don Lucio D’abbraccio”Quando Dio passa al porto della tua vita”

Domenica 25 Gennaio (DOMENICA – Verde)
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO o della Parola di Dio (ANNO A)
Is 8,23-9,3   Sal 26   1Cor 1,10-13.17   Mt 4,12-23

Di don Lucio D’abbraccio 🏠home

Immaginate di trovarvi in una stanza completamente buia. È notte fonda, fuori c’è tempesta e dentro casa è saltata la corrente. Non vedete nulla, urtate contro i mobili, vi sentite disorientati e forse un po’ spaventati. All’improvviso, qualcuno accende una torcia potente. Quel fascio di luce non illumina solo la stanza, ma vi indica l’uscita, vi mostra dove mettere i piedi per non cadere.

Il Vangelo di oggi inizia proprio così, con una profezia antica che diventa realtà: «Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Ma dove si accende questa luce? Non nel tempio sacro di Gerusalemme, tra incensi e canti perfetti. Si accende in Galilea, che Matteo chiama espressamente «Galilea delle genti», un luogo che al tempo di Gesù era considerato la periferia del mondo, una terra mista, confusa, piena di commercianti stranieri e gente poco raccomandabile.

Questo è il primo messaggio straordinario per noi oggi: Dio non aspetta che la nostra vita sia perfetta, ordinata e “pulita” per venire a visitarci. La sua luce si accende proprio lì, nella nostra confusione, nei nostri problemi quotidiani, nella nostra personale Galilea. Sant’Agostino commentava: “Cristo è venuto non per i sani ma per i malati, non per i giusti ma per i peccatori”. La luce splende proprio dove c’è più bisogno.

E cosa fa Gesù appena arrivato? Il Vangelo ce lo dice con chiarezza: «Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”». Questa è la prima parola pubblica di Gesù nel Vangelo di Matteo. Ma cosa significa “convertirsi”?

La parola greca è metanoia, che significa “cambiare mentalità, cambiare direzione”. È come quando state guidando verso una destinazione sbagliata e il navigatore vi dice: “Fate inversione a U”. Non vi sta condannando, vi sta salvando da un viaggio inutile!

San Giovanni Crisostomo diceva: “Convertirsi non significa piangere sui peccati passati, ma cambiare vita per il futuro”. Non è guardarsi indietro con senso di colpa, ma guardare avanti con speranza!

E qui veniamo al cuore del Vangelo. Gesù non convoca un convegno religioso, non sale su un pulpito. Cammina lungo il mare di Galilea, lì dove la gente lavora, suda, fatica. «Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori».

Cosa stanno facendo? Stanno gettando le reti. È la loro vita, la loro routine. Ebbene, Gesù entra nella loro normalità e fa una proposta che sconvolge tutto: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Non dice: “Prima andate a studiare, poi vi chiamerò”. No! Li chiama nel mezzo del loro lavoro.

La Parola di Dio non arriva solo nei momenti “speciali”, ma dentro la vita di tutti i giorni.
Non raggiunge le persone mentre sono nel tempio a pregare, ma mentre stanno lavorando.
Questo significa che Dio ci chiama così come siamo e nel luogo in cui ci troviamo, non in una situazione ideale o diversa da quella che viviamo.

Ma cosa significa essere «pescatori di uomini»? San Girolamo commentava: “Il pescatore di pesci li tira su per farli morire; il pescatore di uomini li tira su per farli vivere”. Essere pescatori di uomini significa tirare fuori le persone dalle acque della disperazione, della solitudine, del vuoto.

Non serve essere preti o suore: ogni cristiano è chiamato a essere “pescatore”. Essere “pescatori” non significa fare cose straordinarie. Vuol dire accorgersi degli altri, saper vedere chi è in difficoltà e avere il coraggio di un gesto buono o di una parola giusta. Essere “pescatori” significa avere uno sguardo attento e un cuore disponibile.

La reazione di Pietro e Andrea è fulminea. Il Vangelo dice: «Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono». L’evangelista annota che Gesù, «andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo e Giovanni, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò, Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono». Attenzione a questa parola: “subito”. E attenzione a cosa lasciano: “le reti”.

Cosa sono le “reti” per noi oggi? Sono tutto ciò che ci tiene bloccati, impigliati. Forse la rete può essere quel rancore vecchio di anni che ci trasciniamo dietro come una zavorra. Forse è il cellulare che ci tiene incollati ore mentre ci perdi la bellezza della nostra famiglia a tavola.

Gesù passa oggi e ci dice: “Lascia quella rete. Non sei nato per rimanere impigliato. Sei nato per camminare con me”.

Ma come possiamo lasciare le reti se non ascoltiamo la voce che ci chiama? Come potevano quei pescatori seguire Gesù se non ascoltavano la sua Parola? Ed eccoci al cuore della celebrazione di oggi: la Domenica della Parola di Dio.

