Domenica 18 Gennaio (DOMENICA – Verde)
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 49,3.5-6 Salmo 39 1Cor 1,1-3 Gv 1,29-34
Di Mariapia Veladiano🏠home
Qui siamo davanti ai passaggi di qualcosa che somiglia a un’illuminazione. Qui vediamo come la nostra fede è il rovesciamento della logica del mondo. Giovanni battezza nel Giordano, molti accorrono e cercano quello che tutti cercano, una vita che rinasce, una storia personale che si riscrive. È un profeta di successo che però ai capi dei giudei venuti a interrogarlo sa dire solo chi non è: non è il Messia, non è Elia.
C’è già, dice, presente in mezzo a loro, qualcuno di incomparabilmente più grande di lui, anche se loro non lo conoscono. Nemmeno lui lo conosceva — lo ripete due volte in questo breve testo — eppure è suo cugino e lo ha visto da poco perché si è fatto battezzare, ma non aveva capito, perché un Messia non fa così, non è come gli altri uomini, deve essere di più. Giovanni è un uomo che conosce le Scritture e dentro le tante parole delle profezie probabilmente ha anche lui selezionato immagini regali e potenti per rappresentarsi Colui che è atteso. Anche noi lo facciamo. È facile cedere alla tentazione di selezionare i versetti della Bibbia che assecondano la nostra idea di Dio.
Comunque il giorno dopo Giovanni vede Gesù venire verso di lui e allora capisce, gli si presenta davanti la profezia giusta, quella del Messia servo che si lascia umiliare, «pecora muta di fronte ai suoi tosatori» (Isaia, 53, 7). Immagine durissima per noi questa dell’agnello perché viene da un immaginario culturalmente lontano, e non ci restituisce la carica simbolica che poteva avere per il popolo ebraico uscito dall’Egitto e salvato dal sangue dell’agnello sulle porte la notte di Pasqua. Ma il messaggio centrale della fede cristiana è affidato a questa immagine. Non è un re il Messia, è «l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo». Il peccato, cioè tutto ciò che non è amore incondizionato è il peccato del mondo. È il centro di tutto, questa confessione di Giovanni. Dio arriva a noi come servo, spogliato da ogni espressione di forza, fino al sacrificio. Anche noi siamo chiamati a essere come lui. Cosa significa credere? Essere disposti a morire per amore. Come Giovanni Battista, come Gesù.



