Domenica 4 Maggio (DOMENICA – Bianco)
III DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)
At 5,27-32.40-41 Sal 29 Ap 5,11-14 Gv 21,1-19
In pochi giorni, la Chiesa sarà chiamata a scegliere un nuovo Papa, successore di Pietro. In questo momento decisivo, piuttosto che lasciarci contribuire dalle analisi giornalistiche e dalle opinioni degli esperti, la Chiesa è chiamata a pregare, invocando lo Spirito Santo sui Cardinali che si riuniranno in Conclave. È solo ascoltando devotamente la Parola di Dio che possiamo discernere la vera fisionomia di Pietro e comprendere il volto del Papa che la Chiesa sta cercando. Non è solo un momento esteriore, ma un’occasione per riflettere sulla dimensione spirituale ed ecclesiale della scelta, che va al di là di ogni dinamica politica o sociale. La figura di Pietro, nel Vangelo di questa domenica (Gv 21,1-19), ci offre preziose indicazioni per comprendere il ministero del Papa come segno di unità e testimone di Cristo risorto per ciascuno di noi. Nel passo evangelico, vediamo Pietro prendere l’iniziativa di tornare a pescare, ma non è mai solo: chiama gli altri discepoli a seguirlo. La sua missione è quella di guidare, ma non da solo. Non esistono “giocatori solitari” nella Chiesa. Così anche il Papa, pur ricoprendo il ruolo di pastore supremo, non è mai al di fuori della Chiesa, ma sempre in comunione con i suoi fratelli nel collegio episcopale. La sua leadership non è un atto di potere isolato, ma un servizio che coordina, unisce, guida e corregge se necessario, in modo che tutti i vescovi, i sacerdoti, i fedeli cristiani insieme, possano testimoniare Cristo al mondo. Il Vangelo ci insegna anche che la pesca è abbondante solo grazie all’intervento di Gesù. Come il Maestro stesso dice in un altro passaggio: “ Senza di me non potete fare nulla ” (Gv 15,5). La missione della Chiesa, e di chi ne è guida, è frutto della parola di Cristo, che rende abbondante ciò che sarebbe sterile senza di Lui. Il Papa, come successore di Pietro, è servo di Cristo e degli altri, chiamato a vivere come “vicario”, cioè agendo sempre con Lui e per Lui. Non esiste un Papa senza Cristo, perché la sua autorità è una manifestazione della sua intima comunione con il Signore risorto. Un altro simbolo potente nel Vangelo è la rete che non si rompe nonostante l’abbondanza dei pesci. Pietro, come Papa, è chiamato a mantenere l’unità della Chiesa, la cui rete è destinata ad allargarsi a tutte le nazioni, lingue e culture. Nonostante la crescita, la Chiesa deve rimanere unita e spetta al Papa curarne questa unione, preservando la fede e la speranza in Cristo, senza che le diversità minaccino l’unità profonda che viene solo da Lui. Il dialogo tra Gesù e Pietro, in cui il Maestro chiede a Pietro se lo ama, ci svela una verità fondamentale: il Papa è chiamato ad amare Cristo, non con un amore perfetto, ma con un amore autentico e totalizzante, che scaturisce dalla misericordia ricevuta. Questo amore, che cresce nella consapevolezza della propria fragilità e del perdono di Dio, è ciò che permette al Papa di essere un pastore che, come Pietro, può testimoniare la misericordia di Dio a tutti i popoli. Infine, l’invito di Gesù a Pietro: “Seguimi”, è il cuore del suo ministero. Il Papa è un discepolo che non si appartiene più, ma che si dona completamente alla Chiesa e al popolo di Dio. La sua vita è tutta per il gregge a cui è chiamato a servire, senza mai cercare il proprio bene, ma pronto a dare tutto per Cristo, come Pietro che seguì il Maestro fino al martirio. In attesa della scelta del nuovo Papa, il Vangelo ci invita a riflettere sulla sua spiritualità. Non si tratta di un capo politico o di un uomo che agisce secondo le logiche del mondo, ma di un uomo che ama Cristo con tutta la sua forza, che sa di essere peccatore perdonato e che per questo può guidare la Chiesa con una profonda misericordia e una dedizione totale. Il Papa, come successore di Pietro, è chiamato a mantenere l’unità della Chiesa, affinché, nonostante le sfide e le diversità, tutti possano seguire Cristo, il vero pastore. Il futuro Papa sarà un uomo che, nella sua fragilità, saprà rispondere con amore alla chiamata di Cristo, rendendo visibile nella sua vita l’amore di Dio per l’umanità. Sarà sempre un testimone autentico del Vangelo, pronto a dare la vita per il gregge, come Pietro, il primo discepolo, che ha seguito Cristo fino alla croce. Si tratta, dunque, di un momento importante per rinnovare la nostra appartenenza ecclesiale nella fede e nell’amore, seguendo Cristo, il vero Pastore, che ci guida attraverso la figura di Pietro e del nuovo Papa, che lo Spirito ci donerà.
