Domenica 25 Gennaio (DOMENICA – Verde)
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO o della Parola di Dio (ANNO A)
Is 8,23-9,3 Sal 26 1Cor 1,10-13.17 Mt 4,12-23
Di Alessandro Cortesi O.P.
All’inizio del suo vangelo Matteo riprende un riferimento al testo di Isaia e presenta Gesù nel suo ‘tornare’ verso il territorio delle tribù di Zabulon e Neftali. Queste tribù erano considerate ai margini d’Israele: abitavano infatti ai confini in un territorio detto ‘dei pagani’. probabilmente subivano l’influsso e la contaminazione di modi di vita pagani. La loro condizione è presentata coma avvolta nel buio e segnata dal peccato. Ma lì lo sguardo del profeta vedeva il donarsi e l’irrompere della luce di Dio: una luce è sorta.
Matteo riprende questo rinvio e situa gli inizi dell’agire di Gesù proprio lì nel territorio dei pagani. Si tratta di un ritorno in un quadro di richiami: dopo il periodo nel deserto e dopo che Giovanni Battista era stato arrestato. La vicenda di Giovanni indicata come una consegna prelude a quanto Gesù stesso vivrà: anch’egli per Matteo sarà consegnato nella sua passione e morte e in verità si consegna egli stesso. Ora però Gesù si reca nella provincia dei pagani: Matteo presenta in tal modo Gesù come Messia non solo per Israele ma per tutti i popoli. Torna in Galilea, non a Nazareth bensì a Cafarnao, città dei passaggi, delle contaminazioni e degli incroci. L’intero vangelo di Matteo è racchiuso in questa grande prospettiva: Gesù è venuto per portare luce a tutti i popoli della terra e così sarà l’invio finale: ‘Andate dunque ed ammaestrate tutte le nazioni…’ (Mt 28,19).
“Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino»”. E’ invito in rapporto all’annuncio del regno dei cieli presentato come realtà vicina. E’ invito a cambiare i criteri della propria vita per aprirsi ad un orientamento nuovo. Il regno non è qualcosa di lontano dalla nostra vita: è luce nuova che irrompe nella situazione di buio, di incapacità, di rapporti inautentici, di malattia e di egoismo che sperimentiamo. Il regno è dono di una vita diversa, liberazione dal non-vivere nel quale siamo immersi, scoperta di una nostalgia profonda che apre a speranza. Si può vivere sin d’ora in una luce nuova. Nei suoi gesti e parole Gesù rende presente un modo nuovo di intendere la vita, il rapporto con Dio Padre e con gli altri. Aprirsi al regno implica un cambiamento profondo di mentalità che coinvolge il cuore stesso dell’esistenza: significa accogliere la presenza di Dio che si fa vicino nell’agire e nelle parole di Gesù, parole e gesti di cura e di dono.
Gesù vide due fratelli: il suo sguardo legge le loro attese e la loro interiorità ed esprime lo sguardo di Dio per ciascuno di noi. Li vide nella loro originalità: sono detti i loro nomi, Simone e Andrea, sono due fratelli. Così la prima azione di Gesù è una chiamata e invito a seguirlo: ‘Venite dietro a me’. Li chiama nella loro attività quotidiana, nella normalità della loro esistenza di ogni giorno, mentre gettavano le reti in mare. Li chiama ad essere ancora pescatori, ma a divenirlo in modo nuovo, ad essere ‘pescatori di uomini’. Il termine ‘pescatore’, nel linguaggio di Matteo intende indicare non condurre alla morte, ma portare a fioritura la vita, aprire al sogno di essere riconosciuti, incontrati e di poter vivere relazioni nuove di accoglienza: essere ‘pescatori di uomini’ allora si connota come servizio in riferimento ad altri, perché ogni volto possa aprirsi al senso profondo della sua vita in rapporto al regno dei cieli che è luce già vicina e presente nei cuori e nella trama segreta della storia. Il regno inizia a realizzarsi: la vita al seguito di Gesù non è allora apprendimento di una dottrina e neppure esecuzione di codici morali, ma si compie in un seguire, nel lasciarsi trasformare e prendere da un sogno, nel vivere in relazione con Gesù che cammina, predica, cura e che fa la strada non da solo ma insieme radunando e chiamando ad essere insieme.




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