Don Marco Ceccarelli Commento III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO o della Parola di Dio

Domenica 25 Gennaio (DOMENICA – Verde)
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO o della Parola di Dio (ANNO A)
Is 8,23-9,3   Sal 26   1Cor 1,10-13.17   Mt 4,12-23

Di Don Marco Ceccarelli🏠home

Testi di riferimento: 1Re 19,19-21; 2Re 15,29; 1Mac 5,15; Sal 107,10-11; Is 8,23-9,1; 42,6-7.16;
59,9-10; 60,1-3; Dn 2,44; Mi 7,8; Mt 3,2; 5,14-16; 6,22-23; 8,11-12; 9,35; 10,7; 12,25-26; 15,14;
22,12-13; 23,16; 24,14; 28,19-20; Mc 1,38; Lc 1,78-79; 8,1; At 17,27-31; 20,25-27; 26,17-20; 2Cor
4,3-6; Ef 4,18; 5,8-14; 1Pt 2,9

  1. La missione di Cristo inizia in Galilea.
  • Compiere le Scritture. Il brano di Vangelo odierno presenta diversi aspetti, e tutti molto rilevanti, connessi all’inizio del ministero di Gesù. Dopo aver affrontato le tentazioni nel deserto, Gesù ritorna in Galilea, ma per cominciare qualcosa di nuovo, come indica il suo lasciare Nazaret e il suo stabilirsi a Cafarnao. È l’inizio del compimento di quanto le Scritture annunciano di lui. Le Scritture sono il programma della sua missione. Dall’inizio alla fine Gesù seguirà il percorso indicato dalla Legge e i Profeti; egli infatti non è venuto per abolirli, ma per dare loro compimento (Mt 5,17).
  • “Zabulon e Neftali”. Il territorio in cui Gesù si stabilisce e inizia la sua predicazione ha a che fare con una duplice lontananza dal centro religioso di Gerusalemme. In primo luogo perché Zabulon e Neftali furono le prime tribù ad essere deportate (2Re 15,29) quando gli Assiri invasero la Galilea e posero fine al regno di Israele (a cui fa riferimento la citazione di Isaia e la prima lettura). In secondo luogo perché la lontananza di questi Israeliti era di ordine spirituale a causa della loro distanza geografica dal tempio di Gerusalemme. Zabulon e Neftali erano infatti le tribù più al nord, un territorio di confine. Gli abitanti di queste zone dell’alta Galilea incontravano le maggiori difficoltà ad espletare i loro adempimenti religiosi connessi con il tempio; non solo prima della deportazione (cfr. Tb 1), ma anche al tempo di Gesù. In termini nostri, si trattava delle persone più lontane da Dio, più lontane dalla luce. Come sappiamo dalle Scritture e da altre fonti antiche, il Messia aveva il compito di recuperare le pecore perdute (soprattutto dal punto di vista spirituale) della casa d’Israele (Mt 15,24) e di cominciare a restaurare il popolo da dove esso aveva iniziato a dissolversi.
  • “Galilea delle genti”. Già prima della deportazione le tribù di Zabulon e Neftali erano le più mischiate a popolazioni pagane, non diversa era la situazione al tempo di Gesù. La Galilea – questa zona della Galilea in cui Gesù opererà – acquista allora un doppio significato: è la regione in cui il Messia deve cominciare a radunare i dispersi d’Israele e allo stesso tempo quella che fa da trampolino di lancio verso il mondo pagano (Mt 28,16-20).
  • “Tenebre … ombra di morte”. Le tenebre hanno a che fare con la condizione di prigionia, e in modo particolare con quella prigionia definitiva che era la dimora nello Sheol, il regno dei morti (Sal 107,10.14; Gb 3,5; Is 9,1). La luce che Cristo porta è la fine di un oppressione, come profetizzato nella prima lettura. I miracoli che Gesù opera sono il segno di questa liberazione. Ma le tenebre sono collegate anche con la cecità (Is 42,6-7.16; 59,9-10), con l’incapacità di conoscere e seguire la verità. Chi sta nelle tenebre non è in grado di agire rettamente, di camminare nel diritto e nella giustizia (Is 59,8-9); non può che peccare. Gesù va lì dove ci sono le tenebre e la morte perché lui è la luce e la vita che Dio ha mandato per gli uomini. La presenza e la predicazione di Gesù hanno il potere di porre fine a questo stato di cose. È l’esperienza che anche Paolo ha vissuto quando è stato investito dalla luce folgorante di Cristo mentre si trovava sulla via di Damasco (la “via del mare”), vale a dire, probabilmente, proprio nel territorio di cui parla il Vangelo odierno. Paolo è il “pesce” più grosso che Gesù ha pescato nel “mare” del territorio di Neftali (che come ci informa Giuseppe Flavio arrivava fino a Damasco).
  1. L’annuncio del regno e la chiamata a conversione (v. 17