Bene-dire (a cura di Mons. Francesco Diano)
Per tre volte il Signore chiede a Pietro di proclamare il suo amore, di dichiararlo apertamente. È logico chiederci: perché l’ha fatto? Evidentemente l’ha fatto perché lo avvertiva come un bisogno molto importante di Pietro: tre volte Pietro l’aveva rinnegato, tre volte davanti a tutti lo invita a proclamare il suo amore. È interessante questo particolare: a ogni proclamazione di amore segue una consegna precisa di Gesù. Gesù conferisce un compito e una responsabilità solenne: «Pasci le mie pecorelle», il che in sostanza significa: da’ la prova che mi ami, spendendoti per i tuoi fratelli, diventando strumento di salvezza per i tuoi fratelli. […] Alla terza dichiarazione solenne di Pietro, Gesù chiede veramente tutto: chiede nientemeno che l’offerta della vita. Disse: «Seguimi!». «Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio». Non è certo impossibile che il nostro amore se ne stia tranquillamente nel vago; dobbiamo sempre temere che resti ovattato di belle parole. Finché stiamo solo nel mondo delle belle parole, non siamo sicuri di amare veramente il Signore. E allora Gesù smantella le parole e aiuta a verificarle con la concretezza: «Pasci!». Cioè: aiuta! salva! Che per Pietro significa: istruisci, organizza, cioè spenditi per i tuoi fratelli per amore verso di me, perché te lo dico io stesso. È sempre incombente il pericolo che nella nostra preghiera del cuore non scendiamo alla concretezza. Gesù pretende la concretezza dell’amore. Vigiliamo dunque sulla concretezza della nostra preghiera del cuore: dobbiamo alzarci dai piedi del Signore con in mano una verifica precisa del nostro amore, un dono preciso, una conversione precisa. E dobbiamo essere attenti che non sia un dono scelto soltanto da noi, ma scelto veramente da lui, gradito a lui, voluto e specificato da lui: maturato cioè nella preghiera. […] Pietro probabilmente avrebbe dato altro al Signore; il Signore invece gli chiede di fare bene il Capo, un capo capace di pascere, cioè di nutrire il gregge, e un capo tanto impegnato col gregge da essere pronto a giocare anche la vita quando sarebbe scoppiata la persecuzione (A. GASPARINO, Maestro insegnaci a pregare , Torino, Elle Di Ci, 1993, 205-207).
Preghiera
Signore,
la mia sola sicurezza sei tu
come il mare che ho davanti
e nel quale butto la rete della mia vita.
Anche se finora non ho pescato nulla
anche se a volte non ne ho la voglia
io so Signore che se avrò la forza
di buttare continuamente questa rete
troverò il senso della verità.
(E. Olivero)
Fonte:https://caritasveritatis.blog/
