S.B. Card. Pizzaballa Meditazione: Battesimo di Gesù

Domenica 11 Gennaio (FESTA – Bianco)
BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO A)
Is 42,1-4.6-7   Sal 28   At 10,34-38   Mt 3,13-17

Di S.B. Card. Pizzaballa🏠home

Il Vangelo del giorno dell’Epifania ha fatto sorgere in noi la stessa domanda che ha messo in cammino i Magi: “Dov’è Colui che è nato?” (Mt 2,2). Poiché Gesù è nato a Betlemme (Mt, 2,1), allora i Magi possono farsi questa domanda, possono iniziare la loro ricerca. Se Gesù non fosse nato, se Dio non fosse venuto tra noi, questa domanda non avrebbe senso, non avrebbe risposta: sarebbe inutile farsela.

Invece Dio è davvero l’Emmanuele, Dio con noi, e nel Vangelo di oggi (Mt 3,13-17) possiamo iniziare a trovare una risposta a questa domanda: dov’è Colui che è nato?

Il racconto si apre con un gesto sorprendente: “Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.” (Matt. 3,13). Gesù scende dalla Galilea al Giordano, scende nella fila dei peccatori, scende nelle acque che portano il peso del peccato e delle conversioni altrui. È un movimento che non ha nulla di spettacolare: è un movimento di solidarietà silenziosa. Scende al Giordano senza clamore. Non porta nulla da mostrare, nulla da rivendicare: porta solo sé stesso, consegnato al Padre e solidale con l’umanità. È un Dio che non si sottrae alle acque che gli altri hanno reso pesanti, è un Dio che entra dove noi siamo.

Ecco dunque innanzitutto dov’è Colui che è nato: il Figlio si lascia condurre nel luogo dove il Padre lo vuole.

Giovanni non può capire quello che sta succedendo (“Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?” – Mt 3,14): è qualcosa che rovescia completamente le sue logiche religiose e rigorose. Secondo lui, Dio non dovrebbe essere lì. La risposta di Gesù è semplicemente questa: “Lascia fare per ora” (Mt 3,15). È una parola che non forza, non impone, non spiega tutto, non risolve: chiede solo spazio, lascia aperta la risposta.

Questa risposta, “lascia fare”, è una risposta importante: non si tratta di fare di più, di fare meglio, ma di lasciar fare, di lasciare che Dio faccia in noi ciò che desidera, ovvero dei figli, amati come è amato il Figlio in cui si compiace (Mt 3,17).

Quando Gesù raggiunge il punto più basso (il luogo del Battesimo è il punto più basso della terra), il cielo si apre (Mt 3,16).  Non si apre quando compie un gesto straordinario, ma quando scende, quando si lascia condurre.

A questo punto, accadono due cose: Gesù vede lo Spirito scendere su di Lui (Mt 3,16) e poi sente la voce del Padre che lo dichiara Figlio suo, amato (“Gesù vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui.  Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».” (Matt. 3,16-17).

Non troviamo più solamente Gesù. Insieme a Lui troviamo il Padre e lo Spirito, anch’essi impegnati nello stesso movimento di discesa: lo Spirito scende e scende la voce del Padre.

Un’altra cosa va notata: lo Spirito scende dopo che Gesù è entrato nelle acque. Non prima! Non scende per convincerlo e nemmeno per sostenerlo, ma scende come risposta al suo abbassamento, solidale come Lui e insieme a Lui.  Lo Spirito manifesta ciò che Gesù è: il Figlio che scende negli abissi dell’umanità, il Figlio che vive in totale obbedienza al Padre, un Figlio che lascia fare.

Lo Spirito scende come una colomba (Mt 3,16): non si tratta di un simbolo decorativo, ma di un modo per dire che Dio non invade e non travolge. Lo Spirito è mite, scende solo dove trova spazio, e rimane solo dove c’è fiducia. Dio è comunione che si dona, non forza che si impone.

Il cielo si apre, infine, perché il Padre possa dire una Parola sul Figlio: “Questi è il Figlio mio, l’Amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Mt 3,17).

La voce del Padre varca i cieli e scende non per dare un comando, ma per dare un’identità. Non dice cosa Gesù deve fare, ma chi Egli è. E lo dice con due parole che sono il cuore di tutta la rivelazione: Figlio e Amato. Queste due parole arrivano prima di ogni gesto pubblico, prima dei miracoli, prima della predicazione, perché l’identità precede la missione, perché l’amore precede l’agire.

Da qui Gesù potrà partire per portare a tutti questo stesso amore con cui il Padre lo ha amato.

Anche per noi, questo è un punto decisivo: la vita cristiana non nasce da un compito, ma da una voce che ci chiama amati. Tutto il resto è una risposta. La missione nasce da qui: da un’identità ricevuta, non conquistata. 


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