Domenica 16 Novembre (DOMENICA – Verde)
XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Ml 3,19-20 Sal 97 2Ts 3,7-12 Lc 21,5-19
Di Sr. Chiara Gioia Monastero di Bergamo🏠home
Stiamo per concludere l’anno liturgico e la sapienza della Chiesa ci conduce a meditare sul senso del tempo e della storia, a guardare non tanto e non solo “alla fine”, ma “al fine”, al compimento verso cui tendiamo, al futuro che dà significato anche al nostro presente. Nella pericope odierna Luca alza un velo sul “già e non ancora” che tanto ci affascina quanto ci inquieta, e lo fa utilizzando termini ed immagini talvolta tra loro contrastanti.
Innanzitutto l’immagine del tempio, così bello, così maestoso… Con parole profetiche ed infuocate, Gesù mette in guardia i suoi interlocutori sulla fragilità e sull’illusione delle apparenze e li sollecita ad un cammino di interiorità. Non ci si può affidare alle pietre: solo Lui è la Pietra, peraltro scartata, che dà fondamento e stabilità alla nostra vita! Forse anche noi siamo tentati di dare credito a ciò che appare, che illude e gratifica il nostro sguardo… Su cosa fissiamo la nostra attenzione, come guardiamo? Come leggiamo la nostra vita, la nostra storia, quale senso vi cogliamo? Tutto ciò che sta alla superficie è destinato a crollare: bellezza, successo, potere… Qual è il fondamento su cui abbiamo costruito?
Un ulteriore contrasto lo possiamo cogliere tra un futuro solo accennato ed un “prima” che, per ben due volte viene descritto. Facciamo fatica a stare nel presente. Siamo continuamente proiettati al futuro, vogliamo conoscere ciò che sarà, come sarà, quando accadrà… Gesù ci riporta al “prima” ad un tempo che è adesso, il tempo presente di tutta la storia che è fatto di guerre, persecuzioni, tradimenti, fatica di perseverare nell’attesa. È il tempo che il discepolo conosce da sempre, quello in cui si gioca la sua fedeltà e la sua testimonianza. È il tempo in cui rimanere saldamente ancorati alla solidità della Parola di verità del vangelo, per camminare con fiducia sulla strada della sequela del Maestro, imparando l’arte del discernimento, per non lasciarci ingannare da coloro che pretendono di carpire fiducia e credibilità dicendo “Io sono”. È quindi il tempo della vigilanza. “Non seguiteli”, non fatevi ingannare, dice Gesù, da coloro che utilizzano la religione come strumento per avere popolarità e attirare consensi; non fidatevi di chi brandisce il vangelo distorcendo la verità per avvalorare deliri di onnipotenza; non sprecate la vostra vita a farvi discepoli di narcisisti senza scrupoli!
E, ancora, non abbiate paura, “non vi terrorizzate!”. Qui il contrasto tra l’essere perseguitati, traditi persino dai genitori, messi a morte è ancora più stridente con l’immagine dolcissima e tenerissima di un Padre che ha contato tutti i capelli del nostro capo! La certezza che ci deve sostenere è quella di essere nelle mani di Dio, sempre; di essere custoditi dalla sua provvidenza, ammaestrati dalla sapienza del suo Spirito che ci ispira pensieri, gesti e parole per dare testimonianza. È solo alimentando la consapevolezza di questa relazione amorevole, forte, indistruttibile e fedele che possiamo accettare il rischio della morte, perseverando nell’attesa della vita che non avrà fine. Come alimentiamo la nostra perseveranza? Cosa la sostiene?
Signore Gesù,
tu conosci le mie paure, le mie insicurezze e i miei attaccamenti.
Insegnami a guardare oltre ciò che passa,
a non lasciarmi ingannare dalle illusioni del mondo,
a riconoscere la tua presenza anche nei momenti difficili.
Donami la grazia della perseveranza,
che è la fedeltà dell’amore giorno dopo giorno.
Fa’ che nelle piccole scelte quotidiane io sappia seguire Te,
e così custodire la vita che non finisce.
Amen.



