PADRE ALVISE BELLINATO Commento alla SANTISSIMA TRINITA’ (ANNO A)

Domenica 31 Maggio (SOLENNITA’ – Bianco)
SANTISSIMA TRINITA’ (ANNO A)
Es 34,4-6.8-9   Dn 3,52-56   2Cor 13,11-13   Gv 3,16-18

di PADRE ALVISE BELLINATO🏠home

Sia benedetto Dio Padre e l’unigenito Figlio di Dio e lo Spirito Santo; perché grande è il suo amore per noi”.

L’antifona d’ingresso della Messa di oggi presenta soggetto al plurale e aggettivo al singolare.

Il soggetto infatti è formato da tre persone (il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo), ma l’aggettivo possessivo è al singolare: si dice delle tre persone che grande è il “suo” amore per noi.

Forse, parlando di tre individui, si sarebbe potuto dire: grande è il “loro” amore per noi.

Qualcuno potrebbe obiettare che, dal punto di vista grammaticale, si può sempre scegliere di far concordare l’aggettivo con il terzo della lista e quindi ci si riferisce ad esso in forma singolare.

Che si tratti di un errore di concordanza? Forse sì…

Questa antifona però ci introduce fin dall’inizio, nella sua semplicità, nel mistero che la Chiesa celebra oggi: tre persone, delle quali si può parlare tranquillamente al singolare, senza paura di commettere un errore di grammatica. Di queste tre persone possiamo davvero dire oggi: “Grande è il suo amore per noi!”, senza commettere errori teologici.

Forse alcuni di noi ricordano l’episodio narrato al capitolo 18 del libro della Genesi, quando Abramo accoglie nella sua tenda tre persone e parla con loro. Anche qui sarebbe giusto dire che più che parlare con loro, parla con lui, infatti usa il singolare: “Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo”. Anche qui, le persone sono tre, ma Abramo parla loro al singolare. Qualcuno dice che stava parlando con la persona al centro, che era scortata da due body guards… Certo è che l’episodio si conclude con delle parole che fanno riflettere: “Il Signore riprese: Tornerò da te fra un anno e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio”.

Le tre persone dicono ad Abramo: “Tornerò da te fra un anno”, usando il singolare. Non dicono “Torneremo da te fra un anno”. Sembra che queste tre persone facciano tutto insieme, all’unanimità.

All’inizio del brano in questione si diceva: “Il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre”. Questa visita dei tre, che Abramo tratta come se fossero uno, segnerà per sempre la vita del grande patriarca, garantendogli una discendenza, alla quale anche noi apparteniamo.

La festa della Santissima Trinità non serve tanto per cercare di spiegare il mistero: questo è impossibile. La Trinità non si può capire, si può solo contemplare e soprattutto amare.

Al catechismo, una volta, si insegnava che la Trinità è “un solo Dio in tre persone uguali e distinte”. Sono uguali perché nessuna delle tre e superiore all’altra. Ma sono distinte perché ciascuna ha le sue caratteristiche e la sua missione: il Padre è il Creatore, il Figlio è il Redentore e lo Spirito è il Santificatore. Si amano tra loro talmente tanto da formare una sola cosa.

“Un solo Dio, un solo Signore, non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza” dice il prefazio della Messa odierna, e prosegue, facendoci venire il mal di testa: “Nel proclamare te Dio vero ed eterno, noi adoriamo la Trinità delle Persone, l’unità della natura, l’uguaglianza nella maestà divina”.

L’unità e Trinità di Dio è la prima delle due verità fondamentali della fede cattolica (la seconda è: incarnazione, passione, morte e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo) e oggi la celebriamo in modo solenne.

 Se digitiamo su Chat GPT la frase “In una lista di varie persone l’ultima citata è la meno importante?”, appare questa risposta: “No, in una lista di persone l’ultima citata non è necessariamente la meno importante. L’ordine dipende dallo scopo e dallo stile del testo. Si possono tenere presente tre criteri. Gerarchia: in contesti formali o diplomatici, la lista spesso segue un ordine di importanza decrescente (i più importanti per primi). Intenzione opposta: l’espressione classica ultimo ma non per importanza (o last but not least) viene usata proprio per rimarcare che la persona citata alla fine ha lo stesso valore degli altri. Memoria (Effetto Recency): dal punto di vista psicologico, la mente umana tende a ricordare molto bene l’ultima informazione ricevuta. Per questo motivo, nei discorsi o negli elenchi persuasivi, la posizione finale viene spesso riservata a un elemento di forte impatto per lasciare un’impressione duratura”.

