Domenica 30 Novembre (DOMENICA – Viola)
I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)
Is 2,1-5 Sal 121 Rm 13,11-14 Mt 24,37-44
C’è coda dappertutto: ho visto code persino davanti ai bagni pubblici, dove si può urinare alla modica cifra di cinquanta centesimi (IVA compresa). Si fa la coda anche per cose di una nobiltà divina: andare a ricevere l’Ostia nell’eucaristia, fare le condoglianze ai parenti dell’uomo nella bara, per stringere la mano ad un benefattore di passaggio. Poi, che tu abbia una vecchia Pandina verde tutta scassata o una BMW nuova fiammante, cambierà poco nulla: in tangenziale, al mattino, saremo tutti perfettamente uguali. “Pronti, partenza, coda!” Certe colonne, poi, saranno faccende per centometristi allenati: avete mai notato, al supermercato, la reazione al suono: “Apre cassa cinque”? Mica uno scherzetto quella velocità di riflessi: anni e anni di allenamenti alle code, di attesa alle casse, di domeniche trascorse a fissare la fila più corta. Con un’accortezza non da poco: se si cambia coda, quella che si è appena lasciata diventerà immediatamente la più veloce di tutte. «Maledizione!» (oppure qualcos’altro) ti scapperà. Nella collezione privata delle code viste, mi manca soltanto una figurina per fare “sold-out”: la coda alla cassa delle conseguenze. La faccenda che molti (tra i quali il sottoscritto) come bambini vogliano una cosa ma non accettino, poi, le sue conseguenze, mi crea una certa difficoltà nel completare la mia collezione: manca sempre quella foto che ritrae il gruppo in coda intento a pagare il ticket delle conseguenze. Quando è sotto gli occhi di tutti un dato di fatto: ci sono scelte che si fanno in pochissimi secondi le cui conseguenze, poi, si sconteranno per tutto il resto della vita.
Ne sa qualcosina Noè, che si mostrò attentissimo ad esaminare il meteo di Dio: gli altri «mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito e non si accorsero di nulla finchè venne il diluvio e li travolse tutti». Il male, quella volta, non fu il piatto di spaghetti Barilla o il bicchiere di Lambrusco: non ci sarà mai nulla di male a gioire per le piccole gioie della vita. La faccenda si imbrogliò al sorgere del giorno: distraendosi a tavola, non si erano accorti del sole che andava scolorandosi in cielo. Noè s’accorse e, col sole ancora a picco, cominciò a mettersi il K-way: lui e tutta la sua famiglia. Quando gli risero dietro, aspettò che la risposta giungesse anche lei dall’alto: «Li travolse tutti». Mentre annegavano, gridavano: “Piove, governo ladro!” Alla cassa delle conseguenze – “Bastava stare un attimo attenti, gente!” – non c’era un filo di coda: tutti a battere cassa all’assicurazione. Che, ovviamente, non (r)assicurò granchè. Bastava leggere le clausole in calce, quelle scritte in piccolo da apparire insignificanti quando si ha fretta di firmare: «Tenetevi pronti perchè, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Quando splende il sole, portarsi un ombrello sembrerà eresia, ma basta essersi fatti pizzicare senza ombrello una volta – «Non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» – per imparare a metterlo nello zainetto, perchè “il tempo è rimasto da sposare per fare quello che vuole” diceva nonna, saggia quanto bastava per non prendersi l’acqua tutte le volte che l’avremmo presa, senza il suo ombrello.
A bere come grondaie, mangiare come maiali, far festa come non ci fosse un domani l’uomo mostra d’essere ferratissimo: “Calcola anche – dice Dio – che a furia di mangiare e sbevazzare così, un giorno il fegato batta cassa”. Non tutto il male è gratuito, come lo sarà invece il male innocente. L’uomo dimentica che un risultato è quello che ci aspettiamo da un gesto ma le conseguenze sono quello che otterremo con quel nostro gesto: eludere le responsabilità sarà facilissimo, circa le conseguenze un po’ meno. Cristo, quand’avvisa dell’arrivo di qualcosa, è pragmatico come, anni dopo, Winston Churchill: «L’era dei rinvii, delle misure a metà, degli espedienti ingannevoli e consolatori, dei ritardi è da considerarsi chiusa. Ora inizia il periodo delle azioni che producono delle conseguenze». Sta di fatto, poi, che con Dio funziona come con gli amori maiuscoli: ci sarà sempre chi vale le conseguenze.
Qualunque esse siano.



