Domenica 7 Settembre (DOMENICA – Verde)
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Sap 9,13-18 Sal 89 Fm 1,9-10.12-17 Lc 14,25-33
Di Sr. Chiara Gioia – monastero di Bergamo 🏠
“Una folla numerosa andava con lui”. Per Gesù, in cammino sulla strada verso Gerusalemme, questo è il momento del successo. La gente è stata spettatrice di miracoli, ha ascoltato insegnamenti sulla preghiera, sull’amore verso Dio e verso i fratelli; ha gioito per la promessa di un Regno dato ai poveri, in cui c’è posto per tutti; ha goduto della libertà che questo profeta di Nazaret va annunciando nelle dispute con gli scribi e i farisei, ed ora lo segue, un po’ come si segue ogni personaggio famoso che rende famosi quelli che stanno con lui. Gesù potrebbe approfittare di questa popolarità e invece stupisce il lettore del vangelo, proclamando una parola dura come un pugno nello stomaco.
Seguire Gesù non è come essere il follower di qualche influencer… non basta cliccare un “like” e tirare diritto! Seguire Gesù è mettere i nostri passi sulle sue orme; è andare dietro a lui senza mezze misure e fino alle estreme conseguenze. È un cammino faticoso, esigente, come esigente è amare fino al dono si sé, fino a dare la vita.
Si tratta allora di fare un salto di qualità operando una scelta: decidere se vivere secondo la sapienza del mondo o quella di Dio. È ciò che viene suggerito dalle due parabole del costruttore della torre e del re che si prepara alla guerra. Non un monito a ponderare le forze o le proprie capacità: il calcolo richiesto è quello che permette di “trovare i modi per non sfuggire alla logica della croce” (Bruno Maggioni).
Viene in aiuto la prima lettura che ci invita a lasciarci illuminare e guidare dallo Spirito di Sapienza che custodisce e rivela all’uomo ciò che è gradito a Dio. Mediante questa Sapienza noi possiamo discernere e valutare tutte le cose e le situazioni in modo talvolta paradossale, perché non dettato dalle logiche umane, ma ispirato al volere e all’agire di Dio.
Proprio lasciandosi guidare da questa Sapienza che soverchia i criteri del mondo, Francesco e Chiara d’Assisi hanno abbandonato ogni cosa che non avesse il sapore delle cose di Dio. È la Sapienza dei poveri, di chi si spoglia di tutto per avere il Tutto; è la Sapienza di chi abbandona ogni legame che rende schiavo per abbracciare la libertà dei figli di Dio; è la sequela del Cristo povero, Lui, che è la vera Sapienza del Padre, mettendolo al centro della propria esistenza, come l’unico riferimento e senso della vita, l’unico amore dal quale ha origine ogni altro amore. Gesù Cristo è l’unica ricchezza a sufficienza, che si sperimenta quando si ha il coraggio – e la grazia! – di lasciare ciò che è apparente ed effimero e non riempie il cuore. Allora “lasciare”, “dare la vita”, “prendere la propria croce” non hanno il gusto della morte, ma della vita piena, della vita autenticamente vissuta, perché donata, offerta per amore. Andare dietro a Gesù, allora, non è altro che fare la Sua “strada”, quella che Chiara d’Assisi indica a sant’Agnese di Praga: Vedi che egli si è fatto per te spregevole e seguilo, fatta per lui spregevole in questo mondo. Guarda il tuo sposo, il più bello tra i figli degli uomini, divenuto per la tua salvezza il più vile degli uomini, disprezzato, percosso e in tutto il corpo più volte flagellato, morente tra le angosce stesse della croce: guardalo, consideralo, contemplalo, desiderando di imitarlo. Se con lui patirai, con lui regnerai, soffrendo con lui, con lui godrai, morendo con lui sulla croce della tribolazione, possederai con lui le eteree dimore negli splendori dei santi e il tuo nome sarà annotato nel libro della vita e diverrà` glorioso tra gli uomini. Per questo in eterno e nei secoli dei secoli acquisterai la gloria del regno celeste in cambio delle cose terrene e transitorie, i beni eterni al posto dei perituri e vivrai nei secoli dei secoli. (Seconda Lettera)
Sempre parafrasando Chiara, lasciamo completamente da parte tutte quelle cose che in questo fallace mondo inquieto prendono ai lacci i loro ciechi amanti, e amiamo con tutto noi stessi colui che tutto si è donato per amore nostro. (cfr. Terza Lettera)
Sr. Chiara Gioia – monastero di Bergamo
