padre Ezio Lorenzo Bono”MENTE BLU (Wallace Nichols)”

Domenica 1 Febbraio (DOMENICA – Verde)
IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sof 2,3; 3,12-13   Sal 145   1Cor 1,26-31   Mt 5,1-12

Di padre Ezio Lorenzo Bono🏠home

Tu hai una “red mind” o una “blue mind”? (Una mente rossa o una mente blu?). Per mente rossa si intende uno stato di vita sempre in frenetico movimento, tipico della vita stressante delle metropoli. Per mente blu, invece, si intende uno stato di vita più calmo, meditativo, sereno. Perché “blu”? Blu come l’acqua del mare, come il cielo (“blu celeste”, come direbbe Blanco).

Il ricercatore californiano e biologo marino Wallace Nichols ha studiato gli effetti dell’acqua sulla mente umana e ha pubblicato i risultati della sua ricerca nel suo libro, uscito qualche anno fa, dal titolo programmatico: Blue Mind: la scienza sorprendente che mostra come stare vicino, sopra, dentro o sotto l’acqua possa renderti più felice, più sano, più connesso e migliore in ciò che fai.
Il contatto con l’acqua (soprattutto con il mare) provoca varie reazioni positive sul nostro corpo. Il blu, secondo la cromoterapia, è un colore che dà sollievo, favorisce la tranquillità (si consiglia anche l’uso di lenzuola blu per dormire meglio). Il mare suscita una connessione biologica positiva, perché noi siamo al 75% fatti di acqua; passiamo i primi nove mesi di esistenza nell’ambiente acqueo del grembo materno; gli antenati (la vita) uscirono dal mare, ecc.
Il contatto visivo con il mare rilassa e suscita una sensazione di benessere. Il mare rinvigorisce le menti stanche (soprattutto quelle stressate dalla tecnologia), aumenta i livelli di creatività, di empatia e anche di generosità e di compassione. Rafforza il sistema immunitario. Diminuisce l’ansia più efficacemente dei farmaci. Il mare è un’esperienza totalizzante che attiva un vero e proprio stato di felicità e coinvolge tutti e cinque i sensi: la vista con la bellezza dei colori dell’acqua; l’udito con il moto delle onde; l’odorato con il profumo della salsedine; il tatto con la sensazione dell’acqua (o della brezza del mare) sulla pelle; il gusto con il sapore di sale (sapore di mare).

II.


Anni fa Luca Carboni, nella sua canzone “Silvia lo sai”, diceva: «I professori non chiedevano mai se eravamo felici». Il bravo pedagogo Giuseppe Vico, nel suo libro sui fini dell’educazione, diceva che uno degli obiettivi dell’educazione è il raggiungimento del bene e della felicità. Per questo proponeva come fine prioritario e fondamentale dell’educazione le Beatitudini (che abbiamo ascoltato nel Vangelo di oggi).
Se il mare o altri rimedi per essere felici possono riempire i nostri sensi, le Beatitudini possono riempire il nostro essere, la nostra anima, la nostra essenza. Gandhi ha detto che le Beatitudini sono «le parole più alte che l’umanità abbia ascoltato», la pagina di letteratura e spiritualità più importante della storia. Ma noi, che da duemila anni abbiamo questo grande manifesto della felicità, semplicemente lo ignoriamo. Abbiamo fin da subito catalogato le Beatitudini come un messaggio anacronistico e così è rimasto inascoltato. Eppure quella delle Beatitudini è una logica che ci cambia il cuore, che cambia il mondo, che ci cambia assimilandoci a Dio.

Cosa bisogna fare allora, secondo le Beatitudini, per essere beati, felici?
Essere “semplici” (beati i poveri di spirito) in un mondo tanto complicato e difficile;
essere “sensibili” (beati coloro che piangono) in un mondo di indifferenza e menefreghismo;
essere “dolci” (beati i miti) in un mondo pieno di arroganti e presuntuosi;
essere “giusti” (beati gli affamati di giustizia) in un mondo di prepotenti e usurpatori;
essere “trasparenti” (beati i puri di cuore) in un mondo di inganni e sporcizia;
essere “pacifici” (beati gli operatori di pace) in un mondo di odio e violenza;
essere “forti” (beati i perseguitati per la giustizia) in un mondo di corruzione e di sopraffazione;
essere “fedeli” (beati gli insultati, perseguitati, calunniati) in un mondo di traditori e di spergiuri.

Tutte queste Beatitudini riguardano la nostra relazione con gli altri. E se noi ci prendiamo cura della felicità degli altri, Dio si prende cura della nostra felicità. Non solo Dio garantisce un futuro (“avranno, saranno, vedranno…”), ma garantisce anche il presente: «beati, perché vostro è il Regno dei Cieli». Qui, ora.
Essere semplici, sensibili, dolci, giusti, trasparenti, pacifici, forti e fedeli rende bella la nostra vita già ora, su questa terra, perché già ora è nostro il Regno dei Cieli. E noi siamo già beati, anche senza rendercene pienamente conto. Così come quando ci troviamo di fronte al mare e proviamo una sensazione di felicità, anche se non conosciamo le spiegazioni scientifiche al riguardo.

Attiviamo la nostra mente per essere felici e operiamo il passaggio dalla “red mind” alla “blue mind”. Non è sufficiente scoprire il mare per essere felici (anche se è un’ottima terapia). Bisogna scoprire il senso della felicità. E noi lo scopriamo ad ogni celebrazione eucaristica, dove non sentiamo l’odore del mare, ma il profumo di Dio.

III.

Per concludere.


Purtroppo Wallace Nichols è scomparso nel giugno del 2024. La sua eredità, però, continua a vivere attraverso il movimento “Blue Mind”, che incoraggia le persone a riscoprire il contatto con l’acqua come via di benessere, di salute e di riconciliazione interiore.
Wallace Nichols, nel suo libro, scrive: «In un’epoca in cui siamo legati alle àncore dello stress, della tecnologia, dell’esilio dal mondo naturale, del soffocamento professionale, dell’ansia personale e delle spese per la salute, e privi di un’autentica privacy, sciogliere gli ormeggi è meraviglioso».

Sì, Wallace ha visto giusto: il cammino della felicità inizia dallo sciogliere gli ormeggi dal porto di partenza (“red mind”) per andare verso il mare aperto (“blue mind”). Ha dimenticato però di indicare il porto di arrivo, che non può essere lo stesso della partenza (altrimenti ritorneremmo alla “red mind”).

Ora Wallace è arrivato al porto finale, a quella “Blue Mind” eterna che non è più solo esperienza naturale, ma pace definitiva, felicità, beatitudine. Una felicità che, come ci dicono le Beatitudini, non si realizza nel “blue mind”, né tantomeno nel “red mind”, ma solo nel “God mind”, e cioè nella mente di Dio.

eziolorenzobono@hotmail.com


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