Domenica 25 Gennaio (DOMENICA – Verde)
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO o della Parola di Dio (ANNO A)
Is 8,23-9,3 Sal 26 1Cor 1,10-13.17 Mt 4,12-23
Di Figlie della Chiesa🏠home
Negli ultimi decenni il Magistero della Chiesa ha progressivamente messo in luce la centralità della Parola di Dio nella vita ecclesiale e, in modo particolare, nella celebrazione liturgica. Questo percorso trova una sintesi significativa sia nella rinnovata comprensione della Liturgia della Parola nella Messa, sia nella Lettera apostolica in forma di Motu proprio “Aperuit illis”, nella quale Papa Francesco ha stabilito che “la III Domenica del Tempo ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio”.
Nella liturgia di questa domenica la Parola di Dio ci raggiunge presentandoci la novità di Cristo, che sempre desidera parlare a ciascuno di noi nel contesto in cui ci troviamo; e l’evangelista Matteo, riprendendo un’immagine del libro di Isaia, ci dice quello che è Gesù per noi: la Luce.
Nella nostra vita sperimentiamo spesso tenebre, resistenze, difficoltà… compiti non risolti che si accumulano davanti a noi come un’enorme montagna, problemi. È tra tutte queste esperienze penose che ci raggiunge la buona parola: non vedete solo le tenebre, guardate anche la luce con cui Dio rischiara la vostra vita. Egli ha mandato Gesù per condividere con voi le vostre pene. Voi potete contare su di lui che è al vostro fianco, luce nell’oscurità.
Non siamo noi che diamo alla nostra vita il suo senso ultimo; non sono né il nostro lavoro, né il nostro sapere, né il nostro successo. È Lui! È Lui, con la luce che ci distribuisce. Perché il valore della nostra vita non si basa su quello che facciamo, né sulla considerazione o l’influenza che acquistiamo; essa prende tutto il suo valore dal fatto che Dio ci guarda, si volge verso di noi, senza condizioni e senza alcun nostro merito.
La sua luce penetra nelle nostre tenebre più profonde, anche là dove ci sentiamo radicalmente rimessi in causa; penetra perfino nel nostro errore. Proprio quando sentiamo i limiti della nostra vita, quando questa ci pesa e il suo senso sembra sfuggirci, possiamo fidarci di Lui, perché “il popolo immenso nelle tenebre ha visto una luce luminosa; una luce è apparsa a coloro che erano nel buio regno della morte”.
Abbiamo ancora vivo il ricordo dei vangeli ascoltati durante il tempo di Natale, in cui tornava l’immagine della luce che vince le tenebre. Il mistero dell’Incarnazione è mistero di luce. Siamo noi i destinatari della luce di Cristo, che vince le tenebre del mondo. Sono le nostre comunità che vengono raggiunte da questa luce che illumina, riscalda e dà vita. Lasciamoci accompagnare dalla Parola di Dio di questa terza domenica del tempo ordinario, focalizzando tre immagini dalle letture bibliche odierne.
La prima immagine, che prendiamo dal vangelo, è quella di Gesù che si mette in viaggio. Matteo racconta della decisione del Signore di lasciare Nazareth per andare ad abitare a Cafarnao. Gesù è in cammino. Questa immagine racchiude in sé un grande mistero: Cristo abita i nostri cambiamenti esteriori e interiori. È un Dio che non è il motore immobile aristotelico, ma colui che entra nella storia umana, come abbiamo contemplato a Natale.
Gesù decide di lasciare Nazareth, perché intuisce che i tempi sono maturi per andare altrove. Tante volte noi siamo tentati di stabilizzarci, di chiuderci in noi stessi, per paura di cambiare e di rimetterci in viaggio. Lo stile di Gesù ci dice invece che siamo chiamati ad avere il coraggio di leggere i tempi e di andare sempre oltre. Il cristiano è colui che, sulle orme del Maestro, si mette sempre in cammino. La fede in Gesù Cristo è dinamica, non è mai statica. Questo vuol dire che nella frenesia di tutti i giorni, nella routine quotidiana, Dio è con noi. Come sottolinea più volte l’evangelista Matteo nel suo racconto, Gesù è l’Emmanuele, il Dio-con-noi. Gesù cammina per incontrare ciascuno; è in viaggio perché sa che l’uomo e la donna non sempre hanno la forza di cercarlo. Cristo percorre le strade dell’umanità, perché è Lui a prendere l’iniziativa. È lungo il cammino della nostra vita che possiamo incontrare Cristo.
La seconda immagine, che prendiamo dalla profezia di Isaia, ci mostra che è la via del mare, la Galilea delle genti, ad essere illuminata dalla luce di Cristo. La Galilea delle genti rappresenta il nostro quotidiano, i nostri incontri, i nostri scontri, le nostre paure, le nostre speranze. La Galilea delle genti rappresenta la nostra vita. Eppure, questa via del mare, che sembra essere solamente il crocevia di tante dinamiche scontate, diventa il luogo della chiamata e della scelta di Dio. Lui, che è in cammino, ci raggiunge là dove siamo e così come siamo. Ancora una volta torna il mistero dell’Incarnazione contemplato qualche settimana fa. Noi, popolo in cammino, veniamo illuminati da una grande luce. La fede in Gesù è questione di sguardo. Siamo invitati a incrociare lo sguardo di Cristo che ci chiama e ci invita a fare esperienza di Lui: esperienza di luce e vita. Non possiamo sottrarci a questa avventura, l’unica capace di riempire la nostra esistenza.
La terza immagine è la scelta di Gesù di chiamare a sé coppie di fratelli per formare una comunità: la Chiesa. Ci troviamo di fronte al primo atto di Gesù: egli chiama a sé dei fratelli. È motivo di stupore vedere che Gesù sceglie coppie di fratelli. Non si scappa: non possiamo essere cristiani per conto nostro! Gesù ci dice che per fare esperienza di Dio abbiamo bisogno dei fratelli e delle sorelle; abbiamo bisogno di sentirci ed essere realmente fratelli in Cristo.
Si tratta di ripartire dalle relazioni più vicine e naturali: la famiglia, la parrocchia, la comunità, gli amici. Il discepolo di Cristo è chiamato a vivere appieno le relazioni, perché siamo creati a immagine e somiglianza di un Dio Trinità che è essenzialmente relazione. La Parola si incarna in noi e nelle nostre relazioni per renderci sempre più autentici. Cerchiamo almeno oggi di ritagliarle uno spazio nella nostra giornata, perché possa prendere vita ed essere attualizzata nella nostra storia.




Lascia un commento