Alessandro Cortesi Commento XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Domenica 31 Agosto (DOMENICA – Verde)
XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Sir 3,17-20.28-29   Sal 67   Eb 12,18-19.22-24   Lc 14,1.7-14

Di Alessandro Cortesi 🏠

“Figlio, compi le tue opere con mitezza, e sarai amato più di un uomo generoso.
Quanto più sei grande, tanto più fatti umile…”.

Il libro di ben Sira appartiene ai libri sapienziali: le indicazioni che vengono offerte suggeriscono di vivere un orientamento della vita in rapporto con il Signore nel quotidiano. E’ importante coltivare la consapevolezza che capacità tutto viene da lui: l’attitudine di fondo da coltivare è la mitezza e ciò che fa trovare grazia davanti a Dio è l’umiltà. L’umiltà è la virtù che fa rimanere con i piedi per terra (humus) considerando il senso del proprio limite. E’ il contrario dell’orgoglio e della superbia: tutto quello che abbiamo, facciamo o siamo non è proprietà o conquista ma è sempre esito di un dono ricevuto. Per questo chi è mite e umile accede ad un sapere che è nascosto agli orgogliosi: “Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi,
ma ai miti Dio rivela i suoi segreti”. La pianta del male è identificata con la superbia d cui derivano tutti i comportamenti che tendono ad affermarsi e a dominare gli altri, a ricercare potere e ad esercitarlo schiacciando gli altri. Ben Sira parla invece dela mitezza come attitudine che genera rapporti di amore.  

La parabola di Gesù è situata nella parte del vangelo di Luca in cui si parla del banchetto quale orizzonte della vita. Siamo chiamati ad un incontro con Dio di gioia e convivialità e l’immagine del banchetto esprime tale orizzonte ultimo, da coltivare nel presente. Gesù partendo dall’osservazione della vita e il suo sguardo va a come gli invitati sceglievano i primi posti nella casa di uno dei capi dei farisei. Vede come spesso la ricerca dei primi posti assorbe tutte le energie. Chi sta ai primi posti è considerato da un punto di vista umano uno che emerge, che è capace, che è abile etc… Gesù capovolge questo modo di intendere la vita: propone un cambiamento radicale. Propone di passare da un modo di intendere la vita come conflitto e competizione per superare e dominare ad un modo altro, solidale, di intendere i rapporti.

Gesù non offre solo un invito di ordine morale che smaschera l’arrivismo, la pretesa di essersi fatti da sé, il vanto. Il messaggio profondo della parabola giunge a dire qualcosa del volto di Dio, il Padre. E’ infatti ‘colui che ti ha invitato’ l’unico che può dire ‘Amico, passa più avanti!’. L’annuncio al centro della parabola è sul volto di Dio come ‘colui che invita’. Dalla sua chiamata proviene tutto: Gesù parla del dono della grazia di un Dio che chiama ‘amici’ tutti coloro che desidera vicino a sé nel condividere un banchetto di gioia. Da qui deriva la chiamata a tradurre nella propria vita la testimonianza di questa scoperta: “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti’. Gesù propone ai suoi di prendere le parti di chi sta all’ultimo posto, di chi è considerato da escludere o da tener fuori. Invitare chi non ha da ricambiare è assumere lo sguardo e lo stile di Dio che accoglie gli ultimi chiamando ‘amici’ tutti coloro da cui non si può avere contraccambio: perché la gratuità è il volto di Dio.

Alessandro Cortesi op