Domenica 5 Ottobre (DOMENICA – Verde)
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Ab 1,2-3;2,2-4 Sal 94 2Tm 1,6-8.13-14 Lc 17,5-10
Di Don Paolo Zamengo
Mi prendo la libertà di una traduzione diversa da
quella che ci è stata proposta dalla parabola di Luca.
“Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che
vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili”.
L’aggettivo greco, tradotto con “inutili” può
assumere altre sfumature, quella dei “poveri”, nel senso di “siamo tutti poveri servi”, siamo
semplicemente servi. Tutt’altro che inutili però. Tanto è vero che dicono: “Abbiamo fatto quanto
dovevamo fare”, cioè ci siamo impegnati in quello che ci era stato ordinato. Non abbiamo fatto
chissà che cosa, ma era quello che ci toccava fare. E lo abbiamo fatto.
Devo dire che le parole del padrone della parabola nei confronti del servo che fa ritorno dopo aver
lavorato, mi sconcertano per la sensazione che mi lasciano, di un predominio eccessivo del ruolo,
quasi che al padrone poco importasse della stanchezza del servo. Come dicesse: I ruoli sono ruoli,
e sono sacri; sarai anche stanco morto tu, ma prima tocca a me mangiare, tu mi servi; poi toccherà
a te.
Ma come non pensare a Gesù che si stringe le vesti e passa a lavare i piedi dei discepoli? Come
non pensare a Gesù che quando ci avrà preparato un posto nei cieli, e ce lo ha promesso, passerà
lui a servirci? E non mancherà molto, che passerà a servire anche me, un indegno come me.
Anch’io semplicemente servo, perdutamente servo.
Diceva: “Sono stato in mezzo a voi come uno che serve”, donando onore e bellezza alla
dimensione del servire. E se il servire fosse proprio il senso profondo del nostro vivere? E non è
forse vero che talvolta abbiamo letto negli occhi la tristezza del fallimento quando uno ci viene a
dire come mi è capitato: “Io non sevo a nulla”? Siamo semplicemente servi, e non a servizio delle
proprie ambizioni, dei propri interessi, ma a servizio del bene comune.
Sta qui la salvezza del mondo perché è nel sentirci servi, onorati di servire, che cresce il bene e si
fa largo la solidarietà. Io resto incantato ogni volta che qualcuno, evitando gli applausi, dice, e lo
sento sincero: “Ho fatto solo quello che dovevo fare”.
Sono da ricercare tra questi i veri servitori della Chiesa, di un paese, di una terra, di una comunità.
Piccoli e operosi costruttori. L’umiltà non è ignavia ma passione di servire, senza incensi, nella
difficile quotidianità del nostro tempo.
Don Tonino Bello aveva scritto una bella preghiera, eccola: “Può sembrare irriverente un
appellativo così povero per la Regina degli Angeli, eppure, quell’appellativo Maria se l’è scelto da
sola. Per ben due volte nel Vangelo di Luca, lei si definisce serva. Eccomi, sono la serva del Signore.
E hai guardato l’umiltà della tua serva. Donna del servizio, dunque.
Che Maria ci doni la beatitudine dei servi che nel cuore della notte sono ancora svegli. Che ci renda
capaci di obbedienze gioiose, che metta le ali ai nostri piedi perché alla Parola possiamo rendere il
servizio dell’annuncio. Che ci alleni alla gratuità e che le ombre del potere non si allunghino sui
nostri giorni.
Maria aiutaci a mettere a disposizione la nostra vita con i gesti concreti del silenzio umile e
generoso.
Che ci doni infine occhi colmi di tenerezza e di speranza per scoprire, sotto le spoglie dei poveri
affaticati e oppressi Gesù, il nostro Re.