Papa Francesco l’ha istituita per ricordarci che la Parola non è un libro polveroso sullo scaffale, ma una voce viva che ancora oggi ci chiama per nome, proprio come ha fatto con Pietro e Andrea sulle rive del lago.

San Girolamo ha detto: “L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo”. Non possiamo dire di amare Gesù se il Vangelo rimane chiuso, coperto di polvere. La Bibbia non è un soprammobile sacro! È la voce di Dio che parla oggi ai nostri problemi.

Quando apriamo il Vangelo, non stiamo leggendo una storia vecchia di duemila anni. Stiamo leggendo la nostra storia. Quella Parola è viva. Quando siamo tristi, i Salmi gridano con noi. Quando siamo stanchi, Gesù ci dice «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi». Quando siamo nel buio, il Vangelo è l’interruttore che riaccende la luce.

Sant’Agostino paragonava la Parola di Dio all’amo del pescatore. Diceva che Dio “pesca” noi non per ucciderci, ma per salvarci, per tirarci fuori dall’abisso e darci una vita nuova. Ma per farsi “pescare”, bisogna farsi trovare a portata di voce.

E questa Parola, se trascurata, ha conseguenze drammatiche. Vorrei concludere con una storia che ce lo fa capire.

Si racconta di un vecchio guardiano di un faro, su una costa rocciosa e pericolosa. Il faro era fondamentale perché, senza quella luce, le navi si schiantavano sugli scogli. Il vecchio guardiano aveva ricevuto, all’inizio del suo lavoro, un manuale di istruzioni molto dettagliato su come mantenere la lampada accesa, come pulire le lenti e come rifornire l’olio.

Per i primi anni, il guardiano lesse il manuale ogni giorno e il faro brillava potentissimo, salvando centinaia di navi. Ma col passare del tempo, iniziò a pensare di sapere già tutto. “A cosa mi serve leggere queste vecchie pagine?”, diceva tra sé. “Ormai ho esperienza”. Così mise il manuale in un cassetto polveroso e non lo aprì più.

Iniziò a fare di testa sua. Per risparmiare tempo, puliva le lenti meno spesso. Per risparmiare denaro, diluiva l’olio della lampada con acqua sporca. La luce del faro, giorno dopo giorno, divenne sempre più debole, opaca, tremolante. Ma lui non se ne accorgeva, perché ormai i suoi occhi si erano abituati a quella luce fioca.

Una notte di tempesta terribile, la luce era così debole che non riuscì a bucare la nebbia. Una grande nave, non vedendo il segnale, andò a schiantarsi proprio sotto la casa del guardiano. Fu un disastro. Molte persone persero la vita.

Il mattino dopo, il guardiano, sconvolto, aprì quel cassetto pieno di polvere, tirò fuori il manuale e lo aprì a caso. I suoi occhi caddero su una frase scritta in rosso: “Se l’olio non è puro, la luce morirà e le navi periranno. Attieniti alla parola scritta qui, non alla tua astuzia. Leggi questo manuale ogni giorno, perché la tua vita e quella di molti dipendono da questa luce”.

Il guardiano pianse amaramente. Aveva la salvezza nel cassetto, ma aveva smesso di leggerla.

La Bibbia è quel manuale. La nostra vita è il faro. Se smettiamo di leggere le istruzioni del Costruttore, la nostra luce si affievolisce, iniziamo a fare compromessi, a “diluire l2olio” con le logiche del mondo. E rischiamo di far naufragare noi stessi e chi ci sta accanto: i nostri figli, i nostri coniugi, i nostri amici che guardano a noi come fari nella tempesta.

Oggi, Domenica della Parola, riapriamo quel manuale. Torniamo a far brillare la luce. Lasciamo le reti del “so già tutto” e seguiamo Lui, l’unico che conosce la rotta per la felicità vera.

Vi lascio un impegno concreto: mettete la Bibbia sul comodino. Ogni sera, prima di dormire, leggete tre righe del Vangelo. Solo tre. Quelle tre righe, piano piano, inizieranno a tagliare le reti che vi tengono prigionieri e riaccenderanno la luce che si è affievolita.

Gesù passa oggi lungo le rive della nostra vita. Ci vede intenti nelle nostre occupazioni quotidiane e ci dice: «Venite dietro a me». Non ci chiede di abbandonare tutto e partire per terre lontane. Ci chiede di lasciare le reti che ci imprigionano e di seguirlo dove siamo, trasformando la nostra vita ordinaria in missione straordinaria.

Come Pietro e Andrea lasciarono le reti subito, anche noi non rimandiamo. La Parola di Dio ci attende, viva ed efficace, pronta a trasformarci in pescatori di uomini, proprio là dove siamo. Amen!


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