Don Luciano Labanca”II domenica dopo Natale 2026: Nel mistero…”

Domenica 4 Gennaio (DOMENICA – Bianco)
II DOMENICA DOPO NATALE
Sir 24,1-4.12-16   Sal 147   Ef 1,3-6.15-18   Gv 1,1-18

Di Don Luciano Labanca🏠home

Nel cuore del tempo di Natale, la II Domenica ci invita a tornare ancora una volta al Prologo del Vangelo di Giovanni. Non si tratta di una semplice ripetizione, ma di un approfondimento essenziale: la Chiesa ci chiede di sostare davanti al mistero dell’Incarnazione, perché in esso si gioca il centro della fede cristiana. Guardando alle esperienze religiose dell’umanità, emerge con chiarezza un dato costante: l’uomo ha sempre cercato Dio partendo da sé, tentando di raggiungerlo attraverso riti, sacrifici, pratiche di purificazione o percorsi di elevazione spirituale. Il cristianesimo nasce invece da un movimento radicalmente diverso. Non è l’uomo che sale verso Dio, ma è Dio che prende l’iniziativa di scendere verso l’uomo. L’Incarnazione non è la risposta a uno sforzo umano riuscito, ma un atto di grazia pura. Il Prologo di Giovanni esprime questa novità con un linguaggio di straordinaria profondità. “In principio era il Verbo”. Prima ancora della creazione, prima di ogni azione, c’è una presenza: il Figlio, il Verbo eterno, in comunione con il Padre ed egli stesso Dio. Tutto ciò che esiste nasce da questa relazione d’amore. Ed è proprio questo Verbo eterno che, nel tempo, «si è fatto carne». Giovanni utilizza un’espressione fortissima: il Verbo ha “posto la sua tenda in mezzo a noi” (eskenosen). Dio non visita semplicemente l’uomo, non lo sfiora dall’alto, ma decide di abitare stabilmente nella sua storia. La carne – fragile, ferita, contraddittoria – diventa il luogo della sua presenza. Ciò che per molti poteva apparire scandalo o persino bestemmia è, in realtà, il cuore stesso del cristianesimo: la carne diventa il cardine della salvezza. In Gesù Cristo Dio si unisce a ogni uomo. Non sceglie gli angeli, ma l’umanità. Non elimina la sofferenza, la morte o la fragilità, ma le assume e le abita. In questo legame indissolubile tra la sua divinità e la nostra umanità si apre una speranza nuova: nulla della nostra vita è estraneo a Dio, nulla è escluso dalla sua luce. In Cristo si ricompone anche la frattura antica tra Dio e l’uomo. La via di comunicazione, interrotta dal peccato, non solo viene ripristinata, ma portata alla sua pienezza. Gesù è il mediatore della Nuova Alleanza, il ponte vivente tra cielo e terra. Per questo Giovanni può dire che Egli è l’“esegeta” del Padre: chi guarda a Lui, chi lo incontra e lo ama, viene introdotto nel mistero stesso di Dio. Il Natale, allora, non è soltanto memoria di un evento passato, né una cornice suggestiva di tradizioni. È promessa. Come affermavano i Padri della Chiesa, Dio si è fatto uomo perché l’uomo potesse partecipare alla vita di Dio. Accostarsi a Cristo significa lasciarsi raggiungere da questa grazia, diventare dimora della sua presenza, vivere già ora di una luce che non viene meno. La II Domenica di Natale ci invita così a fermarci e a contemplare. Dio ha scelto di abitare la nostra umanità, anche nelle sue fragilità e nelle sue ombre, non per cancellarle dall’esterno, ma per trasfigurarle dall’interno. Il Verbo si è fatto carne perché nessun frammento della nostra vita resti escluso dalla sua presenza. Sostare davanti a questo mistero significa lasciarsi abitare da Dio e imparare, giorno dopo giorno, a vivere come dimora della sua luce. È questa la gioia silenziosa e profonda del Natale che continua.
Bene-dire (a cura di Mons. Francesco Diano)
«A quanti lo hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio». È in questa accoglienza che si gioca il senso del vivere. Più che senso, è meglio dire sapienza. Cioè sapore, gusto. Il sale nella minestra: quello che manca oggi. Se Maria presenziasse con Gesù, come un giorno in Cana di Galilea, ai nostri banchetti, non direbbe più: «Figlio, non hanno più vino» (Gv 2,3), ma direbbe: «Figlio, non hanno più sale». Si recupera a questo punto tutto il messaggio sulla sapienza. Essa è un dono che Dio manda sulla terra perché, «dopo aver officiato nella tenda santa davanti a lui», venga finalmente a fare compagnia agli uomini e «fissi la tenda in Giacobbe» (Sir 24,8). Di questo senso, di questo orientamento decisivo, di questo intimo significato delle cose, di questo profondo perché, oggi sentiamo tutti un incredibile bisogno. Scoprire, sotto lo scorrere dei grani del tempo, il filo nascosto che articola i giorni, senza frantumarli in monadi chiuse. Leggere, sotto la scorza degli avvenimenti, tristi o luttuosi, la tensione ultima che li lega al Regno. Udire la voce segreta che geme nell’universo, sofferente per i travagli del parto. Intuire che i frammenti di gioia che si sperimentano quaggiù fanno parte di un mare di felicità, in cui un giorno faremo tutti naufragio. Percepire che il nostro vuoto può essere riempito solo «dalla sua pienezza» (Gv 1, 16). È così grande il dono, che san Paolo sente il bisogno di chiedere per tutti da Dio questo «spirito di sapienza» (Ef 1, 17). A noi non resta che augurarci che «possa egli davvero illuminare gli occhi della nostra mente per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati». Se le cose stanno così, benvenuta «tenda di Dio in mezzo a noi»! (Don Tonino Bello, Avvento. Natale. Oltre il futuro, Padova, Messaggero, 2007, 91-96).
Preghiera
Signore Gesù, Verbo eterno del Padre, prima di ogni tempo e principio di ogni cosa, in Te tutto è stato creato e in Te ogni vita trova il suo senso. Tu sei la Luce vera che viene nel mondo e continua a splendere nelle nostre notti. Anche quando le tenebre sembrano prevalere, esse non hanno potere su di Te. Donaci occhi capaci di riconoscerti, cuori disponibili ad accoglierti, perché il mondo, fatto per mezzo tuo, non rimanga chiuso davanti alla tua presenza. Come Giovanni, rendici testimoni della Luce, non protagonisti, ma servi fedeli della Verità; uomini e donne che indicano Te e preparano strade perché altri possano credere. Verbo fatto carne, Tu hai scelto di abitare in mezzo a noi, di condividere la nostra fragilità per donarci la tua gloria, una gloria fatta di grazia, di verità e di amore. Accoglici tra coloro che credono nel tuo nome e fa’ di noi figli nel Figlio, generati non da volontà umana, ma dal dono gratuito di Dio. Dalla tua pienezza, Signore, continua a riversare su di noi grazia su grazia, perché, trasformati dal tuo amore, possiamo
vivere come luce nel mondo e riflesso della tua presenza nella storia. Tu che sei nel seno del Padre e ce lo hai rivelato, resta con noi e guidaci verso la pienezza della vita. Amen.

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