Domenica 31 Maggio (SOLENNITA’ – Bianco)
SANTISSIMA TRINITA’ (ANNO A)
Es 34,4-6.8-9 Dn 3,52-56 2Cor 13,11-13 Gv 3,16-18
di don Lucio D’abbraccio🏠home
La solennità della Santissima Trinità ci pone sulla soglia del mistero più intimo della nostra fede. Davanti a un solo Dio in tre Persone la nostra mente va in tilt, cercando formule logiche per decifrare l’indecifrabile. Eppure, questo è il primo mistero principale della fede cristiana: l’Unità e la Trinità di Dio.
La liturgia di oggi, nell’orazione colletta, ce lo ricorda con parole solenni, facendoci chiedere la grazia affinché «nella confessione della vera fede riconosciamo la gloria della Trinità e adoriamo l’unico Dio in tre persone». Il cuore di questo mistero ha una bellezza luminosa: non tre dèi, ma un solo Dio. Pensate al sole: c’è l’astro da cui tutto ha origine, la luce che ci illumina e il calore che ci avvolge. Tre realtà distinte, eppure un unico sole; non esiste l’una senza le altre. Così è la Trinità: una sola natura divina, ma tre Persone distinte per come si donano reciprocamente. Il Padre genera e dà la vita, il Figlio è generato e si fa vicino a noi, lo Spirito Santo procede come soffio d’amore che li unisce in eterno.
Gesù non ha mai usato parole difficili per spiegarci questo abbraccio. Nel Vangelo di oggi, rivolgendosi a Nicodèmo, pronuncia il cuore pulsante della Scrittura: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito». Qui c’è tutta la Trinità in azione: un amore senza misura che si fa dono totale e si riversa incessantemente sul mondo.
Sant’Agostino cercò per anni di comprendere razionalmente questo mistero. Un giorno, passeggiando in spiaggia, vide un bambino che con una piccola conchiglia versava l’acqua del mare in una minuscola buca nella sabbia. Agostino sorrise, dicendogli che era impossibile farvi entrare l’oceano. Il bambino lo guardò negli occhi e rispose che era ancora più impossibile pretendere di far entrare l’infinito mistero di Dio nella limitata mente umana.
Questo racconto ci fa capire una verità che ci libera il cuore: la Trinità non è un enigma da risolvere, ma un oceano di grazia in cui tuffarsi. E Gesù ci spiega subito dopo l’azione di questa famiglia divina: «Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». Spesso immaginiamo Dio come un giudice severo pronto a puntare il dito su ogni nostro sbaglio. Ma Gesù capovolge la prospettiva. Pensiamo a una madre che guarda il bambino fare i primi passi. Se cade, non lo umilia e non lo rimprovera: corre da lui, lo rialza e lo consola. Così fa Dio con noi. Il Figlio non entra nelle nostre vite per leggerci la diagnosi delle colpe, ma affinché ciascuno sia salvato.
L’unica tragedia è rifiutare questo soccorso, spesso senza nemmeno accorgersene: «Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio». Chi è condannato non subisce un castigo scagliato dal cielo, ma sceglie la tremenda solitudine di restare al buio con la porta aperta. Come una persona rinchiusa in una stanza fredda che si ostina a non aprire le persiane al sole caldo. Non è il sole a negarle la luce; è lei che rifiuta di farsi illuminare. Credere in Dio non significa sapere a memoria la Bibbia, ma fidarsi di Lui, come il passeggero si affida all’autista o il malato alle mani sapienti del medico.
Questa fiducia si tocca e si respira nella vita quotidiana. Ogni volta che facciamo il segno della croce, invochiamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Ma quel segno non può restare solo un bel gesto a parole: deve trasformarsi nei fatti di tutti i giorni. Quando in famiglia si smette di alzare la voce per ascoltarsi, o quando al lavoro si sceglie il bene comune contro l’egoismo, stiamo rendendo visibile la Trinità. L’amore trinitario non è una dottrina da custodire in una teca, ma una vita da vivere e contagiare.
Oggi si conclude il mese di maggio, affidiamo il nostro cammino a Maria, Madre di Dio. Lei, figlia amata del Padre, madre dolcissima del Figlio e tempio vivo dello Spirito Santo, ci prenda per mano. Ci insegni a tuffarci senza paura in questo oceano di grazia, perché solo chi si scopre immerso in un amore così grande impara finalmente a vivere. Guidati da lei, faremo della nostra esistenza una lode continua, esclamando con il cuore: «Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, a Dio, che è, che era e che viene». Amen. Alleluia!



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