Domenica 25 Gennaio (DOMENICA – Verde)
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO o della Parola di Dio (ANNO A)
Is 8,23-9,3 Sal 26 1Cor 1,10-13.17 Mt 4,12-23
Di Don Luciano Labanca🏠home
“Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino” (Sal 119,105). Questo versetto del Salmo ci accompagna nella III domenica del Tempo Ordinario, domenica della Parola di Dio. Una luce che viene da Dio stesso e ci guida nel cammino della vita, ci aiuta a capire ciò che ci accade e a scoprire la Sua volontà su di noi. Nel giorno di Natale abbiamo ascoltato il Prologo del Vangelo di Giovanni: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9). Questa luce è Cristo. La Parola di Dio non è una teoria astratta: è una Persona viva, reale, che ci interpella e viene ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14). Il Vangelo di questa domenica, tratto dal capitolo 4 di Matteo, ci parla di luce. Dopo l’arresto di Giovanni il Battista, Gesù inizia il suo ministero nelle terre di Zàbulon e di Nèftali, regioni lontane dai grandi centri religiosi e abitate dai pagani. Come dice Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta” (Mt 4,15-16; Is 8,23–9,1). Gesù viene per tutti: per chi è lontano, per chi vive nelle tenebre, ma anche per ciascuno di noi, nelle tante ombre della vita quotidiana. Il contenuto della sua predicazione, sin dall’inizio è quello di annunciare: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 4,17). Dio c’è, ci ama, è vicino e si prende cura della nostra vita. La sua Parola richiede una risposta: la conversione, il cambiare mentalità, scegliere la luce e lasciarsi guidare da Lui, lasciarsi persino contraddire da Lui nella concretezza della nostra esistenza. È in questo contesto che Gesù chiama i primi discepoli, mentre lavorano, impegnati nelle loro attività quotidiane, mentre guadagnano il pane per se stessi e le loro famiglie. È il Maestro che li sceglie, in un contesto concreto e reale: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16). La logica passata del discepolo che sceglieva il proprio rabbi, come avveniva nel giudaismo tradizionale, è ormai superata da questa nuova irruzione di Dio, che interpella in prima persona. La vita cristiana è proprio riconoscersi scelti, amati, chiamati. I discepoli rispondono “subito” (Mt 4,20.22). Non rimandano, non pongono condizioni. Così anche noi siamo chiamati oggi a fermarci, ascoltare la Sua voce e lasciarci guidare. In questa Domenica della Parola di Dio, chiediamoci: che posto ha davvero la Parola nella mia vita? La lascio abitare in me, illuminare le mie scelte e orientare il mio cammino, oppure la ascolto distrattamente, senza permetterle di trasformarmi? La luce di Cristo continua a sorgere anche oggi: siamo pronti a seguirla?

Bene-dire (a cura di Mons. Francesco Diano)
La prima attività o energia dello Spirito in noi è la metànoia, la conversione o pentimento. Questo volgersi indietro del nostro nous (metanoia), questo cambiamento del cuore, è il nostro primo momento di verità davanti a Dio, a noi stessi e ai fratelli. Alcuni padri della chiesa ritenevano che essa comportasse normalmente il battesimo delle lacrime, a loro avviso il chiaro segno che lo Spirito si stava impossessando del corpo di un uomo: l’uomo capitola, la sua resistenza va in frantumi, ed egli piange. Si potrebbero vedere dei paralleli a quest’esperienza con esperienze analoghe riscontrate nella psicanalisi: ha luogo una sorta di catarsi. L’uomo piange e si arrende, si arrende allo Spirito santo, a quella nuova consapevolezza di se stesso che gli è possibile acquisire mediante il battesimo delle lacrime. Mi sembra di poter dire che la conversione, il pentimento, non è solo un tema del quale è difficile parlare ai nostri giorni, ma è anche visti i complessi che attanagliano l’uomo moderno uno dei più difficili da mettere a fuoco con precisione e da vivere autenticamente. E tuttavia rimane essenziale. Il pentimento è oggi qualcosa che suscita repulsione. Ci troviamo a vivere in un periodo di transizione tra la nevrosi ossessiva (se così si può chiamarla) che caratterizzava il periodo immediatamente precedente al nostro, e l’effervescenza e l’aggressività adolescenziali di un periodo che si sta liberando da tale nevrosi. A chi è già divorato dall’angoscia l’evidenza del peccato può creare soltanto un’angoscia ancor più insopportabile. Il peccato era del tutto intollerabile nell’epoca precedente alla nostra, e gli uomini cercavano di liberarsene ricorrendo a quella che i padri erano soliti chiamare dikaioma, la pretesa di esser giusti, l’autogiustificazione: non si era in grado di portare il peso del peccato? E allora ci si convinceva d’esser giusti mediante un’osservanza esteriore della legge, o piuttosto, di un certo numero di regole. In realtà, in questo modo non si fa che sfuggire alla conversione, alla metànoia. Oggi, invece, manifestiamo un’effervescenza e un’aggressività adolescenziali che sono altrettanto nevrotiche, e per le quali il peccato è altrettanto insostenibile; la soluzione odierna consiste tuttavia nel dire che non esiste il peccato (A. Louf, La vita spirituale, Edizioni Qiqajon/Comunità di Bose, Magnano (Biella) 2001, 9-20).
Preghiera
O Signore, mio Dio e mio Salvatore, Gesù Cristo,
continuo a chiederti di darmi la grazia della conversione.
Giorno e notte spero soltanto una cosa:
che tu mi mostri la tua misericordia
e lasci che io sperimenti la tua presenza nel mio cuore.
Fa’ che io pervenga a un genuino atto di pentimento,
a una preghiera sincera e umile e a una generosità libera e spontanea.
Vedo così chiaramente la strada da seguire!
Comprendo così bene che mi è necessario venire a te.
Posso insegnare e parlare con eloquenza sulla vita in te;
ma il mio cuore esita,
il mio io interiore e più profondo ancora si tira indietro,
vuole mercanteggiare, vuole dire: «Sì, ma…».
O Signore, continuo forse a dimenticare che tu mi ami,
che tu mi aspetti a braccia aperte?
Come un padre con le lacrime agli occhi,
tu vedi come il tuo figlio stia distruggendo la vita stessa che tu gli hai dato.
Ma anche come un padre tu sai che non puoi costringermi a tornare a te.
Solo quando verrò liberamente a te,
quando mi scuoterò liberamente di dosso le preoccupazioni e gli affanni
e confesserò liberamente le mie vie sbagliate
e chiederò liberamente misericordia,
solo allora tu potrai darmi liberamente il tuo amore.
Ascolta la mia preghiera, o Signore, ascolta la mia difesa,
ascolta il mio desiderio di ritornare a te.
Non lasciarmi solo nella mia lotta.
Salvami dalla dannazione eterna e mostrami la bellezza del tuo volto.
Vieni, Signore Gesù, vieni. Amen.
(J.M. NOUWEN, (manoscritto inedito), in ID., La sola cosa necessaria. Vivere una vita di preghiera, Brescia, Queriniana, 2002, 239-240)




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