Domenica 11 Gennaio (FESTA – Bianco)
BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO A)
Is 42,1-4.6-7 Sal 28 At 10,34-38 Mt 3,13-17
Di Alessandro Cortesi O.P🏠home
Il tempo di Natale si chiude con la domenica del battesimo di Gesù. Un momento della storia di Gesù attestato sin dalla predicazione della prima comunità (At 10,37-38) e riportato da diverse fonti. Questo passaggio sollevava problemi non semplici: perché Gesù accolse il battesimo di Giovanni, gesto di conversione per la remissione dei peccati. Quale significato ebbe nella sua vita questo momento e il suo recarsi come discepolo presso il Battista?
Matteo ha presente tali difficoltà e il suo racconto ha aspetti propri al punto da nascondere lo stesso gesto: all’inizio inserisce un dialogo. Giovanni si oppone al venire di Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” Matteo intende chiarire la differenza tra Giovanni e Gesù, colui che viene dopo, il più forte (Mt 3,11). Gesù risponde di ‘lasciar fare per ora’ perché ‘così portiamo a compimento ogni giustizia’. Compare l’espressione dare compimento e il rinvio a ‘giustizia’ caro a Matteo. Si tratta di una lettura teologica che racchiude i tratti dell’identità profonda di Gesù secondo Matteo. ‘Dare compimento’ è usato per indicare che l’agire di Gesù si pone come attuazione della storia della salvezza e in rapporto al cammino di alleanza del Primo testamento: così all’inizio del discorso della montagna Gesù dice che non è venuto per abolire la legge e i profeti ma per ‘dare compimento’. Anche il termine ‘giustizia’ è innanzitutto attributo di Dio, sinonimo della sua ‘fedeltà’ e del non venir meno al suo disegno di salvezza. Poi indica la risposta di ascolto da parte di chi è giusto perché in ascolto e fedele, come ad esempio Giuseppe nei racconti dell’infanzia (cfr. Mt 1,19). Gesù recandosi presso il Battista afferma così l’accoglienza nella sua vita della volontà del Padre e si pone nella linea di quella storia di alleanza che giunge da lontano. Sia Gesù sia Giovanni, insieme stanno in ascolto di una chiamata di salvezza del Padre.
La scena successiva offre ulteriori elementi per comprendere in che modo ‘si compie la giustizia’. Matteo presenta Gesù nel risalire dall’acqua e in visione Gesù vide scendere e venire su di lui una colomba mentre si aprirono i cieli. Sono richiami alle scene di investitura di un profeta (cfr. Ez 1,1; 2,2). Risalire dall’acqua è poi ricordo del passaggio dell’esodo (cfr. Is 63,11-12). Gesù è presentato nuovo Mosè che risale dalle acque, investito dallo Spirito del Signore. Il battesimo di Gesù è un momento letto da Matteo in riferimento alla liberazione opera di Dio (cfr. Sal 114,5-6). Nel vivere quel gesto Gesù porta a compimento la fedeltà di Dio all’alleanza come liberatore.
Così la colomba rinvia all’operare dello Spirito che covava sulle acque nella creazione (Gen 1,2). Matteo fa così cogliere l’inizio di una nuova creazione quale azione del Figlio nella sua obbedienza, dello Spirito – il suo battesimo è unzione nello Spirito: ‘fu consacrato in Spirito Santo e potenza’ (At 10,38) – e del Padre con la sua parola di amore. La voce dall’alto, dai cieli, proclama l’identità di Gesù: “Questi è il mio figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto”. Nella vicenda di Gesù si comunica una relazione fondante con il Padre. E’ qui ripresa la proclamazione del re posto sul trono: ‘Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato…’ (Salmo 2,7a). Ma è anche presente l’eco di un testo di Isaia sul ‘servo di YHWH: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto, di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito sopra di lui” (Is 42,1). La traduzione greca del testo di Isaia indicava il ‘servo’ come figlio (pais) e così Matteo nella voce dal cielo pone insieme due riferimenti. Gesù si pone sulla linea del ‘servo’ di Jahwè di cui si dice: “ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni,” (Is 42,6-7). Nel momento del battesimo al Giordano Matteo indica che Gesù è figlio, inviato per comunicare la fedeltà di Dio sulla via del ‘servo’. Gesù nel momento del battesimo accoglie la missione che viene dal Padre con disponibilità di figlio. La sua identità sta nell’essere inviato e amato del Padre per comunicare questa parola di amore e di salvezza a tutti. Nelle parole ‘figlio amato’, che sono sintesi dell’intero itinerario della vita di Gesù si può vedere rispecchiata anche l’identità più profonda di ogni uomo e donna, come figli e figlie. Possiamo così scoprire, a partire dallo stile di vita di Gesù, il volto di Dio come amore, l’esperienza di essere amati in modo gratuito e benvoluti come figli chiamati a divenire fratelli e sorelle nel cammino della storia.




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