Don Paolo Zamengo”Santità è vivere all’aria aperta”

Domenica 1 Febbraio (DOMENICA – Verde)
IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sof 2,3; 3,12-13   Sal 145   1Cor 1,26-31   Mt 5,1-12

Di Don Paolo Zamengo

Abbiamo ascoltato Gesù che parla all’aria aperta. E meraviglia delle meraviglie parla a noi su un monte. Gesù ci dà l’appuntamento che segna l’inizio del suo mandarci in missione. “Vedendo le folle il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli e si mise a parlare”. Parlare: poi sarà pulpito anche il lago, le strade, i pozzi, i campi di grano, le vigne, gli ovili. Gesù salì sul monte di Galilea, non su vette o strapiombi, ma per dolci sentieri e prati verdi che permettevano a quella folla di ascoltarlo e di vederlo. Le sue parole non erano per gli aristocratici dello spirito ma per i pescatori. Parlava della loro vita, del quotidiano, delle giornate in cui ti chiedi come arrivare a sera, come trovare la forza del perdono, come ricostruire la pace, come resistere ai violenti, come restare integro e lottare per la giustizia. Era la loro vita. E si stupivano e si incantavano anche per quella parola ripetuta “Beati”. Quella parola era per loro, per dire che la loro vita, se pur vita piccola, era preziosa, aveva dentro un valore, era sacra: e allora: “beati, beati, beati…”. Un giorno dirà: “Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”. Oggi è la festa del bicchiere di acqua fresca, dei piccoli secondo gli uomini, della santità del quotidiano, della preghiera del lunedì. Il discorso delle beatitudini si spalanca sulla ferialità. Era la prima beatificazione. Forse ci siamo scordati che avvenne all’aria aperta senza cerimoniali, sul monte o in pianura poco importa e beatificati erano uomini e donne in carne e ossa, i piedi per terra, ma come accesi in viso dall’orizzonte che Gesù disegnava ai loro occhi. Aveva iniziato così e guardava loro: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra”. E avanti così. E guardava loro. Li faceva beati. Era come se Gesù avesse occhi per ogni ritaglio di vita, per ogni circostanza, per ogni sentimento, per ogni gesto. E dicesse che la beatitudine abitava là e non chissà dove. Facciamo passare le beatitudini e non si parla di estasi né di miracoli, né di preghiere. Nell’elenco di Gesù fa capolino da ogni parte la piccolezza. Fin dal principio: Beati i poveri cioè quelli che si sentono piccoli davanti a Dio e mettono in lui la loro forza e la loro fiducia. “Siate santi come io, il Signore sono santo”. Così dice il Dio della Bibbia al suo popolo. La santità di Dio non è nel suo essere separato dal mondo e inaccessibile. Non è un Dio aristocratico chiuso nella sua torre d’avorio. Dio rivela la sua santità esponendosi al mondo. Il Dio santo è colui che ascolta il pianto del suo popolo, il Dio che asciuga le lacrime, il Dio che apre spazi di libertà in mezzo ai deserti, il Dio che libera. È bello pensare a questo Dio che crea il mondo pieno di bellezza e di santità. La santità diffusa negli alberi e nelle stelle. Un mondo santo perché pieno delle sue impronte, del suo gesto originario d’amore. Ed è bello pensare all’umanità uscita dalle sue mani che ha il colore dei suoi occhi, il timbro della sua voce, questa umanità che ha la stessa pelle di Dio. Santità è vivere la propria umanità, viverla fino in fondo, raccogliendo sul fondo della nostra vita tutte le briciole della santità di Dio. Santo è chi come Dio sa ascoltare, sa asciugare le lacrime, santo è chi apre strade di pace, chi sente sulla propria pelle ogni ferita inferta al creato e all’umanità. Santità per noi è diventare il Vangelo che ogni domenica ascoltiamo. Voglio pregare con voi: “Non lasciare, Signore, che rimaniamo sonnambuli ripetitori. Non lasciarci attraversare il tempo senza farci capire che, in realtà, è un tempio. Non lasciarci privi della capacità di riconoscere ogni giorno come lo spazio sacro in cui è custodita la tua Parola, l’arca della tua alleanza, la dimora della tua gloria in mezzo agli uomini. Allora riempici gli occhi di vastità e di desiderio e il cuore disponibile ad amare simile al tuo. Anche se a noi sembrerà di ritornare sempre allo stesso punto, tu insegnaci a giungervi per nuovi sentieri. Amen”.


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