Alessandro Cortesi O.P. Commento II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 18 Gennaio (DOMENICA – Verde)
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 49,3.5-6   Salmo 39   1Cor 1,1-3   Gv 1,29-34

Di Alessandro Cortesi O.P.🏠home

Nelle domeniche del tempo ordinario siamo accompagnati nella scoperta di chi è Gesù e del volto dei discepoli e discepole chiamati a seguirlo.

Espressione che ritorna nella pagina del vangelo è ‘rendere testimonianza’. E’ qui  racchiusa l’esperienza del discepolo. Giovanni Battista rende testimonianza perché ‘vede’ e lo indica. Giovanni annuncia: ‘in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete’ (Gv 1,26). Invita così a conoscere Gesù. Rende la sua testimonianza proponendo il battesimo con acqua: ‘sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere ad Israele’ (Gv 1,31). Sua testimonianza è l’annuncio di qualcuno che viene dopo di lui ma che sta prima per farlo conoscere. Il gesto proposto, l’immersione nel Giordano, va nella direzione di una attesa: ‘Ecco colui del quale io dissi: dopo di me viene un uomo che mi è passato davanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo…’ (1,30). Giovanni Battista indica così l’identità profonda di Gesù: nella sua umanità viene dopo, ma era da prima. E’ lui la Parola di Dio, il Verbo, che si è fatto carne ed è venuto ad abitare nella storia. Giovanni non lo conosceva ma ora può conoscerlo per un dono proveniente da Dio, dal Padre. ‘Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: l’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito santo’ (1,33). La lettura del IV vangelo pone in bocca al  Battista la professione di una fede che sorge dall’esperienza della Pasqua.

Il Battista scopre la sua azione come risposta ad una chiamata e invio provenienti da Dio. Come i profeti scopre di essere stato mandato: è Dio che lo spinge a battezzare ed è ancora per rivelazione del Padre che può riconoscere Gesù come colui che battezza in Spirito Santo. Gesù così viene presentato come uomo nuovo: la presenza dello Spirito lo riempie, lo Spirito si ferma e rimane sopra di lui. Tutta la sua vita è percorso abitato dallo Spirito: ‘Su di lui si poserà lo Spirito del Signore, Spirito di sapienza e di intelligenza…’ (Is 11,2) ‘Ecco il mio servo… ho posto il mio spirito su di lui’ (Is 42,1). Gesù è conosciuto così da Giovanni come colui che vive nello Spirito: la sua esistenza proviene dall’amore e da una comunione intima con il Padre. La sua missione sarà comunicare la forza dello Spirito e con lui ha inizio un nuovo battesimo, nello Spirito, ed una nuova creazione. Come all’origine lo Spirito aleggiava sulle acque (Gen 1,2) e come dopo il diluvio la colomba fu segno di un mondo nuovo così ora la colomba sopra Gesù indica la presenza dello Spirito e l’inizio di una storia nuova. La testimonianza di Giovanni riguarda l’identità di Gesù: ‘E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio’ (Gv 1,34). Giovanni vede in modo nuovo e profondo. In tutto il IV vangelo il verbo ‘vedere’ ha particolare importanza: il discepolo è chiamato a ‘vedere’ e a ‘credere’: il credere implica un vedere eppure c’è un credere che si attua senza vedere: beati coloro che senza aver visto crederanno. Credere è un modo di vedere Gesù scorgendo in lui il volto del Padre invisibile: ‘Dio nessuno l’ha mai visto, proprio il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato’ (Gv 1,18). In Gesù, ci dice il IV vangelo, si rende vicino e visibile il volto di Dio. Gesù il Figlio è esegeta del Padre per noi: c’è una via per incontrare Dio, condividere lo stile di vita di Gesù. Il discepolo è colui che rende testimonianza ed inizia a guardare con occhi nuovi. Giovanni Battista vede Gesù come l’agnello: ‘Ecco l‘agnello di Dio che toglie il peccato del mondo’. Il ‘mondo’ nel linguaggio del IV vangelo è la realtà che sta sotto il peccato, nella disarmonia. Il ‘mondo’ rappresenta tutto ciò che è dominato da egoismo, ansia di possesso, superbia: Gesù è venuto come luce per liberare. Non con prepotenza e dominio ma inerme e nella debolezza di agnello-servo (sinonimi in aramaico) che offre la sua vita venendo con mitezza. L’agnello rinvia alla pasqua. La via del discepolo sarà seguire Gesù fino alla pasqua di morte e risurrezione.


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