Non so se ci avete fatto caso, ma la Chiesa cerca di fare attenzione, anche dal punto di vista grammaticale, a mettere le Tre Persone della Santissima Trinità sullo stesso livello.

Il segno della croce non è quello che la maggior parte di noi fa: “Nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo”. Nel Messale Romano l’asindeto (serie di virgole tra le tre Persone) viene sostituito dal polisindeto (l’uso della congiunzione “e”). Questo è il segno della croce giusto: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

Quel e ripetuto è importante: mette le tre persone sullo stesso identico livello, oltre a dare un senso di solennità.

“Il polisindeto (dal greco polysýndeton, molto collegato) consiste nel collegare gli elementi di una serie ripetendo la stessa congiunzione (nel nostro caso la e) più volte del necessario. Effetto: rallenta il ritmo, dà solennità, crea enfasi, insistenza e accumulazione” (così dice Wikipedia).

Come dice la parola greca, crea “molto collegamento” tra le tre persone. E noi dobbiamo dire che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono molto collegati, in effetti!

Tutto quello che abbiamo detto finora può aiutarci a rifletere sul dogma delle “tre persone uguali e distinte, nell’unità della natura”.

Ma di questo Dio, che è una specie di famiglia di tre persone, che non se ne sta da solo in cielo su un trono isolato, ma che danza nel dare e ricevere dell’amore e della gioia, cosa possiamo dire?

“È misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà» ci viene detto nella prima lettura. Fa impressione che questo è il nome del Signore (“Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore”). Il nome significa la persona stessa: quando nel Padre nostro diciamo “sia santificato il tuo nome”, intendiamo dire: “Sii santificato tu”.

Il nome di questo Dio Trinità è quindi: “amore e fedeltà”.

San Paolo sintetizza tutto questo in una frase, che viene usata come saluto all’inizio della Messa, e che è presente nella seconda lettura: “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”.

A Cristo si attribuisce la grazia, al Padre l’agape, allo Spirito la comunione.

La grazia di Cristo è il dono gratuito che Dio ci fa della sua vita, infusa nella nostra anima dallo Spirito Santo per guarirla dal peccato e santificarla.

L’agape è l’amore incondizionato del Padre, che ci ama anche se non lo meritiamo, che ama l’umanità anche se gli ha ammazzato l’unico Figlio che aveva. Questo amore è espresso in maniera paradigmatica nella frase del Vangelo di oggi: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”.

La comunione dello Spirito Santo (dal greco koinonia) è l’intima relazione, la vicinanza e la partecipazione attiva del credente con la terza persona della Trinità.

San Paolo, in una semplice frase, ci dà una descrizione completa di cos’è la Trinità, non tanto dal punto di vista immanente, quanto da quello degli effetti che produce nei nostri cuori.

All’inizio della Messa il sacerdote saluta le persone ogni domenica con queste parole. Augura loro che sperimentino la grazia di Cristo, la gratuità del Padre e l’unità dello Spirito. E noi ci chiediamo: “Ma si può augurare qualcosa di più grande di queste tre cose?”. La risposta è “No!”. Non c’è nulla di più bello e grande di queste tre cose. Quando io ti auguro di averle tutte e tre, ti do il saluto e l’augurio più grande che esista in questo mondo.

Ecco perché un cardinale ha osservato argutamente: “Dopo che il prete ha salutato la gente augurando queste tre cose… che senso ha che aggiunga anche buon giorno per salutare la gente?”. Non è una ripetizione inutile? Forse non si è reso conto bene del saluto che ha appena rivolto ai fedeli. Ha già salutato augurando le tre cose più belle… Come fa un giorno a non essere buono, con la grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Do Padre e la comunione dello Spirito Santo?