Eduard Patrascu”Il popolo che abitava nelle tenebre ha visto una grande luce”

Domenica 25 Gennaio (DOMENICA – Verde)
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO o della Parola di Dio (ANNO A)
Is 8,23-9,3   Sal 26   1Cor 1,10-13.17   Mt 4,12-23

Di Eduard Patrascu🏠home

 Abbiamo concluso da poco il tempo di Natale, preceduto dall’avvento, periodo che costituisce l’inizio dell’anno liturgico, vale a dire quel percorso annuale che la chiesa ci propone per far crescere la nostra fede in quel Dio che a Natale si è fatto carne in Gesù di Nazaret. Siamo entrati quindi il “tempo ordinario” dell’ anno liturgico. Qesto tempo è chiamato “ordinario” perché non ha feste importanti, come il Natale o la Pasqua. È un tempo che assomiglia molto di più alla nostra vita reale, vita tante volte “ordinaria”, normale, carente di “eventi eccezionali” o stimoli speciali che non di rado diventa routine, , così carica di impegni di vario tipo così da trasformarla a volte in qualcosa di pesante, di faticoso o addirittura di confuso se non tenebroso. L’indifferenza e il crescente sentimento di mancanza di fiducia possono far parte di questa pesante tenebra presente nel nostro mondo. Poi se guardiamo le guerre, le decisioni strane di alcuni potenti del mondo, contro ogni logica di buon senso, potrebbero indurci, oltre il sentimento di impotenza, tanta sfiducia o disperazione. A cosa, dunque, aggrapparci?

            Il vangelo di questa domenica può darci la chiave su come  interpretare i tanti dettagli scandalosi dell’ordinarietà della vita,  nelle cui tenebre tante volte si nasconde la luce di Dio: il vangelo è un grande motivo di speranza in quel Dio che non abbandona mai il suo popolo.

Il testo ci presenta le prime parole di Gesù nel vangelo di Matteo come anche i suoi primi fatti. L’autore del vangelo vede questi semplici parole e gesti non come dei fatti qualsiasi, bensì come compimento delle profezie di Isaia. E l’apparizione di Gesù di Nazareth capita in un giorno ordinario: non durante una festa nel tempio, senza niente di speciale. Gesù semplicemente, in maniera scandalosamente ordinaria, compare sulla scena della vita di alcune persone normali sulla riva del mare, a dei pescatori. Di nuovo, non nello spazio sacro, non ai potenti del tempo, ma a delle persone “ordinarie” che facevano il loro lavoro quotidiano. E sono questi a diventare coloro che compiono la profezia di Isaia (che, tra l’altro, ci viene proposta nella prima lettura): sono loro quel popolo – magari il famoso “resto” profetico – che vede sorgere nelle tenebre dell’attesa messianica, la luce della salvezza proprio in Gesù, nelle sue parole e nelle sue semplici scelte.

E le prime parole di Gesù, in Matteo (come d’altronde anche in Marco), sono un invito alla conversione. Ma non si tratta tanto di un atto morale, quanto di un invito a vedere il Regno di Dio che si attua nel tempo che in Gesù trova compimento. Ciò vuol dire che la parola di Gesù è una chiamata a vedere. Il salmo, il cui ritornello è una professione di fede (Il Signore è mia luce e [dunque] mia salvezza), richiama più volte il verbo “vedere” (tradotto in italiano  con “contemplare”). Si tratta di vedere Dio nell’ordinarietà della vita di tutti i giorni; si tratta di scoprire Dio nelle banalità degli impegni quotidiani, addirittura nel lavoro che dobbiamo compiere. I primi discepoli sono raggiunti da colui che si definirà “luce del mondo” nel mentre stanno sul mare, facendo il loro lavoro e, se guardiamo i testi paralleli, addirittura essendo frustrati dall’aver lavorato invano, magari avvolti dal sentimento di inutilità.

E questo invito alla conversione-vedere di Gesù non è un comando che lui dà agli altri. Il testo dice subito che Gesù “mentre camminava lungo il mare, VIDE” alcuni pescatori che invita a seguirlo. Gesù, dunque, è il primo a dare l’esempio di questo modo di vivere la vita. Potremmo dire che anche per Gesù, la comparsa nel vangelo è una specie di conversione, in quanto la sua vita, nascosta fino ad ora, cambia.

Ma questa sequela non cambia del tutto l’essere dei pescatori, visto che sono invitati a rimanere pescatori, ma pescatori di uomini. Ciò potrebbe significare che sono invitati ad ampliare il loro orizzonte e capire che ci sono mari più ampi e magari più importanti dove si può navigare e dove c’è tanto bisogno di pescare: si tratta del mare (simbolo biblico del pericolo, delle sfide della vita) delle persone umane che tante volte navigano nelle tenebre della vita e rischiano di affondare, di annegare e quindi di perdersi. Ora, il Figlio di Dio si è fatto carne, celebrato a Natale, è venuto in mezzo a noi proprio perché nessuno si perda e tutti possano avere la salvezza. Perché Dio ha così tanto amato il mondo da mandare il suo figlio nel mondo perché chi crede in lui abbia la vita eterna. Ed è proprio questa fede in Dio, nel suo regno, che permette all’uomo di salvarsi, vale a dire di dare un senso a tutto ciò che la vita offre nella sua ordinarietà. Ora, avere senso nella vita vuol dire scoprire la luce nascosta anche nelle tenebre, quella luce che brilla nelle tenebre e che le tenebre non lo hanno mai potuto divorare, travolgere.

Il vangelo di questa domenica ce lo dimostra, vuol dire che abbiamo sempre la possibilità di ricorrere alla luce della Parola di Dio fatta carne in Gesù, che si vuole incarnare anche nella nostra vita che ci invita sempre alla conversione-vedere, che il tempo si compie tutte le volte che noi cerchiamo Dio anche nelle più insignificanti esperienze che la vita ci riserva. Basta solo fare per davvero che si attui in noi quel “lampada per i miei passi è la tua Parola e luce sul mio cammino”.

Oggi si celebra anche la Domenica della Bibbia (o della Parola di Dio, che noi chiamiamo in maniera specifica e comune Bibbia o Sacra Scrittura). Chiediamo al Signore che ci doni la grazia di fare sì che la sua parola sia veramente la nostra luce in tutto ciò che scegliamo e facciamo. E così diventeremo anche noi parte del popolo che cammina nelle tenebre, ma ha la capacità ricevuta da Dio di vedere la luce, di diventare addirittura luce per il mondo che tanto ne ha bisogno. Facendo ciò, permettiamo di compiersi anche in noi le profezie, diamo anche noi la possibilità alla parola di incarnarsi, diventare carne viva in noi.


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