S.B. Card. Pizzaballa Meditazione II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 18 Gennaio (DOMENICA – Verde)
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 49,3.5-6   Salmo 39   1Cor 1,1-3   Gv 1,29-34

Di S.B. Card. Pizzaballa🏠home

Il Tempo di Natale ci ha fatto celebrare e contemplare un Dio che viene.

Il Verbo di Dio viene nella carne della nostra povertà, entra nella storia, prende l’iniziativa di essere con noi e come noi.

Ma Dio non viene solo a Natale, e non viene solo nel momento in cui si incarna.

Anzi! L’incarnazione del Verbo inaugura per l’umanità un tempo nuovo, il tempo in cui Dio viene, in cui Egli continua a venire.

Per questo è molto importante che tra le prime parole che troviamo nel Vangelo di questa prima domenica dopo il Battesimo (Gv 1,29-34) ci sia proprio il termine “venire” (Gv 1,29): Giovanni Battista vede Gesù venire verso di Lui.

“Venire” è un verbo programmatico, un verbo che rivela l’identità di Dio: Dio è Colui che viene.

Innanzitutto, in principio, c’è questo movimento di Dio verso di noi, c’è il Suo venire a noi.

Non c’è un Dio che resta lontano, un Dio che aspetta che noi andiamo a Lui.

Se Dio si avvicina, allora noi possiamo incontrarlo, ed è quello che concretamente accade a Giovanni il Battista: quando Gesù gli si avvicina, Lui lo riconosce e, quindi, lo accoglie.

Se “venire” è il verbo di Dio, “vedere” è il verbo dell’uomo, dell’umanità: Giovanni vede Gesù che viene a lui.

Entrambi questi verbi sono importanti, entrambi sono necessari perché l’incontro avvenga.

Se Dio non viene, l’uomo, da solo, non può fare nulla.

Ma se Dio viene e l’uomo non lo riconosce, non lo vede, allora anche il venire di Dio è senza frutti, senza incontro. Dio può venire invano, se l’uomo non lo accoglie.

Ma cosa significa vedere Dio? Come Giovanni vede il Signore che viene?

In realtà, il Battista non vede nulla di straordinario: vede un uomo come ogni altro uomo, che viene verso di lui come molti altri facevano in quel tempo.

L’evangelista Giovanni ci dice che il Battista, pur vedendo solo un uomo, vede molto oltre e molto altro.

Vede l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Gv 1,29).

Vede qualcuno che, pur venendo dopo di Lui, in realtà era prima di Lui, cioè che era da sempre (Gv 1,30).

Vede qualcuno su cui lo Spirito si posa e su cui lo Spirito rimane, qualcuno che battezzerà nello Spirito Santo (Gv 1,33).

Come può Giovanni Battista vedere tutto questo?

La domanda è legittima, considerato che il Battista stesso afferma per ben due volte in pochi versetti che, prima di quell’incontro, lui non conosceva Gesù (Gv 1,31.33).

Giovanni può vedere e riconoscere Gesù perché vive immerso nella Parola: vede perché prima ha ascoltato.

Due indizi ci portano a questa considerazione.

Il primo è che le sue parole sono intrise di Scrittura: vi troviamo l’agnello del capitolo 12 di Esodo, troviamo un richiamo alla Sapienza del capitolo 8 dei Proverbi, e vi troviamo tante promesse profetiche che parlano dello Spirito che scende e che rimane.

Giovanni non vede di più perché ha qualche dono speciale, ma perché quando vede venire Gesù, le Scritture dentro di Lui si accendono e illuminano il suo sguardo.

Ma l’ascolto di Giovanni non riguarda solo le Scritture.

Il v. 33 ci fa capire che il Battista è in ascolto di un Dio che gli parla nel cuore, così come accade ad ogni profeta che il Signore chiama e invia: “Colui che mi ha inviato a battezzare mi ha detto…” (Gv 1,33).

Giovanni è innanzitutto l’uomo dell’ascolto, e siccome ascolta, allora è capace di cogliere i segni che Dio pone per rivelarsi.

E il segno decisivo di questo inizio di rivelazione non è un prodigio, non è un miracolo, non è un discorso. È qualcosa di estremamente discreto, come lo Spirito che scende e che rimane (Gv 1,33).

Diverse volte, nella storia della Salvezza, lo Spirito era sceso su qualcuno, investendolo di una missione speciale. La novità che Giovanni coglie in Gesù è che questa volta la discesa dello Spirito è una discesa definitiva, da cui non si può più tornare indietro: lo Spirito scende e rimane su Gesù.

Lo sguardo del Battista, illuminato dalla Parola, riconosce che questo rimanere è un segno. È il segno che Gesù è il Figlio di Dio, il segno che la nuova alleanza si compie, il segno che Dio porta su di sé il peccato del mondo (Gv 1,29).