II DOMENICA DOPO NATALE
Sir 24,1-4.12-16 Sal 147 Ef 1,3-6.15-18 Gv 1,1-18
Perché le gioie del più profondo affetto
Franco Battiato, L’ombra della luce
o dei più lievi aneliti del cuore
sono solo l’ombra della luce
La prima cosa che mi colpisce del prologo di Giovanni è che tutto è stato fatto per mezzo del Verbo.
I Vangeli ci raccontano bene chi fu Gesù di Nazareth, come si comportò di fronte alle prove della vita. Il senso che Gesù dette alla sua esistenza quotidiana è il medesimo che ispirò il Padre nel momento in cui creò il mondo. E questo senso è l’amore. Ovviamente non stiamo parlando di un sentimento superficiale tanto immediato quanto pronto a dissolversi di fronte alle prime complicazioni e difficoltà. L’amore di Gesù fu talmente pieno e libero da permettergli non solo di offrire la propria vita ma di farlo nella piena consapevolezza di non essere corrisposto.
È questa forse la sfida più dura per noi esseri umani: vivere un amore che non chiede nulla in cambio ma che trova la sua ragion d’essere nel bene per l’altro e per l’altra. Lo Spirito ci sostiene nel farci segno di un senso diverso rispetto a quello che, da sempre, il mondo scegli per i giorni che ci è concesso di vivere su questa terra. Non un egoismo che si consuma nella materia e nei piaceri fine a sé stessi e che governa chi, con il suo cuore di pietra, diffonde asprezza, prevaricazione, indifferenza ma un libero donarsi che pian piano permette al nostro cuore di tornare a battere.
La luce vera è venuta nel mondo e va portata proprio in quei luoghi, in quelle relazioni dove fatica a splendere perché tutti siano una sola cosa.
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