Don Paolo Zamengo”Pietro e Paolo, le colonne”

Domenica 29 Giugno (SOLENNITA’ – Rosso)
SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI (Messa del Giorno)
At 12,1-11   Sal 33   2Tm 4,6-8.17-18   Mt 16,13-19

La tradizione vuole che Pietro e Paolo siano morti martiri lo stesso
giorno, il 29 giugno dell’anno 67. Il primo crocifisso sul colle Vaticano,
dove oggi sorge la basilica che porta il suo nome, il secondo decapitato
alle Tre Fontane, sulla via Ostiense. I due martiri sono chiamati le
colonne della Chiesa di Roma perché le fecero dono del loro magistero e
del loro sangue. Dalla lontana Palestina, Pietro e Paolo portarono il
vangelo anche a Roma. Erano diversi. Umile pescatore di Galilea, Pietro,
maestro e dottore Paolo.

Differente fu anche il loro itinerario di fede: Pietro fu chiamato da Gesù mentre riassettava le reti sulle rive
del lago di Galilea. Svolgeva un lavoro pesante, ma portava in cuore il desiderio di un mondo in cui
l’egoismo e l’indifferenza fossero trasformati dall’amore. Appena Gesù di Nazaret fece breccia nel suo
cuore chiamandolo ad allargare gli orizzonti e a cambiare il genere di pesca, Simone lasciò le reti e lo seguì.
Temperamento focoso, Pietro viene chiamato a essere il leader degli apostoli, anche se basterà la voce di
una serva nel cortile del sommo sacerdote a farlo tremare e soccombere. Pietro, rifatto dentro dall’amore
misericordioso, proclamerà, primo fra tutti, la divinità di Gesù: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”. E
Dio farà della sua debolezza la “pietra” fondamentale della Chiesa.
Nel giorno di Pentecoste Pietro uscirà dal cenacolo e proclamerà, con una forza non sua, il Vangelo della
risurrezione. Non aveva perso la cadenza del dialetto della Galilea ma, grazie allo Spirito Santo, riuscirà a
farsi capire, e ciascuno nella propria lingua nativa, da tutti i pellegrini radunati a Gerusalemme.
Anche Paolo ha vissuto un percorso tortuoso. Fin da giovane appare accanto a coloro che lapidarono
Stefano e accanto di chi contrastava la neonata comunità cristiana. Chiede autorizzazione al sommo
sacerdote per poter sterminare la Chiesa di Damasco. Ma mentre tenta di entrare in città, Gesù lo ferma
facendolo cadere dal cavallo delle sue certezze e del suo orgoglio.
Mentre mangia la polvere, si sente toccare il cuore. Abbagliato da una luce accecante, viene accompagnato
a Damasco e là ascolterà il vangelo che gli aprirà gli occhi e il cuore. La sua vita rifiorirà e inizierà a seguire
Gesù. L’incontro con la sua parola lo porterà a prendere le distanze dalle certezze e dagli ideali del proprio
passato e divenne discepolo del nuovo Messia.
Paolo sedotto da Gesù predicherà soprattutto ai pagani e darà vita a nuove comunità in Asia minore e in
Grecia. Non si spaventerà di fronte alle avversità. E scriverà al suo discepolo Timoteo: “Il Signore mi è stato
vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio di amore e di
salvezza” (2 Tm 4, 17).
E la storia continua. La chiesa in un’unica festa ci dona la testimonianza degli apostoli Pietro e Paolo
perché, con un carisma diverso, hanno annunciato il vangelo di Gesù. Pietro e Paolo sono i due polmoni
della chiesa. La chiesa respira con la fede umile e salda di Pietro e pulsa con il cuore ardimentoso e
universale di Paolo.
Le rive del mare di Tiberiade e la via di Damasco raccontano due modalità della stessa chiamata. A Pietro,
come a Paolo, fu rivolto lo stesso invito: “Seguimi”. E l’invito fu accolto e lo seguirono. Pietro è la roccia su
cui Gesù edifica e cementa la chiesa. Paolo è la vela che, gonfiata dallo Spirito, porta al largo il vangelo. In
Pietro come in Paolo, arde la bellezza di una risposta coraggiosa e stabile.
Alla meta arriva chiunque abbia camminato come Elia lungo il deserto della propria esistenza e chiunque
abbia combattuto come Giacobbe con Dio, fino all’abbraccio della sua misericordia.