Domenica 25 Gennaio (DOMENICA – Verde)
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO o della Parola di Dio (ANNO A)
Is 8,23-9,3 Sal 26 1Cor 1,10-13.17 Mt 4,12-23
Di Don Paolo Zamengo
Il vangelo di oggi inizia così: «Quando Gesù seppe che Giovanni era stato
arrestato, si ritirò nella Galilea». L’evangelista Matteo ricorda numerosi
“ritiri” vissuti da uomini giusti, davanti a minacce e persecuzioni. Basta
pensare ai Magi che scelgono di non tornare da Erode, o a Giuseppe
che, avvertito della volontà di Erode di uccidere il bambino, si rifugiò in
Egitto; o a quando ancora Giuseppe, rientrato nella terra di Israele, si
ritirò nella regione della Galilea per paura di Archelao, che dominava la Giudea. Il “ritiro” di Gesù motivato dall’arresto di Giovanni è una fuga? Ѐ paura di dover subire la stessa sorte? O è solo preparazione alla missione che gli sta davanti, vissuta nella precarietà, come un povero, sapendo che la via aperta da Giovanni sarebbe stata anche la sua e che la morte del Battista sarebbe stata anche annuncio del suo destino.
Quando i Giudei decisero di uccidere Gesù, lui «si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim, dove rimase con i discepoli» (Gv 11,54). Era una città dei Samaritani e vi si trattenne per un periodo di quaranta giorni. Come il lungo digiuno nel deserto aveva preparato Gesù con tanti giorni di preghiera, affrontando tentazioni e ogni sorta di prove, fino al combattimento decisivo, che culminerà con la sua passione e morte.
La decisione di Gesù di ritirarsi nella Galilea non è una fuga, ma una precisa lucida scelta per la missione che lo attendeva. E vive tutto in una condizione di povertà, di precarietà, perché sente che la sua storia è come quella del “Servo sofferente”, come è stata la vita tribolata di tutti i profeti, come lo sarà con il martirio per il Battista.
«Andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali». Cafarnao
viene nominata più volte nel vangelo di Matteo, ed è il terreno privilegiato dell’agire di Gesù nella regione del lago, al punto di suscitare la gelosia degli abitanti di Nazareth (cfr. Lc 4,23). Matteo ci avverte però, riportando i violenti rimproveri di Gesù, che questa città, nonostante i segni e i prodigi operati da Gesù, non si era affatto convertita.
Gesù non sceglie a caso questo territorio, segnato «dalle tenebre e dall’ombra di morte». Inizia qui il suo ministero per compiere le Scritture, in radicale obbedienza alla Parola. Gesù non aveva scelto un terreno facile.
Anche oggi ci sono cristiani, missionari, religiosi e religiose che senza calcoli e interessi, ma per pura obbedienza all’amore, si inabissano nei sotterranei della storia, nei luoghi della miseria e della disperazione, della solitudine e della violenza, portando semi di speranza. A mani nude. Con un cuore ferito dalla compassione e uno sguardo che vede nell’altro solo il volto di un fratello.
Mi domando cosa voglia dire: «Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino» (Mt 4,17). Non vuol dire, forse, dedicare meno tempo agli affari della Chiesa e delle sue strutture, e di più al Vangelo e alla vita delle persone? Non vuol dire coinvolgersi maggiormente con tutti quelli che incontriamo «lungo il mare di Galilea»? Ancora una volta mi domando cosa voglia dire, per me «abitare sulla riva del mare», cioè condividere la vita, la fatica e il dolore, la solitudine e la paura, la gioia e la speranza di tutti.
“Gesù vide due fratelli, Simone chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, e disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini»”. L’annuncio del Vangelo mette in moto degli uomini: all’inizio solo quattro pescatori di Galilea, poi una folla numerosa proveniente «dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano» (Mt 4,25).
Nella «Galilea delle genti» nasce dalla parola di Gesù, il nuovo popolo di Dio, fatto con pietre di scarto, edificato dallo Spirito con tutti coloro che non avevano diritti da esibire o buone opere da ostentare. Un popolo di peccatori.
Però tutti coloro che sono chiamati sono anche amati e purificati: «Vi farò pescatori di uomini». Se uno cade nel mare, muore affogato: lo sappiamo, perché è una tragica verità di ogni giorno e non fa più notizia. Il mondo intero sta affogando, e a noi non importa niente; siamo ciechi e sordi. A quanti sono chiamati ad essere discepoli viene mostrato il loro compito: strappare uomini alla morte. Vincere l’indifferenza. Impegnare una vita, perché la vita di tutti sia degna di essere vissuta.
C’è urgente bisogno di pescatori di uomini.



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