  • L’annuncio della vicinanza del regno dei cieli è il cuore, il centro, l’essenza della predicazione di Gesù. Tutto il resto del suo insegnamento sarà indirizzato a illustrare la realtà di questo regno che ha inizio con la sua presenza in mezzo agli uomini. Lui stesso è il regno. Chi entra a far parte del regno è nella luce. Fuori dal regno ci sono soltanto le tenebre più fitte. Chi non sta nel regno sta nelle tenebre esteriori, cioè le più oscure, perché “le più lontane” (Mt 8,11-12; 22,12-13; 25,30) dalla luce di Dio che viene a noi con il regno. Il “Vangelo del regno” (v. 23; cfr. 9,35) non è una buona notizia; è la buona notizia, perché è buona notizia non solo per oggi, ma eternamente. È il Vangelo eterno (Ap 14,6) da annunziare a tutti gli uomini di tutti i tempi. «Il Vangelo del regno sarà predicato in tutta la terra» (Mt 24,14). La buona notizia è la possibilità per tutti di entrare a far parte del regno di Dio. Il regno di Dio non sta in qualche luogo (Lc 17,21), non è confinato in una località geografica; non si appartiene ad esso vivendo in un luogo particolare. In ogni luogo in cui si viva si può appartenere al regno, perché si è nel regno quando si ha Dio come re. Appartengono al regno coloro sui quali Dio regna; coloro che obbediscono a Dio, che fanno la sua volontà, e che quindi sono stati liberati dalla tirannia di altri regni. In Cristo Dio è venuto in mezzo al suo popolo a «spezzare il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino» (prima lettura). Con l’ingresso nel regno dei cieli gli uomini vengono liberati dal potere di satana (l’unico altro regno di cui si parla in Mt: 12,25-26). Se questa è la buona notizia eterna, quella fondamentale per tutti gli uomini, allora significa che appartenere al regno è ciò che fa la differenza. Quello che fa la differenza non è essere ricco, o essere potente, o fare carriera, o essere famoso, ma avere Dio come Sovrano; perché lì dove Dio regna c’è la possibilità di vivere in pienezza la propria vocazione di esseri umani, che è quella di amare. Ed è questo che fa la differenza fra una vita mediocre, inutile, e una vita realizzata.
  • Poiché il tempo delle tenebre, cioè dell’ignoranza, è terminato, è arrivata l’ora della conversione. Questo legame è espresso molto bene nel discorso di Paolo ad Atene (At 17). Se nel passato Dio è stato tollerante con gli sbagli degli uomini (v. 30) perché in fondo cercavano Dio come brancolando nel buio (v. 27), adesso Egli ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di convertirsi (v. 30), perché ormai la luce è arrivata. La luce è sinonimo di verità; ora possiamo conoscere in pienezza la verità su Dio e sulla realtà. Allora chi non cambia modo di pensare e quindi di agire non ha più giustificazioni. Chi rifiuta di imparare a pensare e ad agire come Dio, adesso che Dio si è fatto conoscere, adesso che la luce si è manifestata, è senza scusa. Dopo aver predicato senza essere ascoltato, Gesù dirà “guai” a Corazin, Betsaida e Cafarnao (Mt 11,21-23). Allo stesso rifiuto andranno incontro anche i discepoli che continueranno la missione di Cristo. La luce che la Chiesa porta non viene accettata, perché si preferiscono le tenebre della menzogna alla luce della verità.
  1. La chiamata dei discepoli.
  • Anche se Gesù inizia con la ricerca delle pecore perdute di Israele, la sua predicazione e il suo insegnamento sono per tutti gli uomini. Così la “Galilea delle genti” già ci dice che il suo messaggio sarà portato dai suoi discepoli a tutte le nazioni (Mt 28,19). Gesù è quel “Servo del Signore” che Dio ha eletto per portare la luce alle nazioni (Is 42,6-7; 49,6). Per fare questo egli costituirà una Chiesa che continuerà in mezzo agli uomini di tutti i tempi la sua stessa missione. La chiamata dei primi discepoli inizia questa opera di costituzione della Chiesa. Essi iniziano un cammino in cui dovranno imparare, non senza fatica e fallimenti, a diventare parte del regno e a chiamare gli altri a farne parte. I discepoli stessi saranno la luce del mondo (5,14); dovranno portare la luce di Cristo a tutti gli uomini (5,16). Gesù continua così a percorrere le città e i villaggi del mondo attraverso i suoi inviati. Senza la Chiesa non c’è annuncio del regno. La Chiesa ha ricevuto la missione inderogabile, irrinunciabile, di portare la luce del regno a tutte le nazioni. Questa è la ragion d’essere della Chiesa. Questa è la vocazione fondamentale di tutti i cristiani. Nessun cristiano può sentirsi dispensato da questo. Se non arriva questo annuncio non arriva la buona notizia della salvezza; non arriva il regno, che è la presenza stessa di Cristo, con la sua potenza salvifica.
  • La prontezza con cui le due coppie di fratelli rispondono alla chiamata di Gesù, lasciando ogni cosa, mostra come la predicazione di Cristo riguardo alla vicinanza del regno e la necessità di convertirsi sia la questione assolutamente primaria. Questo dato rimane vero ancora oggi e sempre lo sarà fino al compimento definitivo del regno. Di fronte alla priorità del regno e all’urgenza della sua diffusione nessuno può pretendere di mettere davanti i suoi interessi o desideri personali. Niente si può anteporre a Cristo e al regno che viene con lui.

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