Domenica 14 Dicembre (DOMENICA – Viola o Rosaceo)
III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) – GAUDETE
Is 35,1-6.8.10 Sal 145 Gc 5,7-10 Mt 11,2-11
Di
Vorrei dirvi della fatica e
della gioia di credere. Anche della mia fatica a credere. Per uno
come me che fa fatica in certi giorni a credere, sono di
consolazione queste parole del Battista: “Sei tu colui che deve
venire o dobbiamo attenderne un altro?”
Anche il Battista, anche la roccia che sfidava il vento del deserto,
colui che, al dire di Gesù, è anche più di un profeta, anche lui non
fu al riparo dal dubbio. Proprio Giovanni, che aveva
preannunciato il Messia con immagini di paura? Il Messia avrebbe finalmente separato il grano dalla
paglia. Ed ecco che cosa sente dire di Gesù, ora che è in carcere. Colui che lui aveva indicato come Messia
non separa i giusti dai peccatori, anzi cerca i peccatori e mangia con loro e passa la voce che lui è amico di
pubblicani e peccatori.
Aveva detto del Messia: “Brucerà la pula con fuoco inestinguibile” E lui, ai discepoli che invocano fuoco
sulla città del rifiuto, muove rimprovero e dice: “Non sapete di che spirito siete” . Ma dove è mai questo
Messia che brucia, che usa la scure e abbatte gli alberi? Dove è mai? E il tormento si ingigantiva nell’ombra
del carcere. Dove è mai?
La fatica di credere. Un conto è la fede dei libri. Un conto è la fede nella vita, a confronto con le sfide e gli
interrogativi. La fede che si confronta con la vita non può essere se non una fede interrogante, in ricerca:
“Sei tu, Signore, o dobbiamo attenderne un altro?” Non ci sfiora mai questo interrogativo, quando ci
fermiamo a pensare a cosa è cambiato dopo duemila anni sulla terra, se pensiamo alla lentezza e alle
contraddizioni in mezzo a cui cresce il regno di Dio? Dobbiamo continuare a guardare verso questa
direzione o dobbiamo rivolgerci ad altro, ad altri?
E Gesù come risponde? Non rimanda alle parole. Rimanda ai fatti. Ciò che conta non sono le parole. Ciò
che conta sono le opere. Ma quali? Ci sono opere ed opere. E Gesù, senza arretrare di un centimetro,
continua a dire al Battista che le opere del Messia sono proprio quelle di cui lui sente parlare e per le quali
si scandalizza. Ed ecco il punto che fa scandalo: non sono opere di minaccia, ma di consolazione, e di
guarigione. Ecco la gioia di credere.
Il Messia si china sulla sofferenza degli uomini e la solleva. È il Messia che ha occhi e cuore per la
debolezza umana, per l’infinita debolezza che sfianca l’umanità, sull’infinita stanchezza descritta da Isaia:
“Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono”. Ed ecco viene il Signore a
irrobustire le mani fiacche, le nostre, a rendere salde le ginocchia vacillanti, le nostre. Questo dà gioia al
cuore.
Nasce anche un impegno: anche noi chiamati a resistere a questo scandalo con la nostra vita. Non è così
scontato che si resista tenendo fede al Messia. Si è tentati, oggi più di ieri, di cambiare gesti e parole. La
tentazione è questa. Il mondo non è cambiato. Pochi frequentano le vie di Gesù e sempre meno fanno
proprie le sue parole. E vorremmo la forza per incenerire qualcuno, eliminare la paglia e bruciarla. E invece
siamo chiamati a resistere allo scandalo dell’apparente sconfitta, dell’apparente debolezza dei gesti e delle
strade percorse da Gesù.
E allora apri anche tu gli occhi a coloro che oggi sono accecati dal mito del più forte, fa camminare coloro
che sono frenati dalla loro debolezza e dalle loro paure, guarisci coloro che vengono scartati come fossero
lebbrosi, risuscita coloro che vivono come se non vivessero, dà buone notizie a chi sembra non farcela nella
vita. E non scandalizzarti di Gesù. Di lui che ha scelto proprio queste opere e non altre. Non scandalizzarti,
anche se tarda. Anche se tarda, verrà.



