Sorelle clarisse Bergamo Lectio XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Domenica 3 Agosto (DOMENICA – Verde)
XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Qo 1,2;2,21-23   Sal 89   Col 3,1-5.9-11   Lc 12,13-21

Di Sorelle clarisse Bergamo 🏠

Il Vangelo odierno si apre con un uomo che si rivolge a Gesù ponendogli una richiesta di giustizia alla quale il maestro si sottrae; ne fa occasione però per aprire una provocazione sul rapporto con la ricchezza: “Fate attenzione, tenetevi lontani da ogni cupidigia”. Gesù sposta l’attenzione dalla domanda e invita l’uomo, e anche noi, a scendere a un livello più profondo, a guardare il proprio cuore per vedere quale senso si attribuisce alla vita, da cosa la fa si dipendere: se la nostra vita percepisce un bisogno insopprimibile di giustizia questa, da sola, non può dare un fondamento all’esistenza perché “anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che possiede”.
L’affermazione di Gesù sconvolge ogni logica umana: vediamo come sovente diamo valore a una persona in relazione ai beni che possiede, al ruolo sociale che occupa e non alla sua dignità di uomo e di figlio di Dio. Gesù ci vuole dire che il problema non è la ricchezza in sé, perché tutti desideriamo una vita dignitosa, ma l’atteggiamento del possesso che ne consegue: in altri termini, quella cupidigia dalla quale il Signore sollecita a tenersi lontani. Il “possedere” non mette al centro solo i beni, ma noi stessi e la pretesa di tenere stretta la vita come se tutto dipendesse dal nostro impegno, dal nostro lavoro, dalle nostre abilità e competenze, pur necessarie. Rischia poi di diventare un bisogno incontenibile che coinvolge i beni, le relazioni, le amicizie poiché è la “mens” con la quale si guarda e si legge la vita; chi si ritrova preda della cupidigia, della bramosia, della voracità di possesso, vuole darsi vita accumulando beni, riempiendosi, cercando di colmare e anestetizzare il vuoto che dal lato mancante della vita preme verso il suo centro. Quel vuoto che chiede di essere accolto e guardato perché è lo spazio della relazione e la condizione dell’amore. È interessante osservare cosa si cela nello spazio interiore del ricco protagonista della parabola.
“Egli ragionava tra sé”. Gesù con finezza spirituale, lo descrive come un uomo che vive davanti a sé, chiuso nella sua sfera autoreferenziale, illuso quasi di poter possedere anche la sua vita: “dirò a me stesso, anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni …”. Egli tratta la vita come un suo bene, come se potesse possedere anche la sua anima, illudendosi di comprare l’eternità. Il vangelo accoglie il nostro bisogno di “ricchezza”, ma ci invita a colmarlo “arricchendoci davanti a Dio” orientando la nostra esistenza in relazione al suo volto, e non davanti a noi stessi, secondo uno sguardo narcisista, per incontrare il volto dell’altro. È riconoscere che la nostra vita dipende dal suo dono e non dai nostri possessi, è Lui il tesoro per il quale tutto può esser venduto, la roccia sulla quale fondare la nostra esistenza. Occorre continuamente operare un discernimento per passare dalla stoltezza alla sapienza, dalla logica del possesso a quella della gratuità fissando lo sguardo sulle cose necessarie, quelle che mai periscono e sono eterne. È la logica pasquale che sottende a tutto l’evangelo e che siamo chiamati ad abbracciare per avere la vita vera. Comprendiamo allora l’invito di Paolo nel “cercare le cose di lassù”, non per fuggire o evadere gli impegni della vita, le cose della terra, ma per dare loro il vero fondamento, stabile e duraturo.
Francesco e Chiara d’Assisi hanno ben compreso l’illusione delle ricchezze e, fissando il cuore e la mente nelle cose di lassù, hanno vissuto senza nulla di proprio trovando l’antidoto alla tentazione del possedere. Essi ci hanno mostrato, con la loro esistenza, la grande fiducia nel Padre dei cieli che provvede a ogni sua creatura vivendo nel dono di sé e nella restituzione, arricchendo sé stessi, i fratelli e le sorelle.

Sorelle clarisse Bergamo