che Dio attua il suo progetto di salvezza. Ed è una tentazione pensare che solo «il tempio» (o la liturgia) può farci incontrare il divino. Gesù non abitava il tempio, ma la vita reale, piena di contraddizioni, a volte drammatica della gente. Lo Spirito ci invita a percorrere le stesse strade di Gesù. «Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro»: è un’altra immagine stupenda e impegnativa. Lo Spirito non è solo su una comunità nel suo insieme. Si divide e si posa su ciascuno, tocca la vita, tocca il corpo di ogni persona. Ciascuno di noi, dunque, è il santuario dei tempi nuovi inaugurati da Gesù. Dio con il suo Spirito scende ad abitare la terra e la nostra vita. Ed è facile, purtroppo, rifugiarci ancora nella religione che vuole Dio soltanto nel luogo sacro, servito da persone consacrate. Diventa facile delegare, tradire il messaggio della Pentecoste e pensare e rinchiudere la testimonianza cristiana solo in certi spazi, a determinate condizioni. Ma è un alibi. «Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra» cantiamo nelle chiese. Ma più che cantare, occorre crederlo nella vita, anche quando usciamo dalle chiese e rendiamo il nostro tempo, un tempo abitato da Gesù risorto. Allora può accadere un altro miracolo, quello di essere compresi da tutti nella loro lingua. E non avviene attraverso le parole o i documenti, ma attraverso i gesti, attraverso le nostre azioni. Sono i gesti di amicizia, di vicinanza, di comprensione, di solidarietà, di perdono, a far crescere il regno di Dio, la comunità nuova che Gesù è venuto a inaugurare. La presenza dello Spirito in noi è la presenza dell’amore, che ricerca, accompagna, inventa, che non è mai fermo, statico, perché è vento che spazza via le discordie e le divisioni e rinnova il cuore di ogni uomo. In me e in tutti agisce lo Spirito e ci rende capaci di portare nella storia degli uomini il progetto di Gesù. Lo Spirito ci renda capaci di parlare il linguaggio universale dell’accoglienza e dell’unità nella diversità e nella pace. Vieni, Spirito santo e riempi del tuo amore tutta la terra. E insegnaci la lingua nuova della misericordia e del perdono. Brucia con la tua fiamma i pensieri e le parole che non nascono dal grembo fecondo del Vangelo. Solleva in un turbine di vento impetuoso la nostra Chiesa che spesso non sa dire parole capaci di trafiggere il cuore degli uomini. E dona a tutti noi un cuore misericordioso. Amen